Referendum Salva Stipendi: mai più senza contratto. Cdls

Referendum Salva Stipendi: mai più senza contratto
SAN MARINO 8 OTTOBRE 2013 – Il Referendum Salva Stipendi nasce nell’estate del 2009, quando al tavolo tripartito l’ANIS, in perfetta solitudine, decide di non firmare l’accordo per il settore industria lasciano così senza contratto 8.000 lavoratori. Tutto resta bloccato per quattro anni. Una paralisi che ha provocato una forte caduta delle retribuzioni e una drastica riduzione del potere d’acquisto delle famiglie.
La spending review delle famiglie sammarinesi.
Il blocco contrattuale è coinciso con una pesante recessione, un mix micidiale che ha provocato un impoverimento generale. Da un’analisi degli ultimi cinque anni sui comportamenti di spesa delle famiglie sammarinesi, emerge che la spesa media annuale è passata da 32.767,41€ del 2008 a 28.292,63 del 2012. In soldoni, il carrello della spesa delle famiglie sammarinesi è diminuito di 4.500 Euro, pari ad un crollo dei consumi del 14%.
L’ultima parola resta sempre al contratto
Anche da qui è nata l’esigenza di trovare una via d’uscita dall’immobilismo contrattuale, tra l’altro poco gradito anche da numerosi imprenditori. Una via d’uscita che il 14° Congresso della CDLS ha indicato nel Referendum Salva Stipendi, che si propone di agganciare la busta paga all’inflazione tra un rinnovo contrattuale e l’altro. Referendum sostenuto da un Comitato promotore che in pochi giorni ha raccolto 2.000 firme.
Il quesito, elaborato in collaborazione con gli esperti del lavoro dell’Università di Urbino, è chiarissimo. Come sono chiarissime le parole del Collegio dei Garanti che affermano: “Il quesito referendario non comprime l’autonomia collettiva ne si pone in contrasto con il principio di libertà contrattuale, che resta lo strumento principale di attuazione del principio dell’equa retribuzione”.
Il via libera dei Garanti al quesito referendario ha subito provocato i suoi effetti positivi: dopo 4 anni di blocco, il contratto industria si è firmato nel giro di pochi mesi. Insomma, il Referendum stimola la contrattazione e il senso di responsabilità delle parti sociali.
Dopo i furbetti della monofase sono arrivati i furbetti della catastrofe.
Il Referendum Salva Stipendi  è una proposta completamente nuova, che dà equilibrio al sistema economico. Durante la lunga paralisi contrattuale, le retribuzioni dei lavoratori dell’industria sono infatti cadute del 4,5%, con conseguenti 90 ore di sciopero e l’inizio di una caduta verticale dei consumi, mentre centinaia di soggetti economici, imprese e società hanno evaso quasi 200 milioni di monofase ed altri hanno intascato esenzioni fiscali a pioggia per altri 200 milioni.
L’ANIS nei giorni scorsi ha accusato  il Referendum di provocare la caduta del Paese. Un’accusa tanto grottesca quanto infondata: è fin troppo evidente che garantire il potere di acquisto ai redditi delle famiglie sammarinesi non provocherà nessuna catastrofe, al contrario sono la diffusa  evasione, le spese e le regalie fiscali a pioggia che mettono a serio rischio la tenuta del nostro sistema.
Domenica 20 ottobre un SI per cambiare.
Il referendum Salva Stipendi vuole dunque cambiare un passato fatto di paralisi contrattuali, alta conflittualità sociale e perdita del valore delle retribuzioni.
Siamo di fronte a una forma flessibile e temporanea di indicizzazione dei salari, che trova applicazioni simili in altri Paesi europei come il Lussemburgo e il Belgio. Diventa quindi indispensabile dare valore e dignità alle retribuzioni e ai contratti, rilanciare i consumi interni e dare una risposta concreta alla crisi che anche a San Marino ha prodotto una forte disoccupazione.

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