Rimini. Camera di Commercio, Confindustria e Carim unite per far investire le aziende nei mercati esteri. Corriere Romagna

Simone Mascia – Corriere Romagna: Patto a tre per conquistare i mercati esteri /
Plafond da 10 milioni per i crediti. Maggioli: «Il blocco maggiore, quello psicologico» /
Aiuti per l’export. Per Confindustria, Carim e Camera di Commercio missioni in Russia e Sudafrica

RIMINI. Triplice alleanza per spingere le aziende fuori dai confini nazionali. Camera di Commercio, Confindustria e Carim mettono la firma a un protocollo che punta a «raddoppiare la penetrazione delle piccole medie imprese nei mercati esteri, nel giro di cinque anni». Lo fanno con una serie di interventi a breve termine e concreti che cambieranno di anno in anno e che per il 2014 vedrà viaggi e incontri mirati in Sudafrica e in Russia presso «partner locali e selezionati». E ancora, tra le azioni da mettere in campo: l’inserimento di cinque export manager da abbinare ad altrettante ditte da aiutare nel settore esportazioni. Previsti dei cicli d’incontri legati a pagamenti internazionali, assicurazioni export, dogane, marketing e trasporti internazionali. Non saranno dimenticate neanche le consulenze dirette alle imprese e la sempre apprezzata, in questi tempi di crisi, assistenza economica: plafond da 10 milioni per le concessioni di linee di credito.
Una scelta quasi obbligata, come hanno spiegato ieri mattina alla presentazione del protocollo nella sede della Camera di Commercio, in via Sigismondo, dove il presidente di Confindustria, Paolo Maggioli, ha chiarito che «l’ostacolo maggiore nel lavorare nei mercati esteri è il blocco psicologico, una volta superato si capisce che andare e lavorare all’estero non è poi così complicato». Parole che sono testimoniate anche dagli ultimi dati in possesso della stessa Confindustria, che ha condotto un’indagine in cui hanno partecipato 180 aziende: di queste 144 hanno dichiarato di avere contatti all’estero; quelle con meno di 50 dipendenti hanno un fatturato legato all’export pari al 21 per cento; quelle medio grandi hanno una quota di “fatturato estero” del 60,3 per cento.
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