Risposta a Giovanni Lonfernini sulla protezione civile

Venerdì 17 aprile 2009 – E’ sorprendente l’esternazione con cui Giovanni Lonfernini interviene sulla Protezione Civile, dicendo che dopo di lui non si è fatto più niente.
Forse negli ultimi 2 anni e mezzo si è occupato di tutt’altro ed ora s’è svegliato, ma comunque non abbastanza perché non si è accorto di quanto di concreto è stato fatto, dopo il suo passaggio, in questa delega.
Nel 2008 è stato firmato l’accordo con l’Italia in materia di Protezione Civile, risultato che si attendeva da anni e che non ha ottenuto Lonfernini. Quando mi è stata affidata la delega dopo di lui, la dotazione di mezzi e strumentazione del servizio di Protezione Civile era ai minimi termini ed obsoleta e sotto la mia gestione il Corpo è stato dotato di quanto necessario per la sicurezza e la dignità del servizio, cose che mancavano totalmente; è stato potenziato l’organico della Polizia Civile affinché vi fossero risorse da poter formare professionalmente e da poter dedicare alle necessità ed alle esigenze specifiche della Protezione Civile; è pronto il decreto sulle attività a rischio di incendio, in merito al quale sono già state coinvolte le associazioni di categoria.
Ora che vi è sufficiente personale addestrato nel Corpo, che c’è l’accordo con l’Italia, che ci sono i mezzi operativi ed il decreto, si può finalmente riorganizzare il servizio e fare la formazione specifica. Questi sono atti concreti ed interventi fondamentali.
La legge di Lonfernini del gennaio 2006, a cui doveva far seguito per tempo il decreto che Lonfernini non ha fatto, non è stata applicata nella sua interezza dai Governi di cui ho fatto parte perché quegli stessi governi l’hanno ritenuta faraonica, inadeguata alle peculiarità ed alle esigenze del nostro Paese, una chiara operazione di immagine.

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