San Marino. Insediamento dei Capitani Reggenti, il discorso del Nunzio apostolico

Di seguito il discorso pronunciato da Monsignor Emil Paul Tscherrig, Nunzio Apostolico e Decano del Corpo Diplomatico e Consolare accreditato in Repubblica, in occasione della cerimonia d’insediamento dei nuovi Capitani Reggenti Maria Luisa Berti II e Manuel Ciavatta I

Eccellentissimi Capitani Reggenti,
Signora Maria Luisa Berti e Signor Manuel Ciavatta,
Onorevoli Ministri di Governo,
Signore e Signori Ambasciatori e Membri del Corpo Diplomatico e Consolare,
Signore e Signori,

Il ritrovarci in questa solenne occasione ci offre la possibilità di rivivere un momento importante, storico e al contempo sempre attuale per la Serenissima Repubblica di San Marino. Questa giornata ci permette anche di riflettere, in qualità di Rappresentanti di diverse Nazioni e Popoli qui riuniti, sul ruolo che la Comunità Internazionale e le sue Istituzioni rivestono soprattutto
in momenti di crisi come quelli che stiamo vivendo.
La pandemia che ha attraversato l’intero globo negli ultimi due anni continua a seminare morte con effetti sulle economie mondiali, creando povertà e ulteriore disuguaglianza tra i popoli; i cambiamenti climatici stanno modificando gli assetti e i ritmi delle nostre terre e delle nostre stagioni; il frastuono delle armi, i suoni di distruzione e le voci di dolore che, in Europa e in varie altre parti del mondo, tornano in maniera prepotente e preoccupante, sono tutti elementi di profonda preoccupazione. In occasione dell’ultima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il suo Segretario Generale ha lanciato il monito che “il mondo è in grave pericolo”. Papa Francesco, da parte sua, non esita a ripetere che stiamo vivendo “la terza guerra mondiali a pezzi” (Fratelli tutti, 25).

Eccellenze, Signore e Signori,
In momenti in cui tornano a contrapporsi idee e visioni del mondo, è quanto mai urgente ritornare alle fonti del diritto come base della convivenza internazionale sana e pacifica. Nel suo preambolo, la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo ricorda che «il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti eguali e inalienabili» costituisce «il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo», e che è «essenziale d’incoraggiare lo sviluppo di relazioni amichevoli tra le nazioni».
L’equilibrio costante tra la sovranità di ciascun Stato e i rapporti internazionali che li legano è l’asse su cui garantire i diritti civili, religiosi e politici, quelli economici, sociali e culturali, e quelli che vengono definiti i diritti della «terza generazione», ovvero il diritto allo sviluppo e al rispetto del creato.
L’appartenenza attiva e propositiva alla Comunità Internazionale, che si orienti ad un futuro di bene comune, e il ruolo di garanzia del diritto che la regola, rappresentano i punti imprescindibili in grado di affrontare le crisi che attraversano la nostra attualità. La “diplomazia preventiva” fondata sul dialogo, le strategie di crescita sociale ed economica in un orizzonte di lungo periodo e
la promozione dei valori della convivenza pacifica, sono gli strumenti di cui il diritto internazionale è già detentore e garante.
Dove i diritti dei singoli e degli Stati sono rispettati e protetti, il ricorso all’uso della violenza non ha più senso. Si apre invece la via per un’intesa negoziata in grado di evitare i conflitti e le incomprensioni, di proteggere le persone e di garantire loro una vita dignitosa e pacifica. Le sfide che stiamo attraversando rappresentano dunque un pressante appello a noi e ai leader delle Nazioni affinché prevalga il rispetto e la fratellanza sul principio dell’odio e della guerra.
Questo impegno per il futuro della nostra esistenza richiede la collaborazione di tutti gli Stati, senza eccezione. Sono perciò fiducioso che anche Voi, Eccellentissimi Capitani Reggenti, non mancherete di partecipare in questo sforzo per un mondo migliore retto dal diritto e dal mutuo rispetto. Con questi sentimenti mi permetto di augurarVi un servizio efficace in vista di questo bene comune, nell’ambito della Vostra cara e nobile Repubblica e nel contesto delle più ampie relazioni internazionali. Buon lavoro e grazie.

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