San Marino. Coronavirus, chiarezza sui numeri della terapia intensiva

Un decesso il giorno di Pasqua e tre nuovi casi

“Sui numeri della terapia intensiva, occorre tenere conto che abbiamo tenuto una strategia prudenziale e di maggior cura”

E’ partito dai dati della giornata di lunedì. Due i nuovi casi due giorni fa e uno ieri, ma il dottor Gabriele Rinaldi, Dirigente dell’Authority sanitaria, ha spe- cificato che in questi due giorni sono stati effettuati 15 tamponi ed ha comunicato che c’è stato un decesso nel giorno di Pasqua esprimendo il più sentito cordoglio. L’aggiornamento dei dati sull’infezione da nuovo coronavirus COVID-19 alla data di ieri sono dunque:

• n. 283 i casi positivi, di cui 38 ricoverati all’Ospedale di San Marino (16 in Rianimazione con sintomatologia severa, 8 femmine e 8 maschi, 22 nelle degenze di isolamento predisposte con sintomi moderati, 11 maschi e 11 femmine) e 245 in isolamento a domicilio (femmine 128, maschi 117)

• n. 36 deceduti

• n. 53 guariti

• n. 113 dimessi a domicilio per migliorate condizioni cliniche

• n. 593 quarantene domiciliari sui contatti stretti compresa la rete familiare, amicale e personale sanitario (523 laici, 62 sanitari, 8 Forze dell’Ordine)

• n. 888 quarantene terminate Totale quarantene attivate: 1481.

Fin qui i dati che, quindi, non registrano nessun decesso nelle ultime 24 ore ma uno se ne era registrato il giorno di Pasqua. Tre i nuovi casi tra lunedì e martedì, su un numero di tamponi tuttavia ridotto analizzato negli ultimi due giorni. Il dottor Rinaldi ha poi spiegato i numeri della terapia intensiva, alla luce del fatto che, dai numeri, si era notato che il numero dei pazienti in questo reparto non subiva un calo. Ad oggi sono 16 i pazienti in terapia intensiva.

“San Marino – ha spiegato il dottor Rinaldi – non è mai stato nella condizione di non poter accogliere pazienti in terapia intensiva. Quindi è stato utilizzato un atteggiamento di cautela che consente di tenere i pazienti un po’ più di tempo in un ambito intensivistico utilizzando una attenzione particolare. Il dottor Monachese questa mattina mi diceva che stanno valutando la possibilità di spostare questi pazienti che non necessitano più della terapia intensiva e possono essere portati in sicurezza in un ambito che non sia più quello intensivistico”. Sui pazienti in terapia intensiva, pertanto, “l’osservazione che i numeri non stavano scendendo sotto ai quattordici, anzi adesso sono sedici, non è proprio così, perché è stata scelta una strategia diversa. Spero quindi di dare nei prossimi giorni anche l’informazione della diminuzione dei pazienti in terapia intensiva”, ha detto Rinaldi.

Sulla scoperta di un focolaio nel reparto di medicina nei giorni scorsi, è intervenuta la dottoressa Loredana Stefanelli, Direttore del reparto di Medicina Interna, che ha descritto il quadro di emergenza in cui si è trovato ad operare tutto l’ospedale e la Medicina Interna in particolare.

“Il 25 febbraio, ci siamo trovati a fare i conti con il primo caso di paziente Covid che arrivava al Pronto Soccorso. Ora, mentre si costruiva tutto l’ospedale Covid, c’era una piccola parte dell’ospedale che doveva prendersi cura dei malati non-covid. In quel momento la preoccupazione mia e dei miei collaboratori è stata quella di offrire all’ospedale tutte le migliori risorse che noi potevamo esprimere affiancando altri colleghi nei reparti Covid. Nel contempo il reparto intensiva doveva attrezzarsi per ricevere tutti questi malati e quindi progressivamente ha fatto transitare sul reparto medico pazienti che erano già in intensiva non-Covid perché dovevamo isolare i pazienti Covid della terapia intensiva. Quando è arrivato il primo caso, ovvero il 25 febbraio, la medicina aveva in carico 27 persone degenti. Oltre a questi 27 pazienti noi abbiamo ulteriormente ricevuto, tra il 25 febbraio ad oggi, più di 70 ammissioni sempre nel reparto medico. Se noi sommiamo tutti questi pazienti già presenti e nuove ammissioni, avete idea della movimentazione importante di pazienti, di tutte le fasce di età e di tutte le patologie. Abbiamo fatto tutto ciò nella consapevolezza che sicuramente dietro a questo numero di pazienti si potesse annidare il Covid. La preoccupazione, soprattutto per delle delle situazioni non chiare, c’era in me e nei miei collaboratori, anche se condivisa con le direzioni e sempre ricercata, anche se noi eravamo un’area considerata a medio rischio avendo pazienti non Covid. 

Abbiamo costantemente monitorato l’esposizione anche se i dispositivi e le protezioni erano per un’area a medio rischio. Quindi abbiamo monitorizzato tutto questo cercando di ridurre le degenze il più possibile. Il turnover del reparto è stato alto. C’è stato un flusso importante di dimissioni. Purtroppo non tutti i pazienti erano dimessibili Dopo il 20 marzo con una riduzione dell’afflusso all’ospedale di pazienti, abbiamo applicato un distanziamento dei pazienti per quanto possibile in stanze singole chiudendo progressivamente l’accesso al reparto e dotando tutti i pazienti di mascherine chirurgiche. Il reparto è stato chiuso all’esterno ma non poteva esserlo all’interno. Si è permesso necessariamente l’ingresso a tutti quegli specialisti per poter curare i pazienti. Necessario l’accesso degli operatori del 118 per il barellaggio”. Questo il quadro della situazione di medicina. “Ora – ha proseguito al dottoressa Stefanelli – ci sono i dovuti accertamenti che io stessa ho avviato e sto facendo, che attendo e sono dovuti. Devo dire allo stesso tempo ai miei concittadini, ai sammarinesi, che noi siamo molto sereni e perché non abbiamo lasciato nulla di intentato, abbiamo usato tutta l’attenzione possibile, ma a tutti è chiaro che noi eravamo dentro ad un virus tremendo che si camuffa dietro a quadri clinici più diversi”.

La dottoressa Stefanelli, commossa, ha quindi rivolto un pensiero sincero “ai miei concittadini, e so che loro comprendono. Va a tutti i malati Covid e nonCovid, al mio personale che è in quarantena che sta affrontando l’infezione e tutto sta andando fortunatamente per il meglio. Il mio pensiero va alla mia azienda, alla quale sento di appartenere fortemente, e va a tutte le mie unità specialistiche che da un po’ non stanno lavorando sul territorio: abbiamo tanti pazienti cronici con i quali c’è stata una separazione e dei quali noi siamo preoccupati perché abbiamo perso quel contatto che sento che dobbiamo riattivare il prima possibile. Appena riapriremo dovremo correre, lavorare molto perché molti pazienti hanno bisogno che si riprenda con un monitoraggio delle loro condizioni”. La dottoressa Loredana Stefanelli, ha deciso di rimanere a condurre a lavorare in reparto assieme ad alcuni suoi collaboratori. “Io sono rimasta forte di due tamponi negativi e sierologia negativa. Sentivo di dover lavorare e che era molto importante la mia presenza, come è sempre stato dal 25 febbraio”, ha concluso la dottoressa Stefanelli.

ECONOMIA E MOBILITA’, ATTESA PER IL NUOVO DECRETO E Intanto c’è molta attesa per il nuovo decreto, slittato la scorsa settimana e sul quale il Congresso di Stato si è confrontato anche ieri perché il provvedimento possa essere pronto in questi giorni. Economia da sostenere e mobilità delle persone sono i punti principali sui quali dovrebbe essere focalizzato il provvedimento il cui testo sarebbe atteso entro oggi. L’allentamento sulla mobilità dovrebbe essere tuttavia molto limitato nel rispetto delle misure precauzionali di una emergenza che è tutt’altro che superate. Mentre sul piano economico le imprese, i sindacati, le categorie e anche la politica (vedi pagine 4 e 5) attendono misure importanti.

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