San Marino. Condannato per usura a 12 anni. Soldi anche sul Titano.

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CONDANNATO A 12 ANNI PER USURA AVEVA DEI SOLDI ANCHE SUL TITANO 

Si tratta di Michelangelo Fedele prosciolto a San Marino per incostituzionalità della norma sul possesso ingiustificato di valori. Ancora congelati sul Monte 303mila euro

Antonio Fabbri

Sul Titano la vicenda giudiziaria di Michelangelo Fedele ha avuto un iter travagliato. Inizialmente indagato per riciclaggio, poi finito a giudizio per possesso ingiustificato di valori, era stato condannato in primo grado a sette mesi e alla confisca di oltre 457mila euro, di cui 303mila già sotto sequestro. Poi in appello era stata sollevata l’incostituzionalità della norma sul possesso ingiustificato di valori.  Incostituzionalità sancita dal Collegio Garante e sentenza di appello che assolse Fedele perché il fatto non era più previsto dalla legge come reato. A quel punto lo Stato avrebbe dovuto restituire quanto sequestrato, seppure riconosciuto dal giudice provento di reati come estorsione, usura e sequestro di persone.

Il Congresso di Stato ha tuttavia dato mandato all’avvocatura di intentare causa civile e quei 303mila euro sono rimasti congelati. Di certo, tuttavia, l’effetto del procedimento sammarinese anche sull’attività degli inquirenti italiani è stato determinante.

Infatti proprio dopo che a San Marino sono stati accesi i riflettori sul caso e sono venuti alla luce i milioni che il Fedele aveva portato sul Monte con conseguenti rogatorie oltre confine, anche in Italia le indagini su Fedele hanno avuto nuovo impulso nell’ambito dell’inchiesta denominata “Real Estate – Mike” della procura di Livorno.

Nell’ambito di quella indagine giovedì è arrivata presso il tribunale di Livorno la condanna a 12 anni di reclusione per Michelangelo Fedele, 73 anni, per il reato di usura nell’ambito dell’inchiesta avviata nel novembre del 2014 dai comandi provinciali delle Fiamme Gialle e dei carabinieri di Livorno. Fedele, più volte tratto in arresto e indagato in numerosi procedimenti penali, sia in Italia che nella Repubblica di San Marino. Questa ulteriore condanna – riportano diversi giornali toscani – è l’epilogo di un ulteriore procedimento penale avviato nel 2013 per altre fattispecie di usura, quando Fedele venne inizialmente ritenuto responsabile, in concorso con l’avvocato Carlo Catozzi di Piombino (la cui posizione è stata poi stralciata), per i reati di truffa e contraffazione di atti pubblici. Le successive intercettazioni telefoniche a carico di Fedele, dell’avvocato Catozzi e di un imprenditore, hanno fatto emergere che tra gli interlocutori dell’immobiliarista, ci sono persone che versavano in gravi difficoltà economiche, che per uscirne si impegnavano l’unico bene a disposizione, la casa di proprietà. Gli inquirenti ritengono che Fedele si faccia promettere e poi dare per sé e per altri, interessi usurari da varie vittime, dissimulando i prestiti usurari con il versamento di caparre confirmatorie di compravendite immobiliari.

In un caso gli interessi da usura arrivavano al 22,06% e risultano corrisposti all’atto della restituzione di alcuni monili d’oro che una delle vittime aveva impegnato al Banco dei pegni di Livorno e che Fedele aveva riscattatato per suo conto, anticipando una somma di denaro e pretendendo in cambio una somma maggiorata da interessi di usura.

Il tribunale di Livorno – riportano diversi giornali toscani – ha stabilito che l’ordinanza di custodia in carcere si rende necessaria per la “estrema pericolosità sociale di Fedele, di una capacità intimidatoria indiscussa e riconosciuta in tutta la provincia di Livorno, della capacità di controllare e manovrare avvocati, di avere stretti contatti con la criminalità organizzata e anche contatti con esponenti delle forze dell’ordine”.

 

 

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