Processo Conto Mazzini, L’Informazione di San Marino: “Comunicato di Rete offensivo per magistrati e giudici”

L’Informazione di San Marino. Comunicato di Rete offensivo per magistrati e giudici del “Conto Mazzini”

ANTONIO FABBRI – Con un comunicato molto discutibile – non inviato a questo giornale come da ormai annosa lista di proscrizione del movimento – Rete si spertica per sostenere e difendere le specifiche modifiche al Codice di procedura penale, ennesimo atto che converge a generare interferenze e inciampi nel percorso del processo Mazzini. Interferenze delle quali Rete, che faceva caroselli a sostegno della magistratura, oggi è la principale sostenitrice, denigrando tribunale, magistrati inquirenti e giudici che quel procedimento hanno portato e stanno portando avanti nonostante gli ostacoli che la politica di questa legislatura ha posto al sereno corso del processo. Non è dunque solo questione dell’ultimo atto della procedura penale, tassello di un cammino di delegittimazione, delle indagini e del processo, iniziato da tempo da parte degli stessi che oggi sono in maggioranza, ma l’azione di delegittimazione che sta proseguendo oggi ha visto un quadro più ampio: con le parole in Consiglio; con gli odg orientati sulle Commissioni di inchiesta; con l’infido chiacchiericcio sotterrano, con il fango gettato sugli inquirenti, con il discredito addossato ai decidenti, avverando la profezia dei mazziniani: “bisogna buttargli la stessa merda che ci buttano loro”. Non si può sottacere che in questa operazione si sia usata strumentalmente anche parte della macchina giudiziaria.

Da ultimo il comunicato di Rete dell’altro ieri prosegue, in maniera inqualificabile, nella delegittimazione di tutta quella magistratura che ha lavorato e sta lavorando (visto che la sentenza non è ancora arrivata) al processo. Un comunicato che dovrebbe imbarazzare gli stessi che hanno sempre detto di voler sostenere il lineare corso della giustizia e che oggi mettono in campo scelte – consciamente o inconsciamente – che lo ostacolano, salvo poi pretendere che nessuno si accorga del tentativo di scaricare le responsabilità di una azione politica che ha fatto e fa di tutto per interferire con quel processo e con altri, su chi invece lo ha portato avanti quel processo, sulla base delle leggi e della giurisprudenza vigenti, che, pure quelle e sempre in questa legislatura, nel frattempo sono state cambiate.

Ma oltre ad essere offensivo per la magistratura, il comunicato denota anche una certa ignoranza – nel senso che si ignora – sulla portata, la mole, il funzionamento del processo. Ignoranza di chi evidentemente non ha mai messo piede in aula per assistere anche a una sola udienza del processo Mazzini. Diversamente si sarebbe resa conto della complessità e della enormità del caso.

L’ignoranza sulla materia parte dal titolo, laddove si parla de “gli indagati del conto Mazzi[1]ni”. E’ ormai dal rinvio a giudizio che non sono più indagati, ma imputati. Ma questo è un dettaglio, a fronte di quanto si dice dopo.

“(…) Dopo anni di indagini ed un lungo primo grado, le motivazioni della sentenza di primo grado arrivarono a giugno 2018 ad 1 anno esatto dalla emissione della sentenza stessa. Il Giudice Caprioli ebbe in carico il fascicolo a febbraio 2019 e, a conclusione del dibattimento nell’ultima udienza, manifestò la possibilità di richiedere una proroga, prevista già dalla procedura, alla luce della complessità del maxi-processo e dell’enorme mole documentale da vagliare e, ad oggi, siamo ancora in attesa di sentenza”, si legge nel comunicato di Rete.

Ora, a fronte di una affermazione come questa di un movimento politico, che cita nominativamente il giudice (unico nome che Rete fa nel comunicato) che sta scrivendo la sentenza di un processo così delicato e gli addossa ombre e accuse di responsabilità per la durata del processo, un Dirigente di Tribunale dovrebbe quanto meno dire qualcosa.

Risulta addirittura imbarazzante, poi, il comunicato di Rete laddove dice “La giustizia deve fare il suo corso, non spetta di certo alla politica incidere sul Tribunale”, affermando di avere agito “per una giustizia più equa e trasparente per tutti i cittadini e non ad uso e consumo della politica di turno”.

Tralasciando i ritiri di querele, fatti dall’amministratore nominato da Rete stessa, che hanno trasformato in un “processo farsa” la grave vicenda del blitz in Carisp e altre amenità simili, bloccare la presa d’atto della nomina dei giudici di appello, cosa che causò lo slittamento inevitabile del Mazzini, è o no, per dirne una, interferenza politica? Tra l’altro, giusto per fare capire con dei numeri l’offensività e l’infondatezza di quanto scritto da Rete circa una presunta inerzia di chi ha trattato il fascicolo, basti ricordare che il Mazzini contava al temine del primo grado oltre 180.000 pagine di fascicolo, vagliate da un solo Commissario della legge con un uditore commissariale, con la necessità di vagliare le conclusioni elaborate da 43 avvocati, parti civili e due Procuratori del Fisco. Basti poi ricordare che furono gli stessi avvocati a chiedere al giudice se avesse potuto depositare la sentenza a ridosso delle ferie giudiziarie per consentire loro di avere maggiore tempo per la preparazione delle istanze di appello.

Ai numeri del primo grado, in Appello, si aggiungono, ulteriori memorie, contro memorie, nuove produzioni e nuove acquisizioni, cui la politica ha contribuito molto con i suoi interventi in Consiglio e con le produzioni della Commissione di inchiesta, registrazioni, istanze eccezioni, fino alle conclusioni di tutti gli avvocati, parti civili, Procura fiscale.

Che poi le modifiche al codice di procedura penale siano suscettibili di incidere direttamente proprio sul Mazzini e su tutti quei procedimenti in cui è prevista la confisca, è evidente dall’ultimo comma dell’articolo 7 della legge proposta. Il comma consente il ricorso in terza istanza proprio nei casi di confisca senza condanna, circostanza che, in funzione della interpretazione agostana del Collegio garante, non è escluso – ovviamente nel caso in cui il Giudice ritenga che il denaro di cui trattasi sia di illecita provenienza – possa avvenire proprio nell’ambito Mazzini. Come già accaduto per i cosiddetti “processi pilota

 

Articolo tratto da L’informazione di San Marino, pubblicato integralmente dopo le 22

 

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