Nuovi commissari della legge e uditori a San Marino, la Reggenza si appella all’equilibrio, all’autorevolezza, al senso istituzionale e alla correttezza deontologica

Indirizzo di saluto degli Eccellentissimi Capitani Reggenti in occasione del giuramento di due commissari della legge e di due uditori commissariali.

“Desideriamo innanzitutto complimentarci con i Commissari della Legge Avv. Adriano Saldarelli e Prof. Vico Valentini e con gli Uditori Commissariali Dott.ssa Giulia Renzi e Dott.ssa Serena Ugolini che, con il giuramento odierno, entrano a pieno titolo nel novero degli organi del potere giudiziario, e dunque nel novero degli organi costituzionali della nostra Repubblica.

Siamo certi che il giuramento appena prestato non è per Voi solo formula di rito e di circostanza, bensì l’assunzione convinta di un impegno che saprete portare avanti con “zelo equanime e con tutta rettitudine”, in perfetto ossequio alle nostre leggi e al nostro ordinamento.

Lo abbiamo percepito dalle Vostre voci e dalla deferenza e ponderatezza con cui lo avete pronunciato.

È un impegno gravoso quello del magistrato, che richiede non solo sicura dottrina e competenza professionale, ma anche obiettività, equilibrio e autorevolezza nelle decisioni. E forte senso di responsabilità.

Insieme alle nostre felicitazioni, formuliamo a Voi, dunque, anche gli auspici per un esercizio del ruolo che vi viene affidato all’altezza delle aspettative.

Anche per noi, oggi, questo indirizzo di saluto non vuole solo essere di circostanza.

Il giuramento odierno, infatti, suggella idealmente il percorso di riforma dell’ordinamento   giudiziario, iniziato diversi mesi orsono, contestualmente all’arrivo  –  ci  piace  sottolinearlo  –  del  Presidente Prof. Giovanni Canzio quale Magistrato Dirigente del Tribunale.

Oggi, infatti, con la elezione dei quattro magistrati a componenti del Consiglio Giudiziario – che segue la nomina dei quattro membri cosiddetti ‘laici’ da parte del Consiglio Grande e Generale avvenuta nella giornata del 23 marzo scorso – questo organo, garante dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, viene a costituirsi ai sensi delle disposizioni introdotte con la Legge Costituzionale 7 dicembre 2021 n.1, legge di riforma dell’ordinamento giudiziario e del consiglio giudiziario, appunto.

È nostra intenzione insediare questo organo il prima possibile, e comunque entro questo semestre, in modo da essere, non solo sulla carta, ma anche in concreto perfettamente conformi alle nuove disposizioni introdotte nel nostro ordinamento e alle raccomandazioni internazionali che tali disposizioni hanno recepito.

Nella giornata di ieri, inoltre, abbiamo promulgato la Legge 2 marzo 2022 n.23 che contiene norme di procedura sulla astensione e ricusazione dei giudici e la Legge 2 marzo 2022 n.24 recante disposizioni per implementare le garanzie e l’efficienza del processo penale.

Con queste due leggi si completa il percorso di riforme che ha avuto inizio con lo studio e la redazione delle proposte ad opera dei gruppi di lavoro istituiti nell’autunno del 2020 dal Congresso di Stato e che è proseguito con l’iter consiliare avviato con la presentazione in prima lettura dei progetti di legge a settembre 2021.

A   questi   va   aggiunto   anche   il   codice   etico,   elaborato   con   l’attivo coinvolgimento di tutti i magistrati e da questi adottato il 9 febbraio scorso.

Lunedì prossimo, infine, insedieremo la Commissione Consiliare per gli affari di Giustizia recentemente nominata dal Consiglio ai sensi della Legge Qualificata n.1/2021 anch’essa rientrante nell’ambito delle novelle.

Siamo veramente soddisfatti della definizione di questo percorso.

Ricordiamo come all’inizio del nostro mandato reggenziale in più di un’occasione abbiamo formulato l’auspicio e la sollecitazione che il Legislatore agisse con solerzia per portare avanti il percorso intrapreso, consapevoli che questi interventi legislativi fossero fondamentali per la salvaguardia dei principi di autonomia e indipendenza della magistratura e dunque anche a tutela del diritto di ogni cittadino ad avere una giustizia ‘giusta’.

Questi principi sono stati formalmente e solennemente ‘messi in sicurezza’ con norme che hanno preso a riferimento gli standard europei pur in continuità e in corrispondenza con le peculiarità dell’ordinamento sammarinese.

Ora è necessario che gli operatori siano conseguenti.

Come ha scritto il Presidente Canzio infatti, anche un sistema giudiziario in astratto inappuntabile non potrebbe funzionare in ‘assenza di attori all’altezza del compito’ e ‘nessuna riforma della giustizia è realizzabile senza magistrati’.

Confidiamo, dunque, nell’impegno di tutti i magistrati – oggi qui presenti in nutrita rappresentanza – ad adempiere alle funzioni che il ruolo attribuisce Loro, non solo con sicura dottrina e competenza professionale, ma anche obiettività, equilibrio e autorevolezza nelle decisioni.

Ricordatevi – e ricordiamoci – che la fiducia che i cittadini ripongono nella giustizia si nutre non solo di un efficiente ed efficace funzionamento dell’amministrazione della giustizia, ma anche della percezione che essi hanno dell’indipendenza e dell’imparzialità dei singoli magistrati nell’esercizio concreto delle loro funzioni e della loro irreprensibilità morale oltre che professionale.

Equilibrio, autorevolezza, senso istituzionale e correttezza deontologica cui invitiamo anche i rappresentanti di tutti gli altri organi costituzionali, in primis del Consiglio Grande e Generale, l’espressione più alta delle nostre secolari istituzioni e della sovranità popolare di questa Repubblica, sia nell’espletamento delle rispettive funzioni sia nei rapporti con altri poteri dello Stato.

La  critica  politica  è  legittima,  ma  i  toni,  i  contenuti  e  le  modalità  di espressione dei componenti il Consiglio Grande e Generale devono aderire a principi di appropriatezza ed adeguatezza istituzionale.

Ribadiamo in questa circostanza il convincimento che, nell’ambito della leale collaborazione tra gli Organi dello Stato, il confronto tra gli stessi sia sempre necessario ed utile e dunque anche il confronto tra chi esercita il potere giudiziario e chi esercita il potere legislativo e di indirizzo politico. Confronto che non significa ingerenza di un potere nell’altro, che non deve diventare una delegittimazione di un potere da parte di un altro, ma piuttosto dialogo corretto e costruttivo, condivisione dei problemi e disponibilità – pur nel rispetto delle differenti attribuzioni – a ricercare le soluzioni più appropriate nel supremo interesse della giustizia, del Paese e delle sue stesse istituzioni.

Certi che queste nostre considerazioni trovino condivisione da parte di tutti, rinnoviamo ai nuovi magistrati, a tutti i magistrati, al magistrato dirigente, i sensi della nostra profonda stima e considerazione. Ai quali uniamo il saluto più cordiale che estendiamo a tutti gli ospiti qui convenuti”.

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