San Marino. Mistero sull’Avigan. Arlotti: “Non è mai arrivato”

“Non so se si è perso per strada o se è fermo ancora in qualche dogana da qualche parte del mondo ma il farmaco al momento non è disponibile”. 

Il virologo Massimo Arlotti, Commissario straordinario per l’emergenza coronavirus a San Marino, ha risposto così in diretta alla domanda  sull’andamento dell’utilizzo nel nostro ospedale dell’ormai noto farmaco Avigan

Il farmaco giapponese, chiamato Avigan o Favilavir, è salito alla ribalta nelle scorse settimane per un controverso video in cui si descrive come l’arma vincente con cui il Giappone ha affrontato il virus. A fine marzo il Segretario di Stato alla Sanità Roberto Ciavatta annunciò che San Marino si era già attivato per reperirlo, nonostante la casa produttrice non lo stesse commercializzando. E nonostante in Europa non potesse essere venduto in quanto privo dell’autorizzazione dell’Agenzia europea del farmaco. Questo perché il Titano ha la farmacia internazionale. 

Poi il 14 aprile l’annuncio della Croce rossa sammarinese che, elencando in una nota le ultime attività, ha raccontato di essersi recata “a Milano Malpensa per il ritiro di un farmaco il Favipiravir, commercialmente l’Avigan, appena giunto dal Giappone, ove è prodotto, ma di difficile acquisizione non essendo commerciato in Europa. È giunto a San Marino per l’interessamento del Pronto Soccorso che ha contatti con alcune istituzioni nipponiche. elencando in un comunicato stampa gli ultimi servizi resi”. 

 

“Qui – ha detto Arlotti – non è mai arrivato questo farmaco. Io personalmente ho firmato la disponibilità al governo giapponese di utilizzare questo farmaco all’interno di un protocollo di studio che abbiamo già scritto e che abbiamo mutuato dal protocollo AIFA per l’uso dell’Avigan”. 

Il Commissario ha poi espresso il suo parere su questo controverso farmaco: “Penso che non sia differente dai farmaci di questa categoria, che agiscono sul blocco della replicazione del RNA virale e che grossomodo penso diano le stesse opportunità di cura. Credo che la discussione sui farmaci antivirali, più che sulla loro efficacia, vada fatta sulla tempistica dell’uso perché questi farmaci hanno tanta maggiore probabilità di dare tutto quello che possono dare se vengono utilizzati precocemente nella storia di questa infezione, quando la replicazione virale è alta e quando la riduzione della replicazione virale può condizionare l’evoluzione successiva. L’uso tardivo di questi farmaci probabilmente non dà quello che teoricamente potrebbero dare”.

 

digià

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