San Marino. Accordo Dc e Rete – Motus, Libera sempre più ai margini

Dc e Rete – Motus trovano l’accordo mentre Libera è sempre più ai margini

Sulla maggioranza idee non univoche in Dim che come coalizione deve avere una linea comune e non potrà essere “spacchettata” Poi il Pdcs mette d’accordo tutti

Antonio Fabbri

Sulla composizione della futura maggioranza Rete si è trovata più in linea con la Dc – guarda un po’ – che con il suo alleato di coalizione, Domani Motus Liberi, con il quale ha condiviso campagna elettorale e programma. Già il fatto che – come accaduto mercoledì scorso – si presentino al confronto con la Democrazia cristiana con due linee differenti su come dovrebbe essere composta la futura maggioranza, la dice lunga sul collante di coalizione. Ma così era fino all’incontro di ieri pomeriggio, quando in Via delle Scalette le proverbiali “convergenze parallele” hanno messo d’accordo tutti.

Prima di quel confronto, Motus premeva per una maggioranza a 36, cioè formata solo da Dc e Dim. Questo, probabilmente, avrebbe favorito la possibilità di due posti nell’esecutivo per Motus, che non ha nascosto d’altra parte il desiderio che il proprio risultato elettorale venisse valorizzato. 

Quindi in una formula di questo tipo, su 10 congressisti, 5 sarebbero potuti andare alla Dc, 3 a Rete e 2 a Motus. Diverso sarebbe, o sarà, con il terzo incomodo, Npr. La maggioranza conterebbe su 44 consiglieri, ma nel governo sempre 5 sarebbero della Dc, 2 per Rete, 1 per Motus e 2 per Npr. Questa almeno è l’ipotesi. Alla Rtv, Roberto Ciavatta, in linea con la Dc, prima dell’incontro del pomeriggio di ieri aveva parlato anche per Motus dicendo in sostanza che, forse, non avevano capito bene che di consiglieri in maggioranza ce ne vogliono 44.

“Crediamo che un’ampia maggioranza sia indispensabile e che la posizione espressa da Motus che ci risulta non definitiva non tenga conto di una serie di questioni che dovranno essere considerate”, ha detto il leader di Rete alla Rtv.

Tra l’altro, questa divisione di posizioni appare un po’ anomala per una coalizione. La legge infatti prevede che la coalizione, presentatasi come tale alle elezioni, non possa essere “spacchettata” nella negoziazione e nella legislatura. Pertanto anche le posizioni di Motus che tirano da un’altra parte rispetto alla linea di Rete, suonano strane alla luce della normativa elettorale.

Avevano detto da Motus di essere disponibili ad “andare al governo solo se verrà riconosciuto valore al partito. Non siamo per il governo a tutti i cosi”. Una affermazione che cozzava con il fatto che i vertici di Rete avessero
già sostenuto che non fosse più tempo per il movimento di stare all’opposizione.

Nonostante sia Rete che Motus avessero proclamato la condivisione di linea e programmi di coalizione, il fatto che già nella fase di negoziazione abbiano posizioni distinte, non pare proprio una partenza in armonia. Armonia che di certo dovranno trovare in una convivenza necessaria, dato che, si diceva, la coalizione non può essere “spacchettata”.

Ma l’armonia, però, l’hanno trovata dopo il confronto con la Dc del pomeriggio. Non che ci fossero dubbi sulla possibilità di trovare la quadra, anche perché agli interlocutori probabilmente sarebbe andata bene anche tonda o esagonale. Quindi l’accordo è trovato tra Dc e Dim (Rete e Motus Liberi).

La base di partenza di 36 consiglieri, insomma, c’è. In più, adesso che è condivisa la necessità di una maggioranza più ampia, occorre ingaggiare il terzo elemento a sostegno del futuro governo. Ma questo, Dc e Dim, lo faranno assieme. Infatti è congiuntamente, vista l’intesa raggiunta nell’incontro di un’ora e mezza di ieri, che Pdcs e Rete- Motus incontreranno questa mattina alle 9 Noi per la Repubblica e, infine, Libera.

L’incontro congiunto ha anche un significato politico e lascia già presagire che, vista l’ostilità di Rete già manifestata verso Libera, sia pronto per quest’ultima il benservito. Si vedrà, ma sta di fatto che – e l’ordine non
pare casuale – questa mattina alle 9 Dc-Dim incontreranno prima Noi per la Repubblica e, poi, alle 10 e 30, Libera.

Si può ipotizzare – anche se sembra di leggere un copione già scritto – che prima l’accordo con Dim e poi l’incontro con Npr, anteposto a quello con Libera, servano alla Democrazia cristiana per dare una parvenza di motivazione politica e di riserve o veti dei nuovi alleati, nei confronti di chi deve ricevere la ferale notizia che in maggioranza non ci sarà… nonostante gli accordi che credeva, scioccamente, di poter fare valere.

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