Processo Buriani-Celli a San Marino, depositata la sentenza: “I giornalisti non hanno pubblicato atti o notizie coperte da ‘segreto speciale'”

Processo Buriani-Celli a San Marino, depositata la sentenza: “I giornalisti non hanno pubblicato atti o notizie coperte da ‘segreto speciale'”

Rassegna stampa – Sotto processo per pubblicazione di atti segreti… che non erano segreti. Depositate le motivazioni dei procedimenti Buriani-Celli che erano stati riuniti a quello a carico dei giornalisti, alla fine assolti con formula piena. Per quattro anni giornalisti alla sbarra, con forti pressioni legali e politiche, per avere pubblicato notizie mai sottoposte a regime di segretezza

ANTONIO FABBRI – È stata depositata la sentenza che riguarda i procedimenti riuniti che riguardano Buriani-Celli. Le difese adesso avranno 60 giorni per presentare le proprie memorie di appello.

Nell’ambito di quei procedimenti era stato riunito anche direttore e caporedattore di questo giornale, assolti con formula piena. Complessivamente si tratta 94 pagine di cui poco più di una riguarda il caso che ha tenuto indebitamente alla sbarra i giornalisti di questo quotidiano per ben quattro anni. In estrema sintesi, nelle motivazioni il giudice Adriano Saldarelli dice chiaramente che i giornalisti non hanno pubblicato atti o notizie coperte da “segreto speciale”.

Non solo. Dice anche che alcuni atti che nel capo di imputazione gli si contestava di aver pubblicato, non sono stati in realtà mai pubblicati. In sostanza, il processo nei loro confronti non doveva neppure cominciare.

Dunque la prospettazione accusatoria – messa in piedi dal Commissario della legge Elisa Beccari, che ha rinviato a giudizio e promossa dalle parti civili Avvocatura dello Stato e Banca centrale che hanno denunciato – era totalmente erronea e infondata dall’origine.

Questo perché quanto pubblicato non era segreto, da un lato, o non è stato mai pubblicato dall’altro. Nonostante questo l’accusa è stata perseguita con pervicacia, ancorché dalle difese sia stata fatta notare l’assenza degli elementi di fatto e di diritto, norme e fatti alla mano, fin dal primo istante in cui i giornalisti sono stati sentiti dai magistrati inquirenti.

Ma su questo si tornerà nel dettaglio nei prossimi giorni, dando conto delle motivazioni della sentenza, della genesi del procedimento a carico dei giornalisti, mosso dalla Banca Centrale e dal Congresso di Stato oltre che da un eurodeputato.

Procedimento che si è rivelato, a ben vedere, una sorta di persecuzione ingiustificata e infondata, che ha visto per quattro anni alla sbarra i giornalisti che hanno semplicemente fatto, professionalmente e correttamente, il loro lavoro.

Per questo, però, hanno subito vessazioni e forti pressioni legali, giudiziarie, politiche – con taluni interventi anche dalle sedute del Consiglio grande e generale che sono andati ben oltre l’offesa – per aver pubblicato notizie delle quali la cittadinanza ha il diritto di essere al corrente, ma sulle quali era stato brandito un regime di segretezza inesistente, come attestano le motivazioni che hanno portato all’assoluzione piena “perché il fatto non sussiste”.

Assoluzione che non attenua, tuttavia, la responsabilità di chi ha voluto attuare questa persecuzione, financo di Stato, nei confronti dei giornalisti e del loro diritto-dovere di cronaca. Una azione, oggi è scolpito nelle motivazioni, neppure supportata dai fatti e dalle norme, che sono state però asservite, in maniera erronea e si potrebbe dire strumentale, ad altri scopi.

Articolo tratto da L’Informazione di San Marino pubblicato integralmente dopo le 22

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