San Marino, crisi di Governo. Il Patto punta a resistere ma i numeri non mentono

Antonio Fabbri, L’informazione di San Marino: Crisi di governo, si dimettono Morri e Casali. Gli altri non ci stanno e puntano a resistere, ma i numeri non ci sono

Tra chi vorrebbe far sopravvivere
il governo a tutti i costi dicendo
che ancora non si può parlare
di crisi e chi sostiene che l’esecutivo
sia già caduto da un pezzo,
unica cosa certa sono i numeri.
A guardare la composizione del
Consiglio ad oggi la maggioranza
ha 27-28 consiglieri.
Fatti i conti, esclusi i gruppi dei
Moderati e Nps, la maggioranza
composta di membri eletti nelle
fila del Patto, sarebbe sotto di tre
rispetto ai numeri necessari per
dare sostegno al governo.

Infatti
dopo le dimissioni dal Congresso
Morri e Casali tornano consiglieri.
E se Morri prende il posto di
Angela Venturini, quindi la linea
consiliare non cambia, diverso
è il discorso per Casali. Questi
prende il posto di Gian Nicola
Berti, il primo dei non eletti nella
Lista della Libertà di cui prima
facevano parte insieme Ns e Nps,
che sosteneva la linea di maggioranza.
Si potrebbe valutare che Massimo
Cenci, che ha mostrato più volte
la sua vicinanza a Noi sammarinesi,
decida di cambiare casacca.


A quel punto la maggioranza arriverebbe,
sommata la sua posizione,
a 28 consiglieri.
In una ipotetica mozione di sfiducia
verso il governo,
che comunque deve essere presentata
da almeno 12 consiglieri,
sarebbe inevitabile il sostegno dei
voti dell’opposizione per tenere
in piedi la baracca.

Considerato
che la legge elettorale (legge qualificata
n.1 del 2007) prevede che
di fronte al sostegno del governo,
e quindi al rigetto della sfiducia,
ottenuto con il voto determinante
dell’opposizione la Reggenza
deve aprire le consultazioni, sarebbe
sancita formalmente la caduta
dell’esecutivo.

A meno che – altro scenario da
arzigogolo politico – gli ex Europopolari
oggi nell’Upr, tre
consiglieri eletti tra le fila della
maggioranza, non decidano di
sostenere l’esecutivo eventualmente
sfiduciato. In quel caso
la maggioranza avrebbe 30 o 31
voti, con i quali potrebbe continuare
il suo cammino.

[…]

 


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