Patrizia Cupo, Corriere Romagna San Marino: Giulio, un nuovo conto agita il Titano

Corriere Romagna San Marino

Dopo il libretto Mazzini si allarga il fronte dell’inchiesta del tribunale dei Tavolucci sui libretti al portatore depositati nella Bcs


Giulio, un nuovo conto agita il Titano


Tra le operazioni dubbie il milione prelevato da un noto politico della Repubblica

 Patrizia Cupo

SAN MARINO. Giulio. Dopo
l’eroe risorgimentale, l’imperatore
latino le cui ricchezze
dovevano soddisfare il più
importante dei politici coinvolti.
Non un’esa ger az ion e,
se si guarda ai numeri: tra i
prelievi sul conto “G i u l io ”,
anche uno cospicuo da oltre
un milione di euro, a beneficio
di un politico sammarinese.
Si allarga il fronte dell’inchiesta
del tribunale dei Tavolucci
sui libretti al portatore
depositati in Banca commerciale
sammarinese: i politici
(cinque, in tutto) non
prelevavano solo dal conto
intestato a Giuseppe Mazzini,
ma anche da un libretto
nominato Giulio. Ma ques
t’ultimo, a differenza del
“parallelo” Mazzini, pareva
creato ad hoc per uno solo di
loro, il più importante tra i
cinque, l’“ im per ato re ”. Corrono
dunque spedite le indagini
del commissario della
legge Simon Luca Morsiani
che, nelle settimane scorse,
ha acquisito nuova documentazione
tra quella sequestrata
all’epoca da altri suoi colleghi
magistrati in Banca
commerciale, ma anche nella
finanziaria Finproject: migliaia,
davvero migliaia, di
pagine che raccontano prelievi,
garanzie ai finanziamenti,
origini dei finanziamenti. Ed
è qui, tra i finanziamenti più
“strani” concessi dalla banca
a società e “amici”, che la magistratura
sta cercando l’origine
di quei soldi che, rimasti
stanziali nella banca invece
di uscire a mo’ di erogazione
all’imprenditore che ne aveva
fatto richiesta, sono stati
in realtà prelevati nel tempo
da cinque persone politicamente
esposte. Chi più, tanto
di più. E chi meno, molto meno.
Responsabilità dunque
molte diverse le une dalle altre.
Dunque, un’idea di chi
abbia messo a disposizione
quei quasi cinque milioni di
euro per “oliare” alcuni meccanismi
politici, Morsiani ce
l’ha, eccome. Ma l’ipotesi di
reato attorno alla quale si lavora,
per il momento, non è
quella di corruzione. A margine
della maxi inchiesta, aperta
già due anni fa, Morsiani
ha inviato al momento due
avvisi di garanzia, iscrivendo
nel registro degli indagati
con l’ipotesi di accusa di riciclaggio
due ex noti funzionari
della Banca commerciale,
tra cui Giuseppe Roberti,
a l l ’ e p o c a responsabile
dell’Antiriciclaggio: loro avrebbero
dovuto avere il
compito di controllare l’erogazione
delle somme e di verificare,
specie di fronte alle
cifre più grandi, l’origine e il
motivo del pagamento. I due,
già chiamati a interrogatorio,
si sono difesi, ma i propri
legali rifiutano l’ipotesi di riciclaggio.
E, via via che l’inchiesta
si sviluppa, sono tante
le curiosità che emergono
dalla marea di carte tra le
quali si devono districare in
tribunale. Una su tutte: nella
corposa documentazione emerge
il contenuto di molte
cassette di sicurezza stipate
in Finproject, e tra queste un
paio in particolare nella quale
i magistrati han trovato –
sorpresa – i fascicoli d’indagine
su Fincapital, la finanziaria
di Livio Bacciocchi finita
al centro di un paio di inchieste
antimafia a cavallo
tra Napoli e Bologna. In una
cassetta c’erano due scritture
private di vendita di immobili
con, sopra, rispettivamente,
l’attestazione “Livio”
e “Monica” (si suppone, Monica
Fantini, moglie di Bacciocchi),
e nel caveaux trovate
tutte le intercettazioni condotte
sul boss camorrista
Franco Vallefuoco

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