San Marino. “Evitare i contagi nelle famiglie con l’isolamento delle persone positive”

Condivido pienamente l’ipotesi – in fase di studio e già prefigurata dalle autorità sanitarie e politiche – di porre le persone con sintomi lievi da Covid 19 in apposite strutture, in isolamento, al di fuori delle loro famiglie, per il tempo necessario. Tanto più ora, in cui è evidente che diversi contagi avvengono proprio all’interno dei nuclei famigliari ove sono presenti persone positive in quarantena domiciliare, come è emerso dai dati degli ultimi giorni.

La vicinanza dei propri famigliari di persone risultate positive al Covid, rischia di propagare ulteriormente il virus. Non tutti hanno la possibilità, all’interno delle case, di mantenere le distanze di sicurezza dai famigliari, tanto più vivendo 24 ore su 24 sotto lo stesso tetto e condividendo gli stessi spazi, anche a causa dei limiti strutturali di talune abitazioni.

Le famiglie che vivono in piccoli appartamenti, con pochissime stanze e ad esempio con un solo bagno, sono quelle più a rischio di propagazione del contagio all’interno dello stesso nucleo famigliare, nel quale possono esserci anche persone particolarmente vulnerabili come anziani o malati di altre patologie. Secondo me San Marino dovrebbe compiere questo passo, su cui si sta sviluppando un dibattito nel paese, per ridurre il più possibile i contagi e di conseguenza le morti. Almeno per le situazioni oggettivamente più a rischio.

A sostegno di questa convinzione parto da un fatto: nell’area di Wuhan in Cina l’emergenza, almeno in questa fase, è stata superata dopo tre mesi grazie a questa misura fondamentale, oltre che al blocco della mobilità e alla chiusura totale delle città e dei luoghi di lavoro.

In Cina hanno seguito questa modalità: tutte le persone con il virus che non avevano necessità del ricovero ospedaliero, e le persone in quarantena perché venute in contatto con persone contagiate, sono state portate fuori dalle loro famiglie e ospitate in alberghi, studentati o altre strutture appositamente preparate. Sono stati curati, se necessario, e accuditi in condizioni di isolamento, tutelando adeguatamente e mettendo in sicurezza il personale che si è preso cura di loro.

Questa misura, assieme alle altre, in Cina è stata assolutamente decisiva per spezzare la catena del contagio, in primo luogo proprio dentro le famiglie, portando al pressoché completo superamento dell’emergenza. Naturalmente, fatto salvo il pericolo attuale dei cosiddetti contagi di ritorno.

Se la preoccupazione è quella che le persone ospitate negli alberghi poi possano uscire dalle camere e aggregarsi tra loro, occorre impedire questi comportamenti. Ma questa preoccupazione non è, a mio avviso, un buon motivo per rinunciare a questa misura. San Marino è senz’altro provvista di strutture in numero sufficiente per ospitare le persone da porre in isolamento, naturalmente con tutto il supporto necessario. Questa scelta, se l’ha fatta un grande paese come la Cina per un territorio con oltre 50 milioni di abitanti, la può fare senz’altro anche un piccolissimo Stato come San Marino!

È indubbio che separare le persone dalle loro famiglie è particolarmente triste e doloroso, ma è il modo migliore per tutelare la salute e la vita innanzitutto dei propri famigliari. Al contempo è indubbio che una misura simile per lo Stato rappresenta un grande impegno, anche economico e organizzativo.
Ma la posta in gioco è fin troppo alta: si tratta di salvare vite umane e di ridurre il più possibile il contagio. A mio avviso occorre mettere in campo ogni sforzo possibile, anche se costoso, doloroso e difficile da accettare: prima lo facciamo e prima ne usciamo.

Andrea Leardini

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