Riforma Gelmini: dalle sinistre solo demagogia

Sulla riforma Gelmini, anche il PD riminese sposa la linea demagogica, quella dell’opposizione a prescindere, dei ‘no’ preventivi, fondata su una dialettica più ideologica che legata ai dati di fatto ed alle necessità ormai non più derogabili degli studenti, delle famiglie e della scuola.

L’equazione (ormai trita e ritrita) tra i concetti base che animano la speculazione antigelmini (tagli di spesa = meno insegnanti = abbassamento della qualità della scuola) e tutto quanto gira attorno ad essi (riduzione dei livelli occupazionali e licenziamento di molti insegnanti; riduzione degli insegnanti di sostegno; riduzione del tempo pieno con aggravio di oneri a carico delle famiglie; etc…) sono puri e semplici slogans forgiati con l’intento creare un clima sociale di terrore nei confronti di una coraggiosa proposta di rinnovamento, a difesa di interessi corporativi e di pura conservazione dello status quo.

Ma le bugie hanno le gambe corte. E così mentre il consenso delle famiglie e dell’opinione pubblica si manifesta con percentuali elevatissime a favore delle proposte avanzate dal Ministro Gelmini (dall’85% al 61% a favore del maestro prevalente, dalla reintroduzione dei voti e del voto in condotta), possono stare tranquille le famiglie perché l’introduzione del maestro prevalente consentirà di potenziare il tempo pieno grazie alle maggiori possibilità di utilizzo degli insegnanti non più impiegati in compresenze in classe e di trovare margini per una maggiore retribuzione.

Possono stare tranquilli gli insegnanti (anche quelli che vergognosamente, anziché svolgere il delicato lavoro per cui sono pagati, sono arrivati al punto di strumentalizzare bambini per fini di lotta politica) perché i tagli alle cattedre non comporteranno licenziamenti (peraltro impossibili: i docenti in esubero saranno ricollocati e potranno essere dislocati su tre scuole fino a coprire l’orario).

Nessun taglio poi è previsto rispetto agli insegnanti di sostegno rispetto ai quali il Ministro Gelmini ha assicurato la previsione effettuata dal precedente Governo (per quanto in particolare riguarda l’Emilia-Romagna, sono stati assicurati ben 211 insegnanti di sostegno in più).

‘Basta dunque con l’inaccettabile uso politico della scuola e delle giovani generazioni per calcoli di parte o per la tutela di interessi corporativi. Basta con la strumentalizzazione irresponsabile e la chiusura aprioristica a qualsiasi proposta di cambiamento.

È in gioco l’efficienza e l’efficacia del nostro sistema scolastico ed occorre, come sottolineato ieri dal Presidente Napolitano, prendere in mano la calcolatrice: riformare e ridurre i costi. E per far ciò occorrono scelte coraggiose di rinnovamento e maggiore responsabilità da parte di tutti: da parte delle forze politiche, sindacali e sociali.

‘Ma abbattere il deficit scolastico, così come dice il Presidente Napolitano ed a differenza da quanto sostenuto da Pironi, non significa affatto ridurre i livelli qualitativi di un sistema di fondamentale importanza per la vita ed il futuro della nostra comunità: una scuola migliore passa anche e soprattutto attraverso il recupero di efficienza ed una migliore utilizzazione delle risorse disponibili.

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