Rimini. Il Grattacielo di Rimini protagonista di un film per la regia di Marco Bertozzi

Il Grattacielo di Rimini diventa protagonista di un film diretto dal regista Marco Bertozzi.

A cinque anni dai festeggiamenti per il mezzo secolo di vita del Grattacielo di Rimini, prende forma il progetto di un film dedicato a questo edificio di 27 piani, per 100 metri di altezza, eretto in pochi anni nel cuore della città turistica sul finire degli anni Cinquanta ed inaugurato nei primi mesi del 1960. Il film, diretto dal regista Marco Bertozzi, si intitola The Community ed è oggi in avanzato stato di lavorazione.
IL PROGETTO
Collocabile nell’ambito del documentario d’autore, il film The Community vuole essere un incrocio di sguardi su una città in verticale che si staglia nello skyline adriatico, su un luogo divenuto un simbolo, al pari di altri luoghi storici cittadini (dal Ponte di Tiberio all’Arco d’Augusto, dal Tempio Malatestiano ai siti felliniani, come il Grand Hotel e il Cinema Fulgor).
Buona parte delle riprese sono dedicate agli abitanti del grattacielo, da quelli storici a quelli che lo hanno scelto come propria casa in anni recenti: studenti universitari e giovani coppie, commercianti cinesi e ambulanti africani, liberi professionisti, artisti visivi… Una comunità sui generis, una Community appunto, aperta ed includente, che rappresenta un tentativo di convivenza civile unico per il nostro Paese e per molti aspetti costituisce un laboratorio culturale per l’intera città.
Parte del documentario getterà invece una luce sul passato, a quei momenti della storia cittadina – che il grattacielo dalla sua costruzione ha accompagnato -, in cui si è assistito all’impetuoso sviluppo economico della metropoli balneare romagnola, dopo il trauma subito della distruzione dovuta ai bombardamenti del periodo bellico.
“Proprio dalle profonde ferite della guerra – spiega il regista Marco Bertozzi – prende forma l’impresa impossibile, far nascere un grattacielo laddove c’erano stati morti e distruzione. Una sorta di American Dream di cui si fanno “profeti” l’allora sindaco comunista Veniero Accreman e la sua Giunta a maggioranza Pci, sollecitati dall’architetto profugo istriano Raul Puhali, che aveva già realizzato edifici a torre sulle due sponde dell’Adriatico, a Fiume e a Trieste”.

Un progetto voluto da un Comune “troppo” di sinistra – per questo commissariato più volte dal Governo centrale – che aveva scelto il modello del turismo di massa (i cosiddetti “turisti del cartoccio”) contro il turismo d’élite.

Leggi il comunicato



Marco Bertozzi



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