Riforma fiscale, una riforma di vitale importanza … Csdl

Riforma fiscale, una riforma di vitale importanza
per realizzare l’equità e dare un futuro al paese
Va alzata la soglia della minum tax ed è auspicabile l’introduzione di strumenti come il redditometro. È fondamentale assicurare un efficace sistema di controlli

12 marzo 2012 – La crisi economica e il deficit di bilancio pubblico hanno accelerato la necessità della riforma fiscale, rendendola un passaggio imprescindibile per realizzare maggiore equità e dare un futuro a San Marino. È un principio di fondo su cui tutti i relatori si sono trovati d’accordo nella conferenza organizzata dalla CSdL lo scorso venerdì, che ha visto l’inusuale confronto tra la Confederazione, rappresentata dal Segretario Generale Giuliano Tamagnini e dal Segretario Confederale  Ivan Toni, l’ordine dei commercialisti, rappresentato dal Segretario Massimo Tamagnini, e l’esperto fiscalista Antonio Carattoni. Una conferenza che ha registrato una buona partecipazione.

Negli ultimi tre anni il bilancio pubblico ha perso 120 milioni di euro, per effetto della crisi economica e dello scudo fiscale che ha ridotto notevolmente il volume dei depositi bancari, i cui interessi erano la principale voce del Bilancio dello stato. E per ora i pezzi di economia svaniti con la crisi, non sono stati rimpiazzati, visto il clima di scarsa fiducia internazionale verso nostro paese, clima che non favorisce l’ingresso di nuovi investitori seri, e di un valido progetto economico che dia impulso ad una nuovo modello di sviluppo virtuoso e trasparente capace di creare ricchezza duratura. Pertanto, per recuperare il necessario gettito fiscale e creare maggiore equità sociale allargando la base imponibile, la riforma deve concentrarsi sulle tante ricchezze, patrimoni e rendite finanziarie esistenti ma ancora nascoste al fisco, per superare la diffusa elusione ed evasione fiscale da parte di vaste aree del lavoro autonomo. Il bilancio dello stato ha assoluto bisogno di nuove entrate per sanare il deficit pubblico, che è in tendenziale aumento, finanziare lo sviluppo e consolidare lo stato sociale, che in un periodo di grave crisi economica deve essere ancor più tutelante per i cittadini in maggiori difficoltà.

Giuliano Tamagnini ha richiamato, quale prima fonte della riforma, i principi della Carta dei Diritti, che stabiliscono che ogni cittadino ha il dovere di contribuire alle esigenze sociali della collettività in ragione del proprio reddito. In tal senso per la CSdL il progetto di legge di riforma fiscale scaturito dal confronto col Governo e già avviato alla prima lettura consiliare,  ha fatto alcuni primi passi in direzione dell’equità e della lotta l’avasione/elusione. Ma il progetto è stato bloccato da una lunga serie di rinvii, a causa evidentemente di pressioni da parte di settori del mondo economico che sono restii a fornire il loro contributo alla collettività.

La mobilitazione e il ruolo propositivo della CSU, come ha evidenziato il Segretario Confederale Ivan Toni nel suo intervento, hanno consentito di correggere diverse parti del progetto rispetto alle prime versioni presente dall’Esecutivo, soprattutto circa il trattamento fiscale del reddito da lavoro dipendente e da pensione, facendo superare l’iniziale equiparazione tra il lavoro dipendente e quello autonomo. Due tipologie di rapporto di lavoro che non possono in nessun modo essere equiparate, in quanto mentre il primo paga fino all’ultimo centesimo, avendo un reddito ben individuabile, il secondo, per sua stessa natura, non ha un reddito certo.

È positivo, dal punto di vista della trasparenza dei redditi, l’obbligo dello scontrino e della fattura, ma al contempo ogni esercizio commerciale deve essere dotato della Smac card, per assicurare la tracciabilità di ogni transazione. La deduzione del 10% delle spese in territorio deve essere estesa anche ai frontalieri, per eliminare ogni disparità di trattamento. Non condiviso dal Sindacato, invece, il superamento della progressività dell’imposizione fiscale; va ripristinata la progressività delle aliquote, che è alla base di qualunque sistema fiscale equo ed avanzato.

Circa il capitolo degli accertamenti, il progetto di legge per la CSdL deve essere più coraggioso. Viene sì introdotta la minimum tax per i lavoratori autonomi e le società, ma la cifra è fin troppo bassa; è prevista una tassa di 2.000 euro, che corrisponde ad un reddito presunto di circa 12.000 euro. Per la CSU la soglia di reddito va portata almeno a 30.000 euro. In ogni caso la minimum tax è uno strumento provvisorio, che deve essere superato dall’introduzione di strumenti capaci di accertare realmente i redditi. È quindi auspicabile l’introduzione di strumenti, come ad esempio il redditometro, che consentano una più facile verifica delle disponibilità economiche dei contribuenti. Sarà fondamentale per la buona riuscita della riforma, assicurare un efficace sistema di controlli, prevedendo un numero minimo di verifiche da effettuare nell’arco dell’anno. Parallelamente ad una equa riforma tributaria, Ivan Toni ha ricordato l’esigenza di completare la riforma del catasto, necessaria per attualizzare la tassazione sugli immobili.

Il Segretario dell’ordine dei Commercialisti, Massimo Tamagnini, ha condiviso quindi la necessità della riforma fiscale, riconoscendo che il sistema fiscale sammarinese non ha strumenti adeguati per accertare i redditi, le rendite e i patrimoni di molti settori economici. In premessa ha affermato la posizione dei commercialisti non è troppo distante, in linea di principio, da quella del sindacato unitario. Ha espresso la convinzione che San Marino deve adeguarsi agli standard internazionali anche  in campo fiscale, ed ha convento sulla necessità di potenziare gli accertamenti per far emergere le ricchezze non dichiarate. Ha quindi posto l’accento, dal suo punto di vista, sulla razionalizzazione della spesa pubblica. 

La necessità di coniugare maggiori introiti fiscali con il mantenimento di un regime fiscale competitivo, è stato uno dei temi affrontati da Antonio Carattoni nella sua articolata esposizione, basata sulla necessità di varare efficaci politiche fiscali. Mentre negli ultimi vent’anni a San Marino ci si è preoccupati di ridistribuire la ricchezza, d’ora in avanti ci si dovrà occupare di come ricercare nuova ricchezza. San Marino presumibilmente dovrà indebitarsi per far fronte al debito pubblico, ma sorge il problema di chi sarà disposto a prestare soldi al nostro Stato, dato che la fiducia delle istituzioni esterne è ai minimi storici, e le banche sammarinesi sono a corto di risorse. Rispetto al testo della riforma, ha evidenziato come i redditi da lavoro dipendente siano quelli maggiormente coinvolti nella determinazione della base imponibile. Circa i controlli, secondo Carattoni è soprattutto una questione di volontà politica. I tempi della riforma, ha precisato, sono maturi: occorre una politica fiscale che stabilisca quanta ricchezza si può creare e quanto deve essere tassata.

CSdL
 

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