Rimborsi ai fiducianti Smi, Santi (Rete): “È ora che ci attiviamo perché il responsabile della truffa non ha pagato niente”

Termina con la ratifica dei decreti la sessione di gennaio del Consiglio Grande e Generale della Repubblica di San Marino.

Nella seduta di questa mattina del Consiglio, spiega San Marino News Agency nel proprio report, si è proceduto così all’esame e alla ratifica a maggioranza di 8 decreti: in particolare, sono stati discussi in Aula quelli scorporati, il n. 195, “Regolamentazione dei flussi di migrazione per motivi di lavoro e per esigenze straordinarie per l’anno 2022”,  il n. 211 “Disposizioni in materia finanziaria in recepimento dei regolamenti (Ue) n.648/2012, 909/2014, 2015/2365 e 2016/101”.

Sul decreto n. 212, “Modalità di rimborso delle somme ai fiducianti di Smi SpA”, si è aperto il dibattito.

Come ha motivato il segretario di Stato per le Finanze, Marco Gatti, gli emendamenti del governo vanno a specificare meglio chi non ha diritto al rimborso.

Dall’opposizione, ha espresso perplessità sul decreto Repubblica futura, mentre Libera si è detto concorde.

A dividere è l’aver considerato depositanti o investitori chi appunto potrà usufruire del rimborso: per Rf, chi ha portato somme all’ex finanziaria è da considerare investitore e, in quanto tale, non avrebbe diritto al rimborso.

Per governo, maggioranza e Libera, invece, chi ha perso le somme è stato soggetto a un rischio senza saperlo, anche perché la remunerazione dei depositi era paragonabile a quella di un istituto bancario.

Per tanto “artatamente sono state poste in essere azioni penali, contro previsioni normative – ha detto Gatti – che hanno cagionato danno a chi ha depositato la somma in un soggetto vigilato, con indicazioni diverse da quelle per cui sono stati usati per altro quei soldi. Il bilancio dello Stato ha istituito un apposito capitolo, il fondo di riserva per rimborsare situazioni di questo tipo”.

Dalla maggioranza, infine, Emanuele Santi (Rete) ha esortato a non limitarsi a risarcire il risparmiatore sulla vicenda Smi: “È ora che ci attiviamo perché il responsabile della truffa non ha pagato niente. È ora che mettiamo in campo le azioni necessarie per andare a recuperare qualcosa da questa questione, da troppo tempo rimasta nei cassetti del Tribunale”.

Non sono mancate critiche più accese dall’opposizione al decreto delegato 30/12/2021 n. 213  “Modifiche all’Allegato A della legge 5 dicembre 2011 n. 188 ed al Secondo Fabbisogno Generale”.

Nella sua presentazione, il segretario di Stato per gli Affari Interni, Elena Tonnini, ha spiegato come il decreto risponda “ad esigenze di flessibilità e maggiore responsabilità dei dirigenti stessi, per loro si dà anche maggiore fiducia, che significa dar loro anche maggiori strumenti”. Tra cui la possibilità di nominare i Po (Posizione organizzativa), “soggetti cui affidare mansioni se ci sono esigenze di particolare complessità”.

Rf e Libera hanno invece espresso forte contrarietà al provvedimento, facendo proprie le critiche dei sindacati, in primis quella del mancato confronto. Quindi pollice verso sulle novità introdotte: gli accorpamenti di uffici, le nomine del dirigente e, secondo Rf e Libera, il non aver affatto, malgrado le intezioni, reso la Pa più autonoma dalla politica e dal congresso di Stato.

Di parere contrario gli interventi della maggioranza. “Al dirigente sono stati conferiti sempre maggiori poteri – ha sottolineato Manuel Ciavatta (Pdcs) – ma anche dall’altra parte, progressivamente, il sistema di valutazione sulla loro operatività sta diventando sempre più efficace”. Mentre Paolo Rondelli (Rete) ha osservato che proprio sugli accorpamenti “si poteva fare ancora di più”.

In chiusura di seduta invece la ratifica dell’ultimo decreto all’ordine del giorno, il n. 214 “Modifiche alla legge 31 marzo 2014 n. 40 e successive modifiche – Disciplina delle licenze per l’esercizio delle attività industriali, di servizio, artigianali e commerciali”, che disciplina il lavoro autonomo, portato dal segretario di Stato per l’Industria, Fabio Righi.

Libera ha presentato un ordine del giorno per far slittare la ratifica e avviare piuttosto subito un confronto con le organizzazioni sindacali. La Reggenza ha però comunicato che l’ordine del giorno non può essere accolto in quanto non è possibile richiedere di non procedere a ratifica di un decreto inserito nell’ordine dei lavori.

È così iniziato l’esame degli emendamenti: sono stati diversi quelli portati anche dalla maggioranza, e approvati, per contrastare possibili fenomeni distorsivi che possano celare rapporti con caratteristiche del lavoro subordinato piuttosto che autonomo. Anche l’ultimo decreto è stato così ratificato.

La sessione consiliare di gennaio è terminata lasciando inevasi gli ultimi tre comma relativi a ratifiche di accordi di politica estera.

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