San Marino. Francesco De Luigi, sull’intervento di Claudio Felici (antimafia)

Ora, in un quadro politico desolante, è più che normale invocare una
rinascita della politica, rinascita trasparente, onesta e unitaria. Questo è
quanto auspica Claudio Felici (Psd)
, il quale difendendo l’operato della commissione  Antimafia, si augura che da qui in avanti la politica non sia più
quella di prima.

Bene, e questo, suppongo lo vogliano tutti i cittadini sammarinesi. Ma il
consigliere Felici, così come tanti altri, prima del giorno della Commissione,
faceva parte o no dei vertici della classe politica? Non è anche lui all’interno
di un partito in cui alcuni membri sono stati più volte nominati nella
relazione? Partito che ha scelto in vista delle prossime elezioni di coalizzarsi
proprio con la Dc, altro partito che, dalla relazione esce con le ossa
rotte.

In quanto politico di spicco di uno dei partiti più importanti di questo
Paese, e sulla cresta dell’onda ormai da più di un decennio, chiediamo al
consigliere Felici se non si sente in qualche modo compartecipe di una simile
disfatta della politica nostrana. E se sì, perché solo ora, a giochi fatti,
quando tutto è stato messo per iscritto, nero su bianco, invoca a gran voce “di
chiudere definitivamente una pagina vecchia e di aprirne una nuova perché San
Marino possa stare a testa alta nel mondo come ha fatto per secoli”?

Perché si è lasciato che si arrivasse fino a questo punto senza indignarsi o
quanto meno senza intervenire prima, prima che la corruzione dilagasse nelle
istituzioni politiche e perfino in alcuni ambienti della pubblica
amministrazione?

Felici parla di ritardo della politica nell’adozione delle norme antimafia,
sul fronte della trasparenza e della tutela del sistema economico, e ha ragione,
ma perché solo adesso lo si afferma pubblicamente quando ormai pare tutto
compromesso?

Tale ritardo è stata una volontà, neanche tanto bene celata, di una buona
fetta della politica nostrana? Se così fosse allora significherebbe che questa
classe politica ha fallito e che se avesse un minimo di senso etico e civile, si
farebbe da parte e invece nessuno che ammette le proprie colpe o almeno le colpe
di una classe politica che ha sbagliato, facendo ricadere i suoi errori sulle
spalle dei cittadini.

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