Rimini. Inceneritore di Raibano si oppone ai rifiuti extraconfine. Corriere Romagna

Corriere Romagna: «Rifiuti, non ci fidiamo» /
Carlo Bulletti (Idv) chiede alla Regione atti concreti /
«Rischiamo davvero di diventare la pattumiera d’Italia»

RIMINI. Le rassicurazioni della Regione non sono sufficienti a garantire che l’inceneritore di Raibano non apra le porte ai rifiuti giunti da extraconfine. Serve qualche atto in più. Anche perchè i segnali che giungono da Roma vanno in tutt’altra direzione. Lo afferma Carlo Bulletti, vice presidente della Provincia ed esponente dell’Idv.
Il tema è noto. In un primo momento è sembrato che Hera potesse bruciare all’occorrenza anche materiale di altre regioni, immediata la reazione delle amministrazioni locali, fino allo stop avvalorato dalle parole del sottosegretario alla presidenza della Regione Alfredo Bertelli, pronunciate ai rappresentanti della Provincia e di quattro Comuni del riminese.
Bulletti, però, non si fida. «Parole, appunto, destinate a restare lettera
morta. C’è infatti l’articolo 23 di un disegno di legge, il cosiddetto collegato ambiente (già presentato al Senato), che prospetta tutt’altro: una rete nazionale degli inceneritori, che rischia di far diventare l’intera Emilia Romagna, grazie al suo consistente patrimonio impiantisco, la pattumiera d’Italia. Parole, quelle di Bertelli, che non possono bastare a tranquillizzare nessuno».
Il punto principale è sempre quello: la salute dei cittadini. «Nessuna garanzia, nessuna ferma opposizione al disegno di legge. Generiche rassicurazioni che saranno contenute nel Piano regionale dei rifiuti, di cui non si hanno più notizie da quando il presidente Errani ha ritirato le deleghe all’assessore all’ambiente Sabrina Freda. Ma non basterà certo il Piano a proteggerci dalle polveri sottili emanate dagli inceneritori: altre sono le sedi – Parlamento, Commissione ambiente alla Camera, conferenza Stato-Regioni – in cui si deve combattere un disegno di legge scriteriato come questo. Invece a dominare è stato solo il silenzio dei nostri vertici politici».
(…)


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