Patrizia Cupo, Corriere Romagna San Marino: L’Italia intercettava i telefoni di San Marino

Corriere Romagna San Marino

Orecchie puntate sul Titano

 L’Italia intercettava i telefoni di
San Marino

 La procura di Roma mise sotto controllo una ventina di
utenze, metà delle quali fisse. Inchiesta Smi: ascoltate le conversazioni di
ministeri, politici e forze dell’ordine

Patrizia Cupo

Nel mirino
del magistrato il giro
di soldi tra Roma
e i paradisi fiscali
L’ex Segretario: «Non
ne sapevo nulla»

SAN MARINO. Poco importa se a
San Marino, a cinque anni dalla legge
che lo permette, ancora non si
possa intercettare: ci pensa l’Italia.
Basta guardare le migliaia di pagine
di intercettazioni telefoniche
che condiscono il corposo – corposissimo
– fascicolo “Amphora-
Smi”: tra le migliaia di pagine di
intercettazioni, spiccano anche
quelle ai telefoni fissi sammarinesi.

Le orecchie dei magistrati
romani sono arrivate
al cuore del Titano,
in uno dei caveau più rappresentativi
del Paese: origliati
non solo gli indagati
ma tutti quelli che
con loro entravano in
contatto. Sono istituzioni
(anche ministeri), forze
dell’ordine, politici.

L’inchiesta Smi. Al termine
di quattro lunghi
anni di indagini, nel luglio
scorso, il pm della
Procura di Roma Perla
Lori ha chiuso l’inchiesta
che ha travolto la finanziaria
sammarinese Smi
e il gruppo Amphora che
sempre al conte Enrico
Maria Pasquini – vertice
di Smi – faceva riferimento.
Con le ipotesi d’accusa,
a vario titolo, di associazione
per delinquere
transnazionale finalizzata
al riciclaggio, esercizio
abusivo di servizi di investimento
e attività finanziaria,
sono sette le
persone indagate: tra loro,
i sammarinesi Pasquini,
Jean Paul Giannini,
Eugenio Buonfrate (direttore
Smi) e Roberto
Borbiconi. Secondo la
Procura di Roma, l’organizzazione,
utilizzando
società del gruppo Smi,
offriva a un numero elevatissimo
di clienti (oltre
1.400) una serie di sistemi
che consentivano di sottrarre
al fisco cospicue
somme di denaro: per farlo,
il gruppo si sarebbe
avvalso di società, su cui
far transitare il denaro,
con sede in stati a fiscalità
privilegiata, tra cui
Panama, Lussemburgo,
Delaware, Vanuatu, Madeira
e British Virgin Island.

Le intercettazioni “oltre
confine”
. Sono oltre una
ventina i numeri, tra fissi
e cellulari, intercettati
dall’Italia sul Titano tra il
2009 e il 2010 in pieno “delirio”
da scudo fiscale. I
numeri (sia gli “0549” che
i fissi preceduti da prefisso
internazionale) sono
tutti relativi alle utenze
usate dalle persone indagate
e spaziano tra gli uffici
della Smi a quelli di
società controllate dalla
stessa finanziaria. Ma la
domanda è: l’Italia può?
Tecnicamente può. Gli attuali
servizi di telecomunicazione
forniti da Telecom
Italia sono serviti da
centrali che sono fisicamente
poste in Italia e
hanno numeri che sono
numeri italiani: l’intestatario
del numero, per
quanto ubicato fisicamente
a San Marino, è intestatario
di un numero italiano
“immatricolato”
in Italia.
Ma per uno
Stato sovrano,
forse è
più importante
chiedersi
se fosse
o meno
opportuna
l’intercettazione dall’estero,
specie se questa è
volta ad ascoltare una
conversazione che si
svolge interamente sul
territorio sammarinese e
tra due numeri fissi sammarinesi.
E’ l’e s em p i o
delle tante chiamate che,
dagli uffici pubblici, arrivavano
o partivano dai
numeri intercettati alla
Smi. E della vicenda, nessuna
informazione (anche
solo a livello diplomatico)
giunse al Titano. Lo
dice Augusto Casali,
al l’epoca segretario di
Stato alla Giustizia: «Non
mi ricordo nulla del genere».

 Il paradosso. Al di là
della possibilità o meno
di intercettare
il Titano
dall’estero,
il paradosso
tutto
sammarinese è che ,
nell’ambito
di un’ inchiesta
simile,
se un
magistrato dei Tavolucci
avesse voluto mettere
sotto controllo i telefoni
di San Marino, non avrebbe
potuto. O meglio,
per legge sì, ma non nella
pratica. E questo perché
alla legge sulle intercettazioni
del 2008 non ha mai
fatto seguito l’organizzazione
della macchina operativa
per intercettare:
macchinari, personale,
stanze apposite.

Il ricorso a Strasburgo.
Intanto, a complicare la
posizione del Titano
nell’inchiesta Smi c’è anche
il ricorso presentato
da alcuni ex clienti Smi
alla Corte dei diritti europea
a Strasburgo finiti
con nome e cognome sulla
stampa nazionale nel
2009 per una fuga di notizie
dopo l’es ec uz io ne
della rogatoria a San Marino.
Il ricorso non è stato
ancora ammesso ma solo
comunicato al Governo
sammarinese che ha tempo
fino al 5 febbraio 2014
per presentare memorie
difensive.

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