San Marino. Easy Bridge, la Cassazione conferma ingenti sequestri, Antonio Fabbri

Caso Easy Bridge, la Cassazione conferma ingenti sequestri

Antonio Fabbri

Operazione Easy Bridge, la Corte di Cassazione rigetta i ricorsi del commercialista sammarinese Franco Botteghi e dei coindagati, che avevano chiesto la revoca dei sequestri disposti dalla Procura di Rimini. Botteghi, assieme ai coindagati Paolo Iacomelli e Laura Vitali, ha presentato ricorso in Cassazione “avverso il provvedimento complesso con cui il Giudice per le indagini preliminari aveva convalidato il decreto di sequestro del Pubblico ministero ed aveva disposto contestualmente il sequestro preventivo dei beni di cui Botteghi Franco, Ferrarini Marco, Iacomelli Paolo e Vitali Laura, indagati in concorso tra loro per una vasta attività di riciclaggio, commessa tra il 2009 e il 2012, risultassero avere la disponibilità fino alla concorrenza di importi differenziati per ciascuno di loro”, si legge nella sentenza della Cassazione che ricostruisce in parte anche le vicende del procedimento. 

Si tratta di un maxi sequestro per equivalente, ciascuno per importi diversi, fino alla concorrenza complessiva di 10 milioni di euro. L’inchiesta è ancora pendente. Della vicenda si parlò circa un anno fa, quando esplose il caso nel novembre 2018, poi trattato di nuovo a gennaio quando furono disposti nuovi sequestri e poi a giugno di quest’anno. L’indagine, secondo quanto venne riferito all’epoca dalla guardia di Finanza, ha consentito di “svelare il meccanismo, finalizzato a sostituire denaro contante con assegni emessi da persone che potrebbero essere addirittura inconsapevoli dello scopo, bypassando in tal modo i presidi previsti dalla normativa di prevenzione del riciclaggio. Le somme in assegni, versate su conti correnti sammarinesi, venivano poi messe in sicurezza attraverso il trasferimento da San Marino verso società con sede in Paesi off-shore come Panama, Dubai, Emirati Arabi, Hong Kong”.

All’epoca immediata fu la replica dello studio Botteghi che dichiarò di essere “esclusivamente consulente, delle società coinvolte”.

Aveva anche annunciato che sarebbero stati impugnati i provvedimenti di sequestro. Così è stato fino in Cassazione. “Secondo il capo di imputazione provvisorio Botteghi Franco, unitamente ai coindagati, avrebbe trasferito verso istituti di credito della Repubblica di San Marino ingenti somme di denaro, raccolte in varie località italiane e transitate da ultimo in Rimini, provenienti da plurimi reati di esercizio abusivo dell’attività commerciale, il ricorrente ha lamentato che il Tribunale del riesame avrebbe affermato la giurisdizione dell’autorità giudiziaria italiana sulla base del fatto che Iacomelli e Vitali svolgevano attività commerciale sul territorio italiano ma tale affermazione non sarebbe supportata da nessun elemento dimostrativo”, si legge sempre nella sentenza della Corte , che ha tenuto udienza il 19 settembre 2019 n. 50740 e pubblicata nel portale della suprema Corte il 16 dicembre.

Nella sostanza i legali di Botteghi sostenevano il difetto di giurisdizione italiana, essendo stati, gli assegni contestati, cambiati a San Marino.

La Corte ha invece rilevato, richiamando alcune sue pronunce passate, che una frazione della condotta si era svolta in Italia e questo, ritengono dalla Cassazione, è un dato significativo e sufficiente per confermare la giurisdizione italiana. La Corte ha quindi rigettato i ricorsi ed ha confermato sia il sequestro sia le pronunce dei gradi precedenti sull’entità dello stesso.

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