San Marino. Fatture false per 900mila euro ed evasione fiscale, condannato, Antonio Fabbri

Fatture false per 900mila euro ed evasione fiscale, condannato sammarinese

Antonio Fabbri

Fatture false per quasi 900mila euro allo scopo di evadere il fisco, sammarinese condannato. È uno dei primi casi nei quali viene contestata l’evasione fiscale ai sensi del nuovo articolo 389 del codice penale.

Al comma terzo, in particolare, questa norma prevede l’imputazione per “chiunque, al fine di evadere le imposte, tasse e tributi in genere ovvero al fine di consentire a terzi l’evasione di tali imposte utilizza le fatture ed i documenti di cui al precedente secondo comma o presenta all’Amministrazione tributaria dichiarazioni avvalendosi dei medesimi”. Orazio Berardi, 53enne sammarinese titolare della “Ism Tecnoarredo”, ditta di Serravalle la cui licenza è stata sospesa volontariamente a marzo 2017, accusato per questo reato è finito ieri mattina davanti al giudice Alberto Buriani. 

Secondo l’accusa sono state emesse, tra il 2014 e il 2015, fatture per prestazioni in tutto o in parte inesistenti e sono state presentate all’ufficio tributario delle dichiarazioni false, avvalendosi, appunto della fatture false. Nello specifico durante il processo sono state ripercorse le fatture contestate emesse prevalentemente da una ditta di Marrakech, in Marocco, verso appunto la ditta sammarinese. Altre fatture ritenute false erano provenienti da due ditte di Mantova e da una di Viserba.

Nelle scorse udienze i testimoni, l’Ispettore Paolo Francioni del Nucleo Antifrode, e la direttrice dell’Ufficio Tributario, avevano ricostruito la documentazione e le verifiche svolte. E’ emerso in particolare che la segnalazione della ditta è scattata in seguito ad una riscontrata una non inerenza dei costi rispetto all’attività esercitata.

Relativamente alla ditta in Marocco, poi, è stato rilevato in udienza che la ditta risulta trattare prodotti chimici, ma si interfacciò con la ditta sammarinese per una fornitura di frigoriferi. Fornitura che per gli uffici preposti al controllo è risultata anomala ed ha fatto scattare prime le verifiche, poi la denuncia e, in seguito alle indagini, il processo.

Nell’udienza di ieri si è passati alle conclusioni. Il Procuratore del Fisco Roberto Cesarini ha chiesto che venisse confermato l’impianto accusatorio contenuto nel capo di imputazione ed ha chiesto quindi la condanna a 10 mesi, alla multa per 2000 euro all’interdizione per 2 anni e alle spese di giustizia.

Prima del Pf anche l’avvocatura dello stato, costituitasi parte civile per conto dell’Eccellentissima Camera, aveva chiesto il risarcimento del danno patito dall’erario da quantificare in sede civile.

Non dello stesso avviso, ovviamente, la difesa, sostenuta dall’avvocato Alessandro Cardelli, che già nella fase del dibattimento aveva cercato di evidenziare che le operazioni effettuate fossero reali e non in tutto o in parte inesistenti come sostenuto dall’accusa.

Alla fine, valutato l’esito del dibattimento, le testimonianze e le carte, il giudice Alberto Buriani ha nella sostanza accolto le richieste della Procura fiscale, condannando l’imputato a 9 mesi di prigionia, 2000 euro di muta 2 anni di interdizione. La pena è stata sospesa per tre anni. Il giudice ha disposto anche il risarcimento del danno a favore dello Stato da quantificare in sede civile. Probabile l’appello. 

 

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