Omelia di Mons. Luigi Negri, cerimonia 1° aprile

Repubblica di San Marino – Basilica del Santo – 1 Aprile 2009
Insediamento degli Ecc.mi Capitani Reggenti
Sua Eccellenza Massimo Cenci
Sua Eccellenza Oscar Mina

Omelia di Sua Ecc.za Mons. Luigi Negri Vescovo di San Marino-Montefeltro

– Sia lodato Gesù Cristo
– Sempre sia lodato

Una breve riflessione sul momento straordinario che la Repubblica vive in questa scadenza semestrale.
Io penso di non essere lontano dal vero, quando dico che i Capitani Reggenti di questa Serenissima Repubblica, rappresentano lo Stato. Non lo simboleggiano come una realtà lontana, non lo posseggono, per fortuna della Repubblica, ma lo rappresentano. Secondo il neologismo coniato dai Padri del Concilio di Trento, rappresentare significa: rendere presente.
Voi rendete presente lo Stato al punto tale che, in qualche modo, la vostra vita personale e privata scompare e fra di voi prende forma lo Stato.
Quando vi guardiamo, quando vi sentiamo, quando vi vediamo vivere e rappresentare le vostre funzioni fra di noi, noi vediamo lo Stato, quello Stato che San Marino ha fatto scaturire dalla sua fede ardente e dalla sua singolare dedizione alla libertà degli uomini, e a cui le generazioni che ci hanno preceduto hanno dato una forma così straordinariamente antica e così straordinariamente attuale.
Pertanto come umile, ultimo e certamente indegno successore di San Marino, mi permetto di rivolgere a Lui questa preghiera, insistente, accorata ma ferma.
San Marino ci conceda, in questo passaggio, di vivere noi la società e la Repubblica, non di essere semplicemente dentro il perimetro della società e della Repubblica. La Repubblica è un evento della vita personale, di intelligenza, di volontà, di affezione, di capacità di dedizione. Lo Stato che Voi rendete presente sia per noi un’esperienza vitale, non un contesto lontano – né astratto, né fisico -, ma esperienza di vita. Questo chiediamo a San Marino: che consenta agli uomini e le donne che vivono in questa straordinaria esperienza in cui si sintetizza socialità e statualità, di essere i veri protagonisti della vita sociale. Protagonisti per l’amore alla loro ragione, che cerca inesorabilmente il vero. Protagonisti per il loro cuore che mettono al servizio delle cause nobili, grandi. È necessario avere fra di noi uomini di grande idealità. La società vive veramente quando ci sono uomini di grande idealità, che la fanno vivere. Uomini capaci di illustrare la loro vita con la dedizione alle loro famiglie, con la responsabilità verso i propri figli, con la preoccupazione inesorabile di una educazione reale e concretamente libera, con la capacità di influire sulla vita sociale, attraverso la testimonianza della propria professione o delle proprie responsabilità istituzionali.
Concedici, San Marino di essere cittadini vivi, cristiani – per quanti professano ancora la fede cristiana – e laici appassionati del bene comune.
Non possiamo chiederti di sostenerci in questo cammino senza chiederti anche di difenderci dai pericoli, che nascono dall’interno del nostro cuore, come dice la Parola di Dio.
Liberaci dalla mediocrità, liberaci da quella riduzione degli ideali a opinioni, dei valori a benessere, degli interessi comuni ad interessi particolari.
Liberaci dalla quella mediocrità che, prima di mortificare una società, mortifica coloro che vi abitano. Ridonaci un cuore grande di chi sa vivere una verità e una carità come dice la liturgia del grande Padre della Chiesa di Milano, San Carlo Borromeo: “una carità grande come il mare.
Liberaci dalla mediocrità e dalla meschinità,perché minano la vita della persona ancor prima della vita della società.
Una delle intelligenze più lucide del diritto italiano, grande uomo di studi di diritto ma insieme grande magistrato della nostra Repubblica Italiana, è Piero Pajardi. Presidente di una delle sezioni della Corte di Cassazione, scrisse verso la fine della sua vita, una serie di saggi lucidissimi, sul degrado culturale e sociale, politico, istituzionale che attanagliava non solo l’Occidente ma il mondo intero. Le vicende cui assistiamo quotidianamente sono un’ultima espressione di tale degrado. Piero Pajardi indicava la ragione di questo degrado universale con una forma altamente provocatoria, che mi sembra attuale in tutto il mondo. Tutto questo, diceva Pajardi, è stato generato dalla “lussuria del potere”.
Che il Signore liberi tutto il mondo, tutti gli uomini, quali che siano le loro specifiche e singolari competenze, da questa che, di tutte le tentazioni, è la più terribile: “la lussuria del potere”.
E così sia.

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