Proposte politiche dopo l’intervista dopo le dichiarazioni di Fantini su Sopaf

Leggendo l’intervista rilasciata oggi da Mario Fantini ad un quotidiano non occorre essere degli esperti di finanza per comprendere come, nella ormai famosa “vicenda Delta” emergano situazioni inquietanti. L’alone di ombra aumenta se poi si comincia a sentire parlare di registrazioni di colloqui tenuti in una sede istituzionale con partecipanti, a detta sempre dello stesso Fantini, un paio di esponenti di Governo. Se a questo si aggiungono inoltre strane similitudini ad alcuni fatti riportati nel “memoriale anonimo” e a omissioni o imbarazzi – nel corso dei periodici riferimenti che il Governo nel corso del 2009 fece più volte al Consiglio Grande e Generale sulla vicenda Delta e Cassa di Risparmio – i dubbi più volte manifestati con forza dai DdC ma anche da altri rappresentanti dell’opposizione, iniziano a riprendere consistenza. Non solo ritorna in ballo prepotentemente un tema quale quello delle autonomie che – come ha rimarcato una forza di maggioranza qualche tempo fa – vanno garantite, sia nelle istituzioni, nei vari poteri dello Stato, ma anche nell’economia e nella finanza. Ricordiamo inoltre ai possibili smemorati come tutta la vicenda alla fine del 2008 e inizio 2009 sia stata oggetto di numerosi articoli della stampa italiana, nella quale si dava diffusamente conto dei dissidi fra Cassa di Risparmio e SOPAF per gli interessi in Delta. Sappiamo tutti com’è andata a finire, o almeno attendiamo l’epilogo di una vicenda nella quale fino ad ora ci ha rimesso la credibilità dello Stato, l’immagine della Cassa di Risparmio e soprattutto sappiamo tutti quanto lo Stato ed il sistema bancario si siano impegnati a sostenere un istituto di credito impegnato in una difficile contingenza derivata dalla vicenda Delta. I DdC sono preoccupati per la gravità dell’intera vicenda sulla quale non potrà aleggiare il classico strano silenzio agostano. Ad oggi non c’è dato sapere se l’esposto presentato alla procura di Forlì avrà dei risvolti, né se il Tribunale della Repubblica di San Marino avvierà delle azioni per accertare i fatti ed acquisire altro materiale, né – infine – se le autorità di vigilanza italiane e sammarinesi avvieranno azioni per appurare i fatti. Uno Stato lanciato giustamente sul viale della trasparenza dovrebbe però, a nostro modesto avviso, reagire prontamente. I DdC ricordano anche come lo scorso mese di febbraio sia stata presentata un’interpellanza sulla decapitazione di Banca Centrale; anche allora si parlava di presunte pressioni del Governo. Ad oggi non è stata data risposta, forse perché erano troppo imbarazzanti i quesiti posti o forse perché, anche alla luce degli eventi di oggi, si è un po’ in difficoltà a giustificarle ufficialmente e con le leggi vigenti calpestate con taluni comportamenti. Nei prossimi giorni i DdC attiveranno una serie d’iniziative istituzionali tese a conoscere la realtà dei fatti che appaiono di una gravità notevole e che purtroppo stanno pesando, per le ricadute economiche, sull’intero Paese. Speriamo, e lo diciamo per amore di verità, che sia fatta piena luce su questi avvenimenti che – insieme ad altre situazioni hanno contribuito alla crisi economica attuale – hanno avuto pesanti influenze sulle sorti del sistema finanziario sammarinese.

Movimento dei Democratici di Centro
San Marino, 1 agosto 2010

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