San Marino. Dalla relazione Ferroni, oltre 500 fascicoli prescritti

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Giustizia, oltre 500 fascicoli prescritti risulterebbe dalle relazione di Ferroni

Antonio Fabbri

“Io credo anche, e questo è il mio parere, che la popolazione della Repubblica di San Marino debba avere piena contezza di quello che è stato fatto in tribunale, nella politica giudiziaria nelle Commissioni Affari di Giustizia, nei consigli giudiziari plenari e nei Consigli giudiziari ordinari. E io ho chiesto più volte che tutti quei documenti venissero resi pubblici perché ciascun cittadino si potesse fare l’idea leggendo gli atti di cosa è successo nel nostro tribunale. A fronte di questo mi è stato detto anche da forze politiche di opposizione che sarebbe un attentato contro i poteri dello stato. Anche qui, per favore vogliamo rappresentare la verità com’è? Un po’ di tempo fa queste forze politiche proponevano di fare i Congressi di Stato in diretta streaming e oggi siamo arrivati al punto che i lavori di una commissione parlamentare devono essere segreti e più segreti del segreto. Ma è giusto o no che la gente si renda conto di queste posizioni? Chi è che ha qualcosa da temere?” Così il Segretario Nicola Renzi nella conferenza stampa di giovedì scorso.

I documenti delle commissioni affari di giustizia Va detto che tra i documenti delle Commissioni affari di giustizia e consigli giudiziari che ancora non sono emersi non ci sono solo quelli delle sedute in cui si è urlato al colpo di Stato denigrando i magistrati, ma ci sarebbe anche la relazione sullo stato della giustizia del Magistrato Dirigente, il Giudice Lanfranco Ferroni, deceduto lo scorso 25 settembre. La relazione è relativa al 2017 ed è stata depositata e notificata anche ai consiglieri della Commissione competente i primi di settembre. Sarebbe stata anche illustrata nelle sedi competenti.

La relazione, tuttavia, nonostante ci si avvii verso la fine del 2018, non è ancora arrivata in Consiglio per la presa d’atto, facendo sorgere più di un dubbio sul perché la si voglia tenere riservata.

Qualche dato trapela Qualche dato, però, sembra essere noto negli ambienti politici, tanto che le polemiche sulla relazione del Segretario Celli si focalizzano sulle considerazioni personali gridando allo scandalo, ma dribblano sul dato di fatto che, probabilmente, dovrebbe fare riflettere di più sullo stato della giustizia. Ha detto Celli in un passaggio: “(…) Chi si attacca ad una indagine come se fosse una boa di salvataggio, non sta aiutando il Paese a trovare una rotta. C’è chi dice che sugli scaffali del giudice elevato al grado di “eroe” ci sono più di 500 procedimenti prescritti.

C’è anche chi ha detto che il giudice elevato al grado di “eroe” non è stato in grado di completare alcuna indagine significativa. Sarebbe doverosa una spiegazione. Altrimenti si potrebbe alimentare il dubbio che vi siano convergenze con una parte politica o addirittura l’intento di coprire le difficoltà e la mancanza di risultati significativi nello svolgimento del proprio lavoro. (…)”.

Ora, si potrà pure gettare alle ortiche l’intero intervento di Celli, ma questo passaggio di certo una riflessione la impone, proprio alla luce del fatto che questo dato preoccupante farebbe emergere centinaia di casi in cui la giustizia recalcitra. E farebbe pure venire dei dubbi sul perché a distanza di oltre un mese, quella relazione del Magistrato Dirigente Ferroni non sia giunta in Consiglio, come sarebbe doveroso.

Che cosa emergerebbe dalla relazione di Ferroni Dalla relazione di Ferroni emergerebbe quello che nel suo intervento Celli ha rilevato. In particolare il dato numerico delle centinaia di fascicoli finiti in prescrizione processuale, ma anche alcune considerazioni su come questo arretrato possa essersi generato, dalla distribuzione dei carichi di lavoro alla celerità di trattazione dei singoli magistrati.

Il giudice Ferroni nel parlare della lentezza con cui in certi casi vengono trattati i fascicoli, sottolinea anche che casi particolarmente delicati, che riguardano il tribunale al suo interno o che riguardano procedimenti anche socialmente e politicamente rilevanti, avrebbero necessità di una definizione rapida. Questa lungaggine e mancata definizione soprattutto di procedimenti delicati, direbbe ancora Ferroni, risulta ancor più grave perché potrebbe portare a liquidare qualsiasi legittima richiesta di procedere celermente sollecitando la definizione di quelle indagini, come una sorta di interferenza, cosa che non è, sull’inquirente.

Considerazioni pubbliche anche di alcuni legali Le numerose prescrizioni processuali stanno registrando contestazioni, neppure troppo velate, anche tra gli avvocati che invocano soluzioni. Tra queste in udienza pubblica di primo grado, lo scorso 18 settembre, quella dell’avvocato Rossano Fabbri che nella sua arringa difensiva per un caso di assegni a vuoto, aveva sollevato il fatto che la sua assistita avesse da tempo presentato una denuncia per truffa che, se definita, l’avrebbe scriminata dall’accusa in discussione in aula. Detta denuncia, però, sarebbe caduta nel dimenticatoio. “L’imputato – ha detto l’avvocato Fabbri – non si può fare carico di una ipotetica denegata giustizia. Il procedimento è del 2016. Non è andato né avanti né indietro. E riguardava un fatto determinante rispetto alla sussistenza dell’elemento soggettivo nella vicenda che stiamo trattando. Non può essere l’imputato a pagare il prezzo di questi rallentamenti che ormai l’istruttoria penale ha come fatto congenito. Certo, ci sarà chi è più contento che un procedimento si prescriva, come l’imputato, e chi lo è di certo meno, come la parte lesa. Tuttavia ormai la questione è nota a tutti ed ha raggiunto livelli conclamati di denegata giustizia”

 

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