San Marino. Adesso soffia la ripresa. Claudio Felici su Il Resto del Carlino

Monica Raschi di Il Resto del Carlino:  L’intervista. Repubblica fuori dalla black list. Felici (Finanze) spiega i vantaggi.  Le imprese che arrivano
da noi possono contare
su imposte sugli utili
del 17%, in Italia invece
sono di oltre il 40%/ A San Marino adesso soffia la ripresa «Ripartiranno investimenti e occupazione» / Ora gli imprenditori italiani possono avolgere le loro attività senza temere
di essere considerati
contribuenti ‘infedeli’

San Marino esce dalla black list, cioè dall’elenco dei Paesi a
fiscalità privilegiata, grazie al decreto firmato dal ministro
dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, mercoledì sera. Si
chiudono così anni di duri conflitti con l’Italia che avevano
visto il culmine con il ministro Giulio Tremonti il quale, dal
luglio 2010, aveva imposto l’obbligo di comunicazione di tutte
le transazioni che avvenivano con San Marino. Ma la guerra
ai trattamenti fiscali di favore, garantiti dall’impenetrabilità
del segreto bancario, era iniziata nel 1989 con il ministro
Bruno Visentini, proseguita da Vincenzo Visco
.

SEMBRA più leggera l’aria a San
Marino dopo l’uscita dalla black
list, la lista dei Paesi a fiscalità privilegiata
che aveva ridotto la piccola
Repubblica a un’enclave ripiegata
su se stessa, dopo la fuga di numerose
aziende, capitali sempre
più scarsi e la Finanza di guardia a
ogni varco dello Stato.
Cosa cambia adesso per San Marino,
lo spiega il segretario alle Finanze,
Claudio Felici.

Iniziamo dai cittadini e dai lavoratori,
visto che solo i frontalieri
sono 5.400: quali sono
i vantaggi dell’uscita dalla
black list?

«Senza dubbio gli investimenti
che adesso le aziende possono riprendere.
Questo naturalmente
comporta una ripresa dell’occupazione
(i disoccupati sono circa
1.500: un numero mai registrato a
San Marino, ndr)».

Quindi per le imprese quali
sono adesso i vantaggi?

«Gli imprenditori italiani possono
svolgere le loro attività senza temere
di essere più considerati dei contribuenti
‘infedeli’. Essere nella
black list significava che le aziende
che facevano affari con noi erano
degli osservati speciali da parte
del Fisco, della Finanza,
dell’Agenzia delle entrate, del Tesoro.
Insomma, noi non siamo più
considerati degli ‘untori’».
(…)

Claudio Felici, Segretario di Stato alle Finanze

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