Rimini San Marino. Frode fiscale e corruzione, tre arresti: proventi illeciti depositati sul Titano. Corriere Romagna

Andrea Rossini – Corriere Romagna: Frode fiscale e corruzione, tre arresti /
Nei guai, con un noto gioielliere e un suo collaboratore, anche un maresciallo infedele /
Sequestrati per equivalente un attico a Riccione e oreficerie tra la riviera e Cortina d’Ampezzo

RIMINI. Con l’accusa di frode fiscale, falso e corruzione sono stati arrestati due imprenditori e un maresciallo infedele che, dietro la promessa di un’Audi A6 e di un orologio di marca, li aveva aiutati a costruire la documentazione ingannevole per il fisco. Nell’inchiesta del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Rimini, coordinata dal pm Gemma Gualdi, figurano altri tre indagati: le mogli dei due principali coinvolti e un ex direttore di banca della provincia di Pesaro accusato, in concorso con gli stessi imprenditori, di associazione per delinquere fina lizzata a l falso e a ll’appropriazione indebita. I capi di imputazione che giustificano l’arresto non sono però quelli di carattere fiscale. Ai domiciliari sono finiti il riccionese Alberto Verni, 65 anni, noto gioielliere e antiquario, titolare di tre negozi tra Riccione e Cortina d’Ampezzo (difeso dall’ avvocato Carlo Alberto Zaina) e il fanese Mirko Tonelli, 48 anni, suo collaboratore e socio di fatto, attraverso le consorti, nella gestione di cinque centri estetici tra Riccione, Pesaro, Fano e Calcinelli di Saltara (Pesaro). Il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Rimini Fiorella Casadei ha disposto i domiciliari anche per il sottufficiale delle fiamme gialle, Antonio Morlino, 48 anni, in servizio alla Compagnia di Fano (difeso dall’avvocato Moreno Maresi). Secondo l’accusa Verni (che nel 2009 dichiarava redditi personali per soli 6.300 euro e societari per 11.700 euro) avrebbe trasferito guadagni in nero a San Marino attirando su di sé l’interesse delle fiamme gialle (il suo nome era nella lista di imprenditori segnalati nell’inchiesta “Re Nero” della procura di Forlì). I soldi arrivavano nelle banche del Titano in contante grazie al sistema degli “spalloni”. Per depositare i proventi illeciti sul Titano era stata creata una società sammarinese utilizzata all’occorrenza per simulare rapporti commerciali di vendita e giustificare i flussi finanziari in entrata. Per ottenere la liquidità necessaria nella gestione dei centri estetici e giustificare il continuo ricorso al credito bancario, inoltre, sarebbero state predisposte cambiali da presentare allo sconto, falsamente intestate a oggetti inconsapevoli. (…)


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