Proposta di Biagio Bossone al G20

Una proposta per rinnovare la governance della finanza mondiale, che in questa crisi internazionale ha dimostrato di scricchiolare parecchio. E’ partita da un gruppo di esperti di diritto, finanza ed economia mondiale, coordinati dal nuovo Presidente di Banca Centrale di San Marino, Biagio Bossone, ed è giunta sul tavolo dei membri del G20 che proprio in questi giorni si riuniscono a Londra. Questo gruppo di esperti, ribattezzato il “Gruppo di Lecce”, si è costituito all’inizio dell’anno presso la Scuola Superiore ISUFI con il patrocinio dell’Università del Salento. Il loro impegno è stato rivolto all’elaborazione, appunto, di una proposta di riforma della governance del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale “come primo passo di una più ampia analisi che il Gruppo intende avviare”.
Considerazioni iniziali
La crisi economica e finanziaria internazionale ci obbliga a riflettere sulle fondamenta dei nostri sistemi economici e, in particolar modo, quelli finanziari. E’ questa la premessa che gli esperti del Gruppo di Lecce rivolgono ai membri del G20. “L’economia mondiale – è scritto nel ‘manifesto’ del Gruppo – necessita oggi di un sistema di governance che sia efficace e legittimo. Solo un organismo che è percepito come legittimo dalla maggior parte delle nazioni del mondo e dei loro cittadini può compiere scelte che siano accettate ed efficaci. La legittimità richiede una partecipazione (diretta o indiretta) al processo decisionale”. Gli accordi di Bretton Woods del 1944 rappresentarono una svolta epocale. E il Gruppo di Lecce chiede oggi agli esponenti dei venti leader riuniti a Londra di rinnovare con coraggio lo stesso impegno che vollero assumersi i propri predecessori, “e cioè di coinvolgere tutti, senza escludere nessuno”.
Perché lasciando il processo decisionale strategico degli indirizzi di politica internazionale nelle mani di gruppi di paesi auto-eletti, esclusivi e non rappresentativi, per il gruppo di lavoro coordinato dal neo Presidente di BCSM si causa “rancore e disincanto negli esclusi, indebolendo lo spirito cooperativo che a Bretton Woods s’intese dar vita, e che oggi occorre rivitalizzare”. L’appello di Biagio Bossone (che Fixing ha anticipato la scorsa settimana in un’intervista in esclusiva) è per ridare vigore ad un multilateralismo economico e finanziario credibile ed efficace, dove “il Comitato Monetario e Finanziario Internazionale (IMFC) del FMI e il Comitato per lo Sviluppo (DC) della Banca Mondiale e del FMI dovrebbero essere “i fori dove ministri e governatori attuano la cooperazione globale in materia di politiche finanziarie e di sviluppo”. Ora c’è la possibilità di pensare la riprogettazione di istituzioni soprannazionali per prevenire o gestire le crisi macroeconomiche: l’importante è che gli Stati si decidano a rinunciare ad una parte di sovranità per sottoporre se stessi a regole comuni di condotta, governate da entità sopranazionali.
Una riforma ambiziosa
Una riforma del sistema di governance dovrebbe basarsi sul principio che “il processo decisionale globale sulle questioni economiche internazionali dovrebbe aver luogo all’interno della struttura istituzionale di Bretton Woods, quale unico sistema universale esistente di relazioni economiche multilaterali”. Il sistema di Bretton Woods posto al centro della cooperazione internazionale, insomma, per rendere la struttura di governo più efficace. Il progetto in questione pone sotto la lente d’ingrandimento la governance del FMI e della Banca Mondiale senza però andarne a toccare gli strumenti e i compiti. I problemi individuati sono di due ordini. Il primo riguarda la legittimità e la rappresentanza: la distribuzione del potere di voto tra i paesi membri non è stata al passo con l’evoluzione dell’economia mondiale; in particolare i paesi sviluppati restano sovradimensionati, mentre quelli in via di sviluppo e quelli poveri non sono adeguatamente rappresentati. Il secondo riguarda la debolezza degli organismi di governo dell’FMI e della Banca Mondiale (i loro comitati ministeriali, i consigli direttivi e i management).
Il piano proposto
La riforma dovrebbe adottare un insieme di provvedimenti. Primo fra tutti, le quote del FMI e le azioni di Banca Mondiale dovrebbero riflettere, per ciascun paese, le seguenti variabili: 1. il peso economico relativo; 2. le dimensioni della popolazione; 3. l’apertura economica (commerciale e finanziaria); 4. la solidità finanziaria esterna. La proposta del Gruppo di Lecce va nella direzione di aumentare il peso dei paesi più piccoli e poveri, e invoca l’eliminazione del potere de facto di veto degli USA, introducendo regole che facilitino la formazione di decisioni fondate sul più ampio consenso possibile. Un altro aspetto della riforma tocca le Circoscrizioni di FMI e Banca Mondiale, che deve essere ridotto (a 12-16) allo scopo di facilitare i processi di dialogo e decisione. Ai paesi europei è rivolto l’invito ad adottare un seggio unico, o al limite due seggi in una prima fase transitoria (per i membri dell’Euro-zona e per tutti gli altri). Dovrebbero essere definite e attribuite chiare responsabilità ad ogni organo di governance. In particolare i comitati ministeriali del FMI e della Banca Mondiale dovrebbero essere convertiti in Governing Council, rappresentativi di tutti i paesi membri e con la responsabilità di determinare le strategie, vigilare sui Consigli Direttivi e coordinare le politiche internazionali. I Consigli Direttivi dovrebbero essere resi indipendenti dai singoli paesi membri e dovrebbero rispondere ai Governing Council. Inoltre i Management dovrebbero rispondere ai Consigli Esecutivi. Il progetto spiega nel dettaglio come procedere, ma per esigenze di spazio non possiamo che rimandare alla lettura del documento (che si trova anche on line, all’indirizzo http://www.isufi.unile.it/?gruppoDiLecce).
Infine il Gruppo si focalizza sulla trasparenza delle funzioni: i ruoli di FMI e Banca Mondiale sono spesso confusi e le competenze si sovrappongono in numerose aree. La questione riguarda anche le loro governance. In particolare, il Comitato per lo Sviluppo – che attualmente è composto dai Governatori del FMI e della Banca Mondiale – una volta divenuto Governing Council della Banca Mondiale potrebbe essere composto soltanto da Governor della Banca Mondiale, che verrebbero selezionati dai paesi membri in relazione alle specifiche competenze della Banca Mondiale.

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