San Marino. Bilancio, l’Area democratica salva Libera dal disastro

Bilancio, l’Area democratica salva Libera dal disastro

Approvato con meno voti della storia, 22 a favore e 9 astenuti. Soddisfatti Morganti e Ciacci

L’Area democratica, corrente di minoranza di Ssd, salva Libera dal fallimento, in un bilancio approvato con numeri risicati: 22 voti a favore e 9 astenuti. Praticamente senza le opposizioni, quelle che hanno abbindolato una parte della ex maggioranza con le cose da condividere e da fare insieme. Dopo aver puntato tutto sulla condivisione universale come risultato taumaturgico del tavolone, proprio l’articolo del tavolo quadripartito ha rischiato seriamente di saltare, dopo il voltafaccia delle ex opposizioni che, ottenuta la fine della legislatura, si son guardate bene dal sostenere un articolo – e una finanziaria – che imporrà alla futura maggioranza di condividere nel tavolo quadripartito i provvedimenti per il Paese. Anche se c’è già chi è convinto che sarà la prima norma che salterà, nella prossima legislatura.

Sta di fatto che a salvare per adesso almeno l’apparenza è, appunto, Area Democratica. Dopo la dichiarazione di astensione dei consiglieri di Repubblica futura, tra chi dell’ex opposizione dialogante ha votato no, chi si è astenuto e chi è uscito dall’aula, il fuggi fuggi è stato generale.

Così, con in aula solo due esponenti di C10, movimento che puntava molto sulla condivisione universale, la votazione sull’articolo 22, quello del tavolo quadripartito, appunto, è finita con 16 sì contro 14 no e 10 astenuti. L’andazzo si era capito dal dibattito. Una parte delle forze politiche – dal Pdcs al Ps passando per Psd e Mdsi – lo hanno definito una forzatura chiedendo il rispetto dei ruoli istituzionali. “E’ un dovere di qualsiasi Governo confrontarsi con forze sociali, economiche e anche con le altre forze politiche – dice Marco Gatti (Pdcs) -. E’ un dovere, ma non un obbligo di legge. Non si può avere un tavolo dove sono tutti presenti e non c’è un responsabile”. Per Federico Pedini Amati (Mdsi) si va a “conclamare ancora di più il fallimento della politica: è insito nell’azione stessa della politica il fatto di confrontarsi”. Civico10, Ssd e Dalibor Riccardi del Gruppo Misto hanno rivendicato invece l’utilità del tavolo. Matteo Ciacci (C10) ha parlato di “metodo nuovo di gestire le cose”, che ha introdotto “responsabilizzazione e consapevolezza”. Secondo Riccardi si va a “stipulare un patto di fiducia bipartisan. Associazioni di categoria e sindacati si sono stufati di essere presi in giro”.

Poi la votazione sulla legge. Il Consiglio Grande e Generale, nell’ultima seduta dell’attuale legislatura, ha proceduto quindi al voto del progetto di legge, che viene approvato con 22 favorevoli e 9 astenuti. Soddisfatto Giuseppe Maria Morganti (SSD): “Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato alla stesura del provvedimento, non esaustivo, per carità, ma necessario per il Paese in questo momento delicato”. Matteo Ciacci (C10) ha rimarcato la validità del metodo usato per arrivare alla stesura del documento “che dovrà essere portato avanti nelle scelte strategiche a prescindere dal Governo”. Roberto Giorgetti annuncia invece l’intenzione di Rf di astenersi: il tavolo istituzionale “aveva il compito di mettere in sicurezza le risorse dello Stato e del sistema bancario e di dare avvio a riforme strutturali. Di tutto questo nel bilancio non c’è nulla”.

A tutti gli altri dell’opposizione, che si è fatta essenzialmente di nebbia anche al momento dell’approvazione, del bilancio pare fregare più poco, già proiettati verso la campagna elettorale e lasciandosi alle spalle il bilancio approvato con meno voti della storia, 22 a favore ma con il più grande disavanzo mai registrato: 28,9milioni, con un mutuo a pareggio di 45 milioni. Disavanzo che, secondo il sindacato arriverà a rasentare gli 80 milioni effettivi (vedi a pagina 5). Sindacato che, pure lui usato per tante battaglie di piazza anche pretestuose, probabilmente può già mettersi il cuore in pace su un tavolo quadripartito che non partirà mai nella prossima legislatura. Ma tant’è.

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