Rimini. Uccisa in stazione, sospettato l’ex. NQ di Rimini

Rimini. Uccisa in stazione, sospettato l’ex. NQ di Rimini

Nuovo Quotidiano di Rimini: Nell’assassinio di Mozzate prende corpo la pista passionale: la 35enne residente a Rimini era in stazione per un appuntamento / Lidia, sospetti sull’ex compagno / Dritan Demiraj interrogato fino a tarda notte insieme ad un’altra persona / Gli inquirenti sospettano di lui come esecutore o mandante dell’omicidio

RIMINI – (ad.ce.) “Lei mi ha lasciato per mettersi con mio cugino, un ragazzo molto più giovane di me”. E’ la testimonianza chiave di Dritan Demiraj, il 29enne ex compagno di Lidia Nusdorfi, la 35enne uccisa alla stazione Trenord di Mozzate, un piccolo paese in provincia di Como, sabato sera, che svela un particolare inedito della vita sentimentale della donna, milanese di nascita, ma fino a cinque, sei mesi fa, residente a Rimini. Al civico 26 di via Abete, una traversa di via Acquario, dove la giovane, nativa di Garbagnate (Milano), ha vissuto fino a settembre, ottobre scorso, col suo ex convivente, un pasticciere albanese, padre dei suoi due figlioletti di 5 e 11 anni (i piccoli vivono col padre). Per oltre tre ore (dalle 16.30 alle 20) Demiraj è stato sentito (a Rimini) dai carabinieri di Como, coadiuvati dai colleghi del reparto operativo di Rimini, diretto dal colonnello Giacomo Campus. E alle domande incalzanti degli investigatori ha risposto con precisione e tranquillità. Fino alla conferma dell’alibi: nel pomeriggio, prima, e nella notte, poi, (con orari quindi spezzati) sarebbe stato in servizio in una pasticceria-forno di via Marecchiese dove lavora regolarmente. Non avrebbe, quindi, potuto, materialmente, recarsi a Mozzate cieco di gelosia, al termine del turno pomeridiano, uccidere la ex, e poi tornare a Rimini e presentarsi, come se nulla fosse successo, al lavoro, la notte tra sabato e domenica. Un alibi perfetto, nsomma, confermato anche dal datore di lavoro. Ma le attenzioni degli investigatori continuano a concentrarsi su di lui, come colui che avrebbe potuto uccidere o, magari, assoldare qualcuno per eliminare la Nusdorfi. (…)

 

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