San Marino. Des, anche Motus frena: “Un’opportunità per qualcuno non può compromettere la libertà di tutti”

“Un’opportunità per qualcuno non può compromettere la libertà di tutti”.

Parte da questa considerazione, la riflessione di Lorenzo Forcellini Reffi (presidente di Domani Motus Liberi) che ruota attorno al tema del Distretto Economico Speciale.

“La Repubblica di San Marino, contenta della sua piccolezza non ardisce accettare l’offerta generosa che le viene fatta, né entrare in viste di ambizioso ingrandimento che potrebbero col tempo compromettere la sua libertà” – Sua Eccellenza Antonio Onofri, 12 Febbraio 1797.

Sono passati più di duecento anni da quando le Istituzioni sammarinesi dell’epoca, di fronte al complesso equilibrio fra sviluppo economico e sovranità del Paese, agirono rispondendo “no grazie” a Napoleone, garantendo ancora una volta l’indipendenza di San Marino”.

Non è ovviamente l’unico caso della nostra storia, anche recente, ma è piuttosto emblematico per comprendere come in questo Stato il bilanciamento fra opportunità e libertà sia responsabilità della classe politica, oggi come allora.

Il senso pratico di questa affermazione si concretizza in una domanda, declinabile in più forme, che ritengo anche la cittadinanza si debba porre: “Siamo disposti a tutto pur di portare soldi in Repubblica? Siamo disposti a rischiare una parte della nostra autonomia?”
Qualcuno, dal centro storico al confine di Dogana, potrebbe anche rispondere con un “si” e se ciò accadesse mi preoccuperebbe non poco. Sono contento però di poter dire con certezza che la gente di DOMANI – Motus Liberi la pensa diversamente, esprimendo in più modi e momenti la forte attenzione nei confronti di questa tematica, ancor più da quando allertata relativamente ad un progetto come il Distretto Economico Speciale (DES).

Come detto recentemente da alcuni, il DES non è una novità nel mondo, negli altri casi però è stato concepito come uno strumento nelle “mani” del governo locale, mirato ad incentivare determinati e accuratamente selezionati settori del Paese, eventualmente in sofferenza, creando condizioni fiscali agevolate per chi vi aderisce, oltre che in specifiche località ben determinate e non in maniera diffusa in tutto il territorio nazionale. Per essere pratici: abbiamo un problema sul settore alberghiero di lusso? Il DES può creare condizioni agevolate per chi vuole investire in tale settore stimolandone lo sviluppo. Abbiamo un problema sulla ristorazione stellata? Come sopra. Abbiamo un problema su entrambi i settori? Il Governo potrebbe decidere di incentivare entrambi, guidando così lo sviluppo economico del paese. Questo però non è quello che accadrebbe a San Marino, con questo progetto per come è stato ideato.

Tema fondante di questo strumento, nel progetto depositato, è infatti chi decide quali settori agevolare e quindi gestire, per non dire controllare. Fino a che questa funzione rimane di competenza del Governo nulla osta, ma il DES delega questa funzione ad una società di gestione terza, affidata ad un investitore privato, individuato ancor prima di aver concordato e definito lo strumento normativo, che avrebbe campo libero su tutti o quasi i settori economici del nostro Paese. In parole povere il rischio, procedendo in questo modo, è quello di delegare a qualcun altro lo sviluppo economico, creando una zona per ricchi la cui gestione può rappresentare un centro di potere in grado, potenzialmente, di orientare la guida della Repubblica. Riconducendo infatti molteplici attività economicamente rilevanti ad un’unica società o persona, concedendo a questa la possibilità di muoversi in ogni ambito, permettendogli di orchestrare la rilevazione di attività in difficoltà senza un limite, si concentrerebbe troppo potere nelle mani di poche persone e ciò, oltre ad essere pericoloso, non è accettabile.

Ci pare che così ideato rappresenti la “gallina dalle uova d’oro”, mirato a risolvere i debiti o i problemi di qualcuno, non a creare sviluppo per l’intera comunità.

È ormai chiaro a tutti quanto DOMANI – Motus Liberi sia votato e concorde a spingere sullo sviluppo economico della nostra Repubblica: abbiamo insistito molto sulla necessità di investire per poter rilanciare il Paese, formulando proposte che andassero a vantaggio di tutti e reperendo risorse utili a sostenere le riforme strategiche, gravando meno sui cittadini. Abbiamo favorito collaborazioni con società come Alibaba o Amazon, in modo da concretizzare quella digitalizzazione utile ad essere snelli veloci e competitivi con il resto del mondo. Stiamo lavorando proprio in questi giorni un’opportunità sul tema energetico, che potrebbe essere la soluzione attesa da tutti. E non sono solo “progettini”, come vorrebbe far passare qualcuno: abbiamo proposto da tempo di lavorare insieme, tutti, ad un progetto di sviluppo con l’obiettivo di innescare un’azione coordinata, per individuare collettivamente la direzione verso la quale questo Paese debba essere condotto. Come già detto in diverse occasioni quindi, non bocciamo l’idea generica del DES, a patto che l’idea venga riformulata come già realizzata con successo in altri Paesi, garantendo la tutela del nostro territorio e degli interessi della cittadinanza.

Concludendo, la domanda rimane aperta a tutti, ma noi avanziamo la nostra risposta.
Cosa avremmo fatto se fossimo stati al fianco di Onofri? Gli avremmo dato man forte.

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