San Marino, il suo ambasciatore Samori’: Belusconi mignon o nuovo Lavitola, senza conti all’estero

L’Ambasciatore della Repubblica di San Marino in Francia, Giampiero Samorì,  aspira a diventare il Presidente del Consiglio in Italia, ripercorrendo la strada di Silvio Berlusconi.

Berlusconi, Alfano e Dell’Utri permettendo o non permettendo.

Differenze da Berlusconi? “Non ho conti all’estero, ho una sola donna che è mia moglie, sono fedele e non racconto barzellette” (La Zanzara, Radio24, 9/11, Daniele Bellasio). 

A San Marino è stato indicato come amico di Claudio Podeschi.

Per Marco De Palma  (loccidentale.it, 11/11)  il personaggio Simorì è “un cocktail bizzarro fra Chavez e Von Hayek“. Simorì,  fra l’altro, promette, come segno di innovazione: “tra 5 anni in Italia solo auto elettriche“. 

 Di se stesso, Samorì dice: “Io, un Berlusconi mignon” (Barbara Romano, Libero Quotidiano, 11/11)

Scrive Salvatore Merlo di Il Fatto Quotidiano (10/11): “Ma chi è poi questo personaggio misterioso? La sua vita è un’impeccabile lubrificazione di sceneggiatura, un ammirevole incastro di cliché e stereotipi, senza una sbavatura nell’imprevisto: casa, donna e vita sgargianti, come ci si può aspettare da uno che fra i berlusconiani viene chiamato, e non senza brividi, ‘il nuovo Lavitola’.”

Da Lettera23.it, Gabriella Colarusso (8/11) su Samorì: “Di certo le scalate sono la sua passione. “Ci provò già nel 2009 con il fondo di De Benedetti M&C e successivamente con la Snia: per tentare di conquistare la società quotata in borsa fin dal 1992, Samorì si avvalse anche della collaborazione della Sin&rgetica di Bruno Ermolli, uno dei più potenti lobbisti del nord Italia, consigliere ascoltatissimo di Sivlio Berlusconi.
Entrambe le operazioni – M&C e Snia – si sono risolte in un nulla di fatto ma entrambe sono state condotte attraverso la sua holding Modena Capitale, della quale sono soci imprenditori come Mario Casoni, i costruttori Granulati Donnini, la Granitifiandree e istituti di credito come Veneto Banca e Tercas.
I LEGAMI CON L’EX CASSA DI RISPARMIO DI TERAMO. Quest’ultima, ex cassa di risparmio di Teramo, è a sua volta partecipata dalla holding di Samorì.
Attraverso la controllata «Modena capitale banking participations-società per l’acquisto di stabili partecipazioni spa», infatti, la Modena Capitale del banchiere modenese possiede il 4,8% della Tercas. In altre parole ne è uno dei maggiori azionisti.
Banca Tercas a sua volta detiene un’interessanza pari al 9,99% nella Assicuratrice Milanese spa, società del gruppo Modena Capitale di Samorì, che è anche partner assicurativo dell’Istituto di Teramo.
IL COMMISSARIAMENTO. A maggio di quest’anno, però, Banca d’Italia ha commissariato la Tercas per «gravi irregolarità e violazioni normative, ai sensi del Testo unico bancario», a seguito, «delle risultanze di accertamenti ispettivi di vigilanza disposti anche a seguito del coinvolgimento di Tercas in un procedimento penale della procura di Roma, relativo al fallimento di un gruppo immobiliare».
Il crac in questione è quello della Di.Ma Costruzioni, il gruppo dell’immobiliarista romano Raffaele Di Mario, che avrebbe creato un buco da circa 800 milioni. Con l’immobiliarista Banca Tercas è esposta per circa 23 milioni di euro”
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