San Marino. Festa dell’Amicizia: va in scena il preludio alla crisi

Alla festa della Dc va in scena il preludio alla crisi, Ciacci: “Legge bilancio insieme o la farà un altro governo”

Il bilancio delle due serate politiche, più la terza con l’intervento del Segretario Dc, sembra fare da preludio alla crisi. A darne motivo, più che le ripetute grida delle parti sociali e il ritornello di contestazione dell’opposizione, la breccia che questi trovano in maggioranza. In particolare a fare da sponda a letture politiche anche discutibili, è il capogruppo di C10, Matteo Ciacci. Quanto le sue affermazioni faranno traballare la maggioranza lo diranno questi ultimi giorni d’agosto.

“Abbiamo di fronte a noi delle sfide molto rilevanti – ha detto Ciacci – che ci dovranno vedere affrontare immediatamente un bilancio dello Stato che non può essere gestito e approvato da soli, come coalizione di maggioranza. Quindi, o le condizioni dei tavoli di confronto che ci hanno portato a fare una legge sulle risoluzioni bancarie direi puntuale e una legge elettorale altrettanto valida e, più in generale, questo clima può essere mantenuto, o altrimenti credo non ci sia altra strada se non ridare la parola ai cittadini. Perché credo che in questo momento siano essenziali la pace e il dialogo che si è riusciti ad ingenerare anche per il merito della maggioranza che, non tanto non ce la fa più da sola, ma nell’ultimo anno ha avuto un cambio di passo nel cercare di capire che anche altri alleati che non sono in maggioranza potevano essere chiamati responsabilmente per risolvere i problemi. Questo dialogo che è stato davvero molto produttivo io credo possa essere tenuto anche per affrontare il prossimo bilancio. Se ciò non avverrà, il prossimo bilancio dovrà essere fatto, io auspico, da una politica ampiamente rappresentativa e responsabile e un governo diverso”.

Cioè, Ciacci vuole l’appoggio dell’opposizione per fare la legge di bilancio. Una pretesa politica pressoché irrealizzabile, che se dovesse essere effettivamente posta come conditio sine qua non per mandare avanti il governo, suonerebbe già come la proclamazione della crisi.

Tanto che coglie la palla al balzo il presidente della Dc, Luca Beccari, che non ci pensa proprio ad appoggiare un bilancio di questa maggioranza. Ergo: “Noi alla legge di bilancio ci vorremmo lavorare in un contesto di un’altra legislatura”. Embè. Il dato politico rilevante della serata svoltasi sabato sulla terrazza del ritrovo dei lavoratori di Serravalle, insomma, è essenzialmente questo, oltre all’ostracismo delle opposizioni verso Repubblica Futura.

Il resto, a parte l’interessante intervento del senatore Mario Mauro sul valore dell’Europa, è il costante refrain già ascoltato ripetutamente nei due anni di legislatura.

Infatti il confronto sul tema, relativo a “sovranismi e populismi”, e sui pro e contro all’adesione all’Ue, ci mette poco a virare sul più populista dei temi: l’agognata caduta del governo.

L’opposizione, in estrema sintesi afferma: tutto da buttare quanto fatto dalla maggioranza, tranne la legge sulle risoluzioni bancarie e le legge elettorale che, però, le abbiamo fatte, e bene, noi della minoranza con senso di responsabilità.

Chi c’era della maggioranza dal canto suo dice: è successo di tutti e la maggioranza nell’ultimo anno ha cambiato passo condividendo che di fronte a problemi complessi serve unità d’intenti. Così Luca Beccari, Presidente Pdcs afferma: “Se questa legislatura è stata caratterizzata da un governo debole per mancanza di persone capaci e si è creato uno “scollamento” istituzionale, per non abdicare alla spinta populista e sovranista serve recuperare fiducia nella classe politica, mettendosi in netta discontinuità con le modalità del recente passato”. Il capogruppo di Ssd, Giuseppe Morganti, prova a usare toni diplomatici: “Il Paese aveva la necessità di una scossa e la gente lo ha detto espressamente con le ultime elezioni. Oggi, però, abbiamo la necessità di costruire un percorso di fiducia e, in questi giorni si sta riflettendo su questo. Tutta la politica ha dimostrato grande senso di responsabilità – continua – trovando una soluzione comune, anche con tutte le parti sociali. Non sarebbe mai stato possibile se non ci fosse stata questa condivisione. E’ la dimostrazione oggettiva di come sia possibile affrontare le problematiche difficili, solo insieme. C’è una necessità oggettiva del Paese di trovare un’unità politica e sociale ampia per dare risposte ai problemi attuali”.

Roberto Ciavatta di Rete si prende il merito di quanto di buono fatto per il paese e rispetto ad una possibile caduta del governo afferma: “Credo che la prossima legislatura sia vicinissima per una ragione molto semplice: l’esempio della ‘buona politica’ dell’ultimo anno è stato quello in cui l’opposizione è andata incontro alla maggiorana per superare dei problemi che sarebbero stati irrisolvibili. O la maggioranza è in grado di salvarsi da sola, mettendo insieme tutti e facendo i provvedimenti, oppure questa maggioranza è finita”. Ribadendo che questo governo era nato con un deficit di rappresentatività sin dall’inizio, l’esponente di Rete sostiene che il tempo sia finito e che si debba andare alle urne, garantiti dalle nuove regole della legge elettorale.

Non si è parlato solo di crisi, tuttavia, ma anche di Accordo di associazione con l’Ue. Tra pro e contro, sul tema dell’integrazione europea, Gerardo Giovagnoli segretario del Psd, Vice-Presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa nella scorsa legislatura, interviene dicendo che chiudersi nella sola protezione del proprio Stato nazionale, ha come risultato solo il conflitto. “La risposta del chiudersi, dell’individuare il nemico e di abbatterlo è illusoria. San Marino ha limiti in tantissimi campi, tranne che nella politica estera. Se tu ti sai giocare quella carta, allora sì che ottieni risultati. La soluzione non può essere rinchiudersi nella propria sovranità in senso esclusivo. Se torniamo al concetto di sovranità nazionale, come in passato, non contiamo niente sul panorama internazionale”.

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