San Marino. Il dottor Giuseppe Balducci va in pensione. La sua lettera ai pazienti di Faetano

“Ormai sono trascorsi più di 30 anni da quando ho vinto il concorso per espletare il lavoro di medico di base presso questo paese. Cioè in pratica come si suole dire una vita”.

Inizia così la lettera che il dottor Giuseppe Balducci ha scritto per salutare i suoi pazienti del Castello di Faetano. Il medico di base aggiunge: “Nel senso letterale del termine: ho visto famiglie, storie di vita, bambini e bambini che sono diventati mamme e genitori, genitori diventare nonni e nonni, che come è nell’ordine delle cose, dei quali rimane solo il ricordo.
Come la Sig.ra Lea Marina che volendo continuare la tradizione iniziata con il Dr Argyropolus nei primi mesi di attività, invitava a metà mattina per spezzare il lavoro a prendere il caffè nel suo appartamento sottostante il vecchio ambulatorio.
Vogliate credermi. della maggior parte di voi conservo un piccolo ricordo, un’espressione del volto, un atteggiamento.
Il Sig. Lorenzo sempre sorridente con lo stecchino in bocca.
il Sig. Domenico, babbo di Giorgio e Adele, sempre bonariamente arrabbiato che con pudicizia si voltava quando di riassestava gli abiti dopo la visita medica.
la Sig.ra Maria che orgogliosamente ricordava di essere state tra le prime pazienti e con fare scherzoso mi sgridava se ritardavo qualche settimana nella consueta visita domiciliare di controllo.
O i Signori Guidi Pietro e Renata che con grande generosità e semplicità portavano in regalo la colomba pasquale nel sacco di plastica della spesa.
E come dimenticare la nonnina, di cui non ricordo oramai neppure il nome, segretaria del fascio di rimini, accanitrice fumatrice di nazionali senza filtro che combatteva la cattiva circolazione coronarica cioè l’angina pectoris con la azione vasodilatatrice del superalcolico e vissuto serenamente fino a quando, una sera dopo essersi addormentata ,non ha più rivisto la luce del mattino.
O il Sig Guido con il racconto delle sue avventure amorose e la sua serenità d’animo che gli ha permesso di raccontarmi “adesso che son vecchio posso dire di avere un bel ricordo della vita”.
 
Credo o almeno spero che abbiate apprezzato la mia disponibilità anche se talvolta offuscata da qualche bofonchio. Di regole di accesso e burocratiche e quanto altro né ho imposte ben poche.
Di questo né sono in fondo orgoglioso perché ritengo che la medicina di base deve esser facilmente fruibile senza barriere di sorta.
Mi ritengo una persona riservata ma anche affabile. Spero che abbiate apprezzato il mio modo personale di rapportarsi con voi sempre proteso a cercare di venirvi incontro nelle vostre richieste.
E abbiate apprezzato anche il mio buon umore.
Come con la Sig.ra Emilia, vedova ormai da una vita, scherzando che non avrebbe trovato moroso con il dito della mano infetto.
In tutta coscienza posso dire che ho sempre cercato di fare il meglio.
Ho sempre detto e pensato che il medico di base deve essere soprattutto attento, scrupoloso, diligente e anche modesto nel senso di non dare mai niente per scontato e acclarato.
Se poi competente tanto meglio, anche se per essere attenti come sentinelle nel turno di guardia, bisogna sapere da dove può derivare il pericolo e l’insidia e quindi essere competenti.
La parte più difficile è stata quella di farmi carico del vostro dolore. Sopportare il peso di un vostro risentimento per una diagnosi il più delle volte neoplastica, considerata ritardata pur sapendo la non fondatezza del dubbio.
Forse, allora se … forse
Nel profondo della mia coscienza ben sono consapevole delle situazioni nelle quali forse avrei potuto far di meglio e di più ma in tutta sincerità non corrispondono a quanto da voi percepito e pensato.
Ringrazio pubblicamente la mia collaboratrice infermiera Paola che ha aiutato con la sua gentilezza e disponibilità e meticolosità a gestire la condotta e grazie alla quale il lavorare è stato senza dubbio più lieto.
E anche il mitico farmacista Iro che si è sempre adoperato per agevolare i vostri disbrighi burocratici magari anticipando senza ancora ricettazione qualche farmaco (e non sapete quanti discussioni e rimproveri da parte dei colleghi per il non rispetto delle procedure).
 
Insomma, come io sono stato 30 anni fra voi così anche voi avete rappresentato il mio vissuto e la mia vita.
Vorrei potervi ricordare tutti ma ciò non è naturalmente possibile.
Ringrazio tutti coloro che con piccolo pensiero o con i loro occhi umidi hanno dimostrato affetto simpatia e stima nei miei confronti.
Allora un abbraccio e permettetemi una lacrima mal trattenuta anche da parte mia.
PS. Comunque, pensione non vuol dire venire meno e quindi arrivederci a presto”.

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