San Marino. Aggredita da un nero, rinviata a giudizio per simulazione di reato

L’informazione di San Marino

Denunciò di essere stata aggredita da un nero

Il fatto denunciato dalla donna scatenò comportamenti razzisti e addirittura una sorta di raid a Casa San Michele al grido di “Dove sono i negri?”

Antonio Fabbri

“Sono stata aggredita da un giovane di colore”… ma non è vero. Rinviata a giudizio per simulazione di reato. Di questo dovrà rispondere la 45enne Angelina Marro, che il 4 maggio scorso con la sua denuncia, rilanciata su facebook dal marito e poi condivisa a macchia d’olio e con una singolare superficialità, aveva scatenato una reazione molto pericolosa, commenti razzisti e persino tentativi di procurarsi una autonoma giustizia sommaria.

Il clamore e le conseguenze della falsa denuncia La denuncia, ritenuta falsa dagli inquirenti, aveva causato una reazione di stampo sostanzialmente razzista con tanto di caccia “all’uomo nero” e persino una sorta di raid a Casa San Michele, di notte, dove erano ospitate delle persone di colore. Al grido di “Dove sono i negri, dove sono?”, un gruppetto di persone ha costretto gli ospiti della casa a uscire per farsi identificare da chi – rivendicando chissà quale diritto e autorità – sospettava che lì si nascondessero i responsabili dell’aggressione.

Nei giorni seguenti, si erano susseguiti ancora indegni commenti sui social e altrettanto indegne “spedizioni” presso una attività che aveva organizzato corsi professionali per lavoratori di una cooperativa italiana. Presi di mira solo perché, anche loro, di colore. Della vicenda, dubbia fin dal primo istante, si era tuttavia parlato persino in Consiglio Grande e Generale, con il Segretario agli Interni praticamente costretto, visto il caso che era stato montato anche tramite il battage on-line, a trattare l’argomento in comma comunicazioni e, nel dubbio, ad esprimere solidarietà alla presunta vittima. Il consigliere della Dc Alessandro Cardelli era intervenuto sostenendo “a San Marino fatti di questa natura non sono mai successi, e la politica si deve interrogare perché ciò non possa avvenire in futuro. Mi fa piacere quindi la condanna unanime dell’Aula su questi fatti e per fare seguito a ciò, occorre rafforzare ancora le nostre forze dell’ordine”. E poi aggiungeva, dopo aver detto che inneggiare all’odio razziale “è sbagliatissimo”, che però “è sbagliato anche chi dall’altro lato della barricata prende in giro chi ha preoccupazioni e la cittadinanza”. Venne organizzata persino una “Marcia contro l’odio” per contrastare le pulsioni xenofobe che si erano innescate.

Il fatto raccontato e le indagini Il fatto, divulgato prima sui social, amplificato su siti e solo in seguito denunciato alla Gendarmeria, vedeva la donna raccontare che attorno alle 21 del 4 maggio 2018 la stessa era stata avvicinata, nel parcheggio del bocciodromo di Borgo dove si era fermata per telefonare, da un giovane “di colore”, alto, che le aveva chiesto dei soldi. Al diniego della donna, proseguiva la narrazione, questi l’aveva aggredita, colpendola con spinte e pugni, ma lei, uscendo dall’auto e dopo una colluttazione, era riuscita a mettere in fuga il suo aggressore. Si era, appunto, scatenato il putiferio. L’accaduto era stato, due giorni dopo, denunciato alla Gendarmeria. Purtroppo, o per fortuna, quanto raccontato non era vero. Ed è proprio questa falsità che viene contestata nell’accusa di simulazione di reato. Ma come si è arrivati a scoprire che quanto denunciato non corrispondeva al vero? La prova è arrivata dalla visione dei filmati delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona. La donna aveva infatti riferito di essersi fermata nel parcheggio nei pressi del bocciodromo. Peccato – per la narrazione contestata come falsa – che proprio in quel punto sia puntata una telecamera che ha ripreso la donna mentre fumava una sigaretta e telefonava, senza mai essere avvicinata da alcuno. Di qui, dunque, l’accusa di simulazione di reato e il conseguente rinvio a giudizio.

La data del processo è ancora da fissare.

 

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