San Marino. Consiglio Grande e Generale, seduta della mattina di mercoledì 31 agosto

I lavori consiliari in mattinata ripartono e proseguono l’esame dell’articolato del Progetto di legge sull’Ivg, in particolare dall’articolo 3, “Prevenzione delle gravidanze indesiderate ed educazione alla sessualità”, su cui non sono presentati emendamenti. Il consigliere Pasquale Valentini, Pdcs, annuncia il suo voto contrario.“Mi preoccupa la riduzione del concetto di educazione nell’articolo- motiva- educazione non è una ‘istruzione per l’uso’”. Per il consigliere nel testo infatti “non c’è una parola rispetto al ruolo della scuola, che in realtà nei programmi ha già tutte queste cose, forse non si conosce bene come è fatta ed è terribile far passare qui una sorta di ‘ideologia’ di Stato”. Replica Guerrino Zanotti, Libera: “Non coprendo le ragioni di un intervento così distruttivo”. Oltretutto, “nell’incipit- aggiunge- dell’articolo si precisa che devono essere Iss -e la scuola- a organizzare le iniziative formative”.  L’articolo 3 alla fine è approvato con 22 favorevoli, 3 contrari e 9 astenuti, articolo approvato.

            Sull’Articolo 4 “Disposizioni comuni”, sono presentati  2 emendamenti: il primo di Libera -e sottoscritto anche da consiglieri di altri gruppi- già messo ai voti in Commissione consiliare e riproponibile in 2^ lettura- precisa la non obbligatorietà del passaggio in Consultorio per la richiesta dell’Ivg. Il secondo emendamento, depositato ieri con 43 firme di consiglieri, invece mantiene l’obbligatorietà dell’accesso al Consultorio per l’Ivg ed elimina la dicitura ‘estrema ratio’ dall’articolo originale.  Sui due emendamenti si apre un dibattito molto partecipato che occupa larga parte della mattinata e ripropone divisioni già ascoltate nei giorni precedenti.

 

            Di seguito un estratto del dibattito sull’articolo 4 “Disposizioni comuni”

Guerrino Zanotti, Libera:  Oggi finalmente ci apprestiamo a votare una legge che garantisce l’abrogazione del reato di Ivg, ma cosa facciamo? Mettiamo le donne che vogliono interrompere la propria gravidanza sotto i riflettori, creando condizioni che probabilmente – riteniamo sia così, con l’obbligatorietà, in una realtà piccola come la nostra- creerà imbarazzo e le costringerà di nuovo a recarsi fuori territorio. Noi sosteniamo- e per questo reiteriamo l’emendamento- invece la possibilità di rivolgersi al proprio ginecologo piuttosto, per avere tutte le informazioni necessarie per una scelta consapevole.

Giardi Sandra, Gruppo misto di maggioranza: Premetto che non mi sono approcciata a questa legge con una posizione politica, ma con una posizione personale e costruttiva. Le proposte fatte sono sempre state ‘super partes’, ho firmato entrambi gli emendamenti, sia questo che quello di Libera. Sul consultorio ho la mia posizione personale, lo ritengo di grande utilità e ritengo gli entrambi emendamenti migliorativi del testo e che vadano votati. Questa è una mediazione trovata in maggioranza, non la vedo al ribasso, l’ho presentata come emendamento di maggioranza e penso ognuno possa decidere la propria posizione.

Francesco Mussoni, Pdcs: Giardi ha letto l’emendamento sostenuto da quasi tutti i gruppi politici. Ieri, dalle 12 alle 17.30, abbiamo discusso a lungo senza trovare mediazione fra i gruppi. Alla fine la mediazione è stata trovata su questo emendamento, con l’impegno dai sottoscrittori di non votare l’altro emendamento. L’impegno della Dc e tra i gruppi è stato quello di votare l’emendamento sottoposto e non l’altro. Il gruppo di Libera non ha aderito al nuovo emendamento ed ha ripresentato il proprio. Invito i gruppi alla coerenza.

Alberto Giordano Spagni Reffi, Rete: In Commissione a questo articolo, che era piuttosto scarno, erano stati presentati tanti emendamenti dai gruppi, poi accorpati in due soli emendamenti, uno approvato e ripresentato come articolo, l’altro ripresentabile come emendamento. Per la ‘divisione’ che creava, si sono apportati ulteriori ragionamenti e si è trovata comunque una proposta di mediazione, che non è quella che soddisfa di più il mio gruppo, ma la riteniamo accettabile. Il gruppo di Libera non ha accettato ritiro del suo emendamento, il mio gruppo politico, un po’ a malincuore, si asterrà al voto sul suo emendamento e sosterrà quello letto dal consigliere Giardi.

Marica Montemaggi, Libera: Abbiamo ritenuto di tenere in votazione l’emendamento proposto in Commissione perché la mediazione non ci ha soddisfatto e non rappresenta il punto che vogliamo portare, per noi fondamentale, quello della non obbligatorietà del consultorio. Per noi deve essere libero, facoltativo, gratuito e accessibile, ma se scelto liberamente dalla donna. La richiesta di Ivg per noi dovrebbe essere effettuata dal ginecologo o rivolgendosi al consultorio. La mediazione raggiunta per noi fa mancare questo aspetto. È stata tolta comunque l’extrema ratio, altro concetto molto labile e discrezionale come il ‘fine vita’, e questo è positivo. Quindi voteremo favorevolmente anche questo emendamento, perché vogliamo che la legge sia migliore, ma a malincuore, perché si pone comunque il principio dell’obbligatorietà del consultorio che di fatto limita una donna nella scelta del proprio percorso.

Matteo Rossi, Npr:Parlo anche per conto dei colleghi Giovagnoli e Simoncini, con i quali avevamo sottoscritto l’emendamento di Libera. Anche noi ci asterremo, sappiamo benissimo che la legge è scaturita da due punti di partenza diversi, due visioni del mondo che difficilmente trovano una sintesi, ieri l’abbiamo trovata e dobbiamo onorare l’accordo fatto. Mi ritrovo anche nell’emendamento che invece voteremo e sono compiaciuto sia stato eliminato il concetto di extrema ratio. Ci asterremo quindi all’emendamento che avevamo firmato del gruppo Libera e voteremo quello nuovo.

Michela Pelliccioni, Dml: Ho sottoscritto il primo emendamento presentato in Commissione a titolo personale  e non a nome del mio gruppo, perché ritenevo che con il passaggio dell’extrema ratio non ci fosse possibilità per la donna di avere una tutela adeguata a livello psicologico e quel passaggio per me era assolutamente da eliminare. Per quanto riguardo il passaggio sul consultorio, credo ci possa essere margine per effettuare su questo servizio una valorizzazione a seguito di una regolamentazione secondaria. Lo ritengo un buon compromesso sulle esigenze segnalate da entrambe le parti. Rivedere il consultorio come servizio generale e come accesso, anche on line, può rappresentare un punto di forza per la riservatezza e sia in termini di impatto psicologico.

Daniela Giannoni, Rete: La ripresentazione dell’emendamento letto da Zanotti ha riaperto il confronto sull’articolo 4 che aveva spaccato l’Aula in commissione. Poi, nel momento in cui si è andati nel pomeriggio a una mediazione, nel modo più opportuno, in quel tavolo si è deciso di togliere i principi interpretabili, qui è ‘l’extrema ratio’, e il gruppo di Rete ha deciso di appoggiare l’articolo mediato. Indubbiamente, l’articolo ripresentato è più vicino a un articolo ideale, ma in questa fase bisogna essere pragmatici, quando ci si scontra con i numeri e i voti, per fare un buon servizio, bisogna capire dove la mediazione sia efficace. Ritengo l’articolo 4 tolga un principio che ci preoccupava perché estremamente interpretabile e poteva essere strumentalizzato in modo da limitare poi la libera scelta della donna. E’ un ottimo compromesso, fermo restando che bisognerà dare larga comunicazione del funzionamento del consultorio. Dovremo poi continuare a monitorare la tutela della privacy e la libera scelta della donna, come verrà declinata nei regolamenti.

Iro Belluzzi, Libera: Qui si esprimono due scuole di pensiero differenti e io sono portatore della scuola che riconosce alla donna la capacità di decidere sui passaggi da fare. Non credo in una società paternalista dove comunque la donna è considerata subalterna all’uomo e incapace di percorrere determinate strade. Ho sottoscritto solo l’emendamento di Libera, insieme ad altri elementi che si stanno defilando. Peccato, siete caduti in uno specchietto per allodole, Eliminare l’extrema ratio era alla fine ininfluente, se lo fosse stato, il Collegio garante l’avrebbe fatta cancellare. E’ una mediazione al ribasso. Chiedo a Giannoni e al suo gruppo di ripensarci.

Denise Bronzetti, Gruppo misto: L’obbligatorietà pone forti dubbi sulla capacità di autodeterminazione della donna ed è inaccettabile. Il livello di mediazione raggiunto anche in questo caso tendo a definirlo al ribasso. Ma in questo emendamento c’era un rischio che ho voluto evitare a tutti i costi. Ho sottoscritto l’emendamento formulato dalla maggior parte delle forze politiche che eliminava l’extrema ratio perché, se non passa, torniamo alla versione iniziale del testo dove l’extrema ratio era prevista. E’ un concetto pericoloso, anche da un punto di vista legale e normativo, potrebbe dare adito a una serie di iniziative legali che annullerebbero la scelta dell’Ivg. Il quesito referendario di fatto sarebbe annullato. Non condivido quindi l’obbligatorietà del ricorso al consultorio, ma l’emendamento ha tolto l’extrema ratio. Rimango favorevole all’emendamento di Libera e sottoscritto da noi del gruppo misto, Rete e qualche esponente Npr, e voterò favorevolmente a entrambi gli emendamenti, esprimendo preferenza sul primo. Ma per evitare il rischio che resti l’extrema ratio, passi pure la seconda proposta.

Matteo Ciacci, Libera: La mediazione per noi è non positiva, intravvediamo un rischio, che il consultorio non diventi esclusivamente un opportuno e importante supporto verso la difficile scelta di una donna, ma un atteggiamento volto a pressare moralmente la stessa, nel tentativo di modificare e cambiare la sua intenzione. E’ quello che non vogliamo. Nell’emendamento che verrà approvato si parla infatti di un consenso informato di cui parte integrante è l’aver preso conoscenza di tutte le strutture associative in territorio, tra cui quelle pro-vita. Se vogliamo eliminare l’ipocrisia, e vogliamo dare al Paese una legge piena del risultato referendario, non possiamo non considerare che l’obbligatorietà del consultorio rischia di minare la libera scelta della donna. Voteremo entrambi gli emendamenti, perché anche secondo noi c’è un miglioramento, e vigileremo affinché nell’organizzazione del consultorio non vi sia un ‘percorso ad ostacoli’.

Michele Muratori, Libera: Mi sento di dissentire, questa mediazione al ribasso annulla la portata della legge. Non contestiamo l’accesso al consultorio, è assolutamente importante, ma contestiamo fortemente l’obbligatorietà che rende di fatto inapplicabile tutta la legge, perché manca la privacy e spingerà le donne a recarsi in strutture italiane.

Vladimiro Selva, Libera: Non diamo colpe a chi ha accettato la mediazione, sicuramente sul tema dell’extrema ratio c’è un miglioramento, ma la differenza sostanziale sul lato pratico è che un partito- che poi non voterà nemmeno la legge- ha la certezza di cosa sia meglio per la donna. Noi pensiamo che le donne sappiano informarsi e discernere le informazioni che interessano loro, ma debbano anche avere sostegno dello Stato, se lo ritengono opportuno.

Carlotta Andruccioli, Dml: La presenza di personale e medici non obiettori nei consultori è a garanzia per la donna che richiede Igv, non si può parlare di un percorso a ostacoli. Una scelta veramente libera è una scelta informata, diversamente è obbligata per la donna che sa di non avere altre strade. Uno Stato che si impegna a dare tutte le informazioni necessarie a una donna, di fronte a una scelta difficile, non sta sbagliando, non vuole lasciare soli nessuno. Va garantito però un iter veloce e il rispetto della privacy. E prevedere una richiesta per via telematica è una opzione in più a favore della riservatezza. L’emendamento sottoscritto dalla maggioranza evita possibili mal-interpretazioni. Il mandato non è di fare una battaglia ideologica, ma la buona riuscita del lavoro fatto e sosterrò l’emendamento.

Miriam Farinelli, Rf : Ripeterò cosa è un consultorio. Ritengo che per le donne che intendono intraprendere l’Ivg debba essere un passaggio obbligatorio. In questo luogo la donna trova informazioni utili- mediche, sociali, amministrative- a tutto tondo, trova tutte le informazioni necessarie e può farne l’uso che crede. Poi il Consultorio ha l’obbligo di rispettare il percorso e i tempi in cui effettuare l’Ivg. Il consenso informato, cos’è ? E’ un documento che contiene tutte le informazioni che l’operatore non obiettore fornisce alla donna e alla fine lei ha la decisione della propria vita nelle sue mani. Nessun divieto o costrizione, solo informazione. Vogliamo non darla?  Credo le donne siano capaci di decidere da sole, soprattutto se informate. Se le donne si rivolgono a strutture italiane è per proteggere la privacy? Ricordate che esiste il segreto professionale a cui gli operatori sono tenuti ad attenersi. Sulle associazioni di volontariato: non sono dentro il consultorio, sono solo indicate alla donna qualora pensi di dovervi ricorrere.

Emanuele Santi, Rete: Il mio gruppo sosterrà l’emendamento sottoscritto da 43 consiglieri e si asterrà sull’emendamento ripresentabile. Dalla commissione sono usciti due articoli con criticità. L’articolo n.1, in cui si ribadiva un diritto sancito dalla Costituzione, la tutela della vita umana dal suo inizio e l’inizio per molti coincide con la procreazione, per altri in altri momenti. Poi l’articolo 4, dove al comma 11 veniva sancita l’extrema ratio dell’aborto. Al consigliere Muratori: queste sono le parti che avrebbero potuto rendere inapplicabili questa legge. Ieri l’Aula ha fatto un ottimo lavoro di mediazione, togliendo concetti che potevano creare questioni, e con articolo l’4, così come formato ora, è vero che il consultorio diventa obbligatorio, però vi inviterei a leggere bene l’articolo 2 dove si parla delle funzioni del consultorio.

Gian Matteo Zeppa, Rete: Da Muratori ho ascoltato argomentazioni strumentali che banalizzano. Dicendo che la legge è inapplicabile, si dà contro ai propri stessi colleghi: se lo scopo è mettere  zizzania in un momento così alto, come l’approvazione di una legge sui diritti che manca, dicendo che c’è un riavvicinamento nell’alleanza di governo, gli ricordo il lavoro fatto da Rete, insieme al suo partito, su questo legge. Su un argomento del genere bisognerebbe spogliarsi delle banalizzazioni che si dicono ai microfoni ‘tanto per dire qualcosa’.

Guerrino Zanotti, Libera:  Per chiarire:, nonostante abbiamo mantenuto in votazione l’emendamento che arriva dalla commissione IV, noi come Libera voteremo l’emendamento frutto dell’accordo di tutte le altre forze, anche se non lo abbiamo sottoscritto. Prima di tutto mettiamo il fatto che la legge debba essere completa e applicabile. Ma restiamo convinti che l’obbligatorietà del passaggio al consultorio limiti le possibilità di espressione della volontà della donna.

Francesca Civerchia, Pdcs: Il consultorio non ha il compito di indurre una scelta, ma di informare. Mi spiace sentire parlare tanti uomini, penso che solo una donna possa esprimere cosa si provi in quei momenti, ci sono donne che si trovano a vivere la gravidanza completamente sole, senza famiglia e senza compagno, non sanno che esistono supporti e servizi che possono rimuovere gli ostacoli per portare avanti la gravidanza. Molte donne hanno abortito perché non avevano supporti economici. Nessuno di noi può sapere le circostanze specifiche che possono esistere. Non entro nel merito della libertà di scelta, ma del diritto di essere informate e del dovere nostro di offrire un percorso che dia davvero un servizio serio. Nessuno vuole condizionare la donna, ci sono medici obiettori nel consultorio. Questo emendamento è doveroso accoglierlo. E’ una scelta di responsabilità prima di tutto nostra, per aiutare le donne in questo particolare momento.

Aida Maria Adele Selva, Pdcs: La vera libertà è informazione, questo è rendere libera la donna. La licenza non è libertà, Voi uomini parlate tanto, pensate che la donna non sappia più decidere? Pensate che in Italia, con 6 milioni di aborti fatti, i consultori abbiano fatto cambiare orientamento? La donna sa scegliere e la vera scelta si fa con l’informazione. Una domanda infine al mio omonimo Selva: se una donna sceglie di non abortire, è così grave?

Nicola Renzi, Rf:  Non vedo il problema del consenso informato, anche per ogni intervento chirurgico c’è. Abbiamo anche noi votato che le associazioni non siano dentro il consultorio, ma se si dice a una donna che può rivolgersi ad un’associazione, è solo un valore aggiunto. Perché ci possono essere davvero donne sole e disperate di fronte questo momento. Voglio poi dire che che un’associazione di volontariato sammarinese che ha impedito, facendosi carico personalmente delle spese mediche, assistenziali e non solo, diversi aborti. E’ un’attività meritoria di cui non solo non mi vergogno, ma è un grande lavoro sussidiario rispetto a quanto il Paese non riesca a fare.

Gerardo Giovagnoli, Npr: Nonostante abbia firmato l’emendamento originale, alcune riflessioni, verso la presa in considerazione del consultorio obbligatorio, ritengo debbano essere fatto. Il tema di esprimere la propria libertà ha a che fare non solo con la donna. In questo caso si parla di una scelta irreversibile, e ritengo comprensibile un supplemento di informazione, non di coercizione. La possibilità che non si abbiano informazioni su un’alternativa deve essere fugata. Se la decisione è già presa, non vedo nulla di male che questa possibilità sia obbligatoria. Dobbiamo fidarci del personale non obiettore, che non interviene per manipolare la donna in una certa maniera. Poi non è che la donna cambi idea solo perché le si diano informazioni…Sottolineo che non è un valore l’aborto, ci si arriva per delle condizioni non desiderabili, quindi se ci sono possibilità per evitarlo e su cui dovremmo lavorare, penso sia meglio ancora.

Adele Tonnini, Rete:  L’articolo riflette due posizioni diametralmente opposte, oggi la mediazione trovata credo sia la migliore possibile. Nonostante ognuno abbia fatto un passo indietro, il testo portato sarà libero da interpretazioni fuorvianti e sicuramente può essere la migliore soluzione. Anche per noi il consultorio obbligatorio era problematico, ma dobbiamo valutare che a fronte di alcune garanzie inserite nell’articolo del consultorio, tra cui il fatto che non ci saranno medici obiettori, non sarà coercitivo. Non sono presenti associazioni-pro vita, c’è dolo un rendere noto delle loro esistenza. 

Eva Guidi, Libera  E’ stata posta una domanda molto irrispettosa dalla consigliere Selva, ‘ma pensate sia grave se una donna decide di non abortire?’ E’ una domanda che rimettiamo al mittente. I nostri tre commissari uomini che hanno partecipato alla commissione, e di cui sono orgogliosa, hanno portato avanti le nostre posizioni di gruppo. E l’obiettivo zero aborti è anche un nostro obiettivo. Non è solo vostro. Ma pensiamo che lo si possa raggiungere ttraverso una cultura della prevenzione fin da piccoli.

Sulla questione invece che è relativa alla somministrazione delle informazioni del consenso informato- su cui siamo assolutamente d’accordo anche in questo caso- riteniamo però che il passaggio dell’obbligatorietà possa rappresentare comunque una difficoltà per una donna che non penso non sia lucida, ma penso abbia bisogno, in fase di tormento interiore, persone vicine e di fiducia, magari la persone cui si è sempre rivolta, come il proprio ginecologo, con cui potere portare avanti un confronto, da cui avere risposte e un conforto.  Il consenso informato può essere somministrato tranquillamente dal proprio ginecologo. Al consultorio si deve mandare domanda, si esce dalla privacy, e ci si trova davanti a una persona che non conosciamo e a un estraneo dovremo raccontare una cosa tanto intima: per noi è un condizionamento molto importante. 

Luca Boschi, Libera: Siamo d’accordo per lo ‘zero aborti’ a san Marino o per lo ‘zero aborti’ delle sammarinesi? Se mettiamo l’obbligatorietà dei consultori, le sammarinesi continueranno ad abortire  fuori. Se vi basta questo, con zero aborti a San Marino, allora continuiamo così, vincerà ancora l’ipocrisia.

Andrea Zafferani, Rf : Rendere noto’ significa informare, non manipolare. La paura dell’informazione alle donne che richiedono l’Ivg non deve esserci, se non sanno possono prendere elementi utili e saper scegliere comunque da sole.

Giuseppe Maria Morganti, Libera: Con il consultorio obbligatorio, l’ 80-90% delle donne che potrebbero usufruire dei percorsi sammarinesi non aderirà, perché il consultorio viola la privacy e questo ambito è determinante per decidere o meno il proprio comportamento. Così la legge abrogherà l’articolo 154 del codice penale, ma non cambierà nulla di fatto. Finalmente il paese si doterà comunque di una struttura sanitaria indispensabile per informare nell’ambito della sessualità e delle problematiche sulla gravidanza. Ma con l’obbligatorietà, le donne sammarinesi non andranno a fare l’Ivg in consultorio. Bene l’abolizione dell’extrema ratio.

Alessandro Bevitori, Libera: Le forze politiche di maggioranza, insieme al contributo di Rf, hanno trovato una sintesi per un motivo. Lo hanno detto anche colleghi di Rete e di Gruppo misto che restano insoddisfatti su un compromesso al ribasso. Noi presentando il nostro emendamento, non condividiamo quello che mantiene l’accesso obbligatorio al consultorio. Noi sosteniamo il consultorio, ma nell’articolo 2 si dice che l’accesso è libero e facoltativo, in contraddizione a questo articolo 4. E così facendo, è mortificante per una donna che ha già preso la sua decisione essere messa sotto l’indice. Così il pdl viene vanificato. Le donne non andranno a San Marino a fare l’Ivg, continuerà ipocrisia. Per questo manteniamo il nostro emendamento.

Gloria Arcangeloni, Rete: Da una parte per qualcuno la donna è una decerebrata che non sa cosa a va a fare, per qualcun altro la donna è un’assassina che effettua aborto..non entro in queste logiche.

In Commissione abbiamo discusso tante ore su questo articolo e si era cercato di tenere conto di tutte le casistiche possibile: la donna decisa che sa cosa vuole fare, la donna che non conosce le possibilità del Paese in caso di difficoltà economica, e anche donne che, per motivi di salute, non possono portare a termine la gravidanza. Per questo si è reso obbligatorio il consultorio, entro la 12ma settimana, perché in quel caso si tratta di un trattamento farmacologico, non di un intervento chirurgico. Dopo la 12ma settimana serve invece un vero e proprio ricovero all’ospedale  e abbiamo pensato che fare un passaggio anche in consultorio sarebbe stato eccessivo. Obiettivo di Rete e dare legge che offra assistenza concreta a una scelta difficile come l’aborto.

Sara Conti, Rf: Alcuni interventi sono andati fuori da binari. A Bevitori: l’articolo 2  dice che l’accesso al consultorio è facoltativo e libero, lo si dice perché è un articolo che istituisce e delinea tutti i servizi , anche l’assistenza andrologica, psicologica…etc. Non è declinato specificatamente sull’Ivg.  Considerando poi quanto sia delicato il momento, e necessaria la riservatezza, credo invece le donne siano maggiormente tutelate in consultorio rispetto che nel reparto di un ospedale. Non sono contraria all’obbligatorietà.

Grazia Zafferani, Gruppo misto di maggioranza: Il Consultorio è un servizio che il paese deve dare, ma se parliamo di autodeterminazione della donna, è ovvio che lei sia in grado di decidere sul proprio corpo e sulle scelte da adottare per propria vita. E’ bene quindi il consultorio e i servizi che siano a disposizione delle donne, che hanno bisogno in quel momento di supporto e di informazioni utili.  Ma è bene che non ci sia obbligo. Per questo ho sottoscritto l’emendamento di Libera e non ho sottoscritto invece l’emendamento concordato della maggioranza. Capisco bene la difficoltà del movimento Rete ad arrivare a una mediazione che è sicuramente costata. Per quanto la dicitura ‘extrema ratio’ fosse fondamentale toglierla, era altrettanto fondamentale togliere l’obbligatorietà del consultorio. 

Maria Katia  Savoretti, Rf:Non condivido che l’obbligatorietà sia coercizione e ostacolo. In Consultorio la donna viene informata e anche tutelata. E prima una legge sull’Ivg non c’era, ora c’è, la donna quando fa una scelta, la fa consapevolmente, va in consultorio dove ci sono medici, nessuno la mette sotto accusa.

Pasquale Valentini, Pdcs: Ci si trovava in situazione con un emendamento che, se approvato, sarebbe andato in contrasto con legge, di qui siamo partiti per trovare una mediazione per rendere applicabile la legge. Interruzione di gravidanza è una prestazione sanitaria e va erogata considerandola tale, con le dovute garanzie.

            Infine, l’emendamento di Libera pro consultorio facoltativo è stato respinto cn 25 voti contrari, 13 favorevoli e 13 astenuti. Approvato invece l’emendamento presentato da Sandra Giardi e firmato da 43 consiglieri che è diventato il nuovo articolo 4: sono stati 46 i voti a favore, 6 gli astenuti.

In mattinata si è quindi proceduto con l’approvazione degli articoli successivi, avvenuta a larga maggioranza, a volte con soli due voti contrari, altre con un voto contrario e un’astensione. La seduta si è conclusa con l’approvazione dell’articolo 11, nel pomeriggio proseguirà l’esame dell’articolato.

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