San Marino. L’ambasciatore dell’Azerbaigian in Italia contesta la ricostruzione di Libera sugli scontri armati con l’Armenia

Sarebbero state le forze armate armene e non quelle Azere a compiere atti di provocazione armata.

Qualche giorno fa il tema era stato lanciato anche a San Marino da Libera con un comunicato in cui aveva evidenziato come l’esercito azero avrebbe iniziato l’aggressione contro l’Armenia.

L’ambasciatore dell’Azerbaigian in Italia, Mammad Ahmadzada, ha contattato Libertas per spiegare la propria versione: “Nella notte tra il 12 e il 13 settembre 2022, le forze armate dell’Armenia hanno compiuto provocazioni militari su larga scala in direzione dei distretti di Kalbajar, Lachin e Dashkasan dell’Azerbaigian, al confine tra Armenia e Azerbaigian. I gruppi di sabotaggio delle forze armate dell’Armenia, approfittando del difficile terreno montuoso della zona e delle avverse condizioni metereologiche, hanno tentato di piazzare mine nelle aree comprese tra le postazioni delle unità dell’esercito dell’Azerbaigian e sulle strade di rifornimento nelle suddette direzioni. Le posizioni, i rifugi e le roccaforti dell’esercito dell’Azerbaigian sono stati oggetto di bombardamenti intensivi da parte delle formazioni armate armene con vari tipi di armi, inclusi mortai e artiglieria, che hanno causato vittime tra il personale delle forze armate dell’Azerbaigian e hanno inflitto danni alle infrastrutture militari. Le forze armate dell’Azerbaigian hanno adottato misure urgenti e adeguate a reprimere immediatamente tali provocazioni, per garantire la sicurezza dei militari, nonché del personale civile impegnato nei lavori di riabilitazione e ricostruzione nelle aree vicine. Hanno perso la vita, divenendo martiri, 50 militari delle forze armate dell’Azerbaigian, mentre neutralizzavano gli attacchi dell’Armenia“.

In merito alle informazioni diffuse dall’Armenia, che accusa l’Azerbaigian di aver attaccato, l’ambasciatore spiega che si tratterebbe delle “solite disinformazioni della parte armena. Nessun obiettivo civile è stato attaccato dall’Azerbaigian. Come confermato dalla parte armena, non ci sono vittime o feriti tra la popolazione civile. L’esercito azerbaigiano ha preso di mira con elevata precisione solo oggetti militari legittimi nelle immediate vicinanze della linea di confine, con l’obiettivo di sopprimere la capacità dell’Armenia di attaccare l’Azerbaigian, oltre a garantire la sicurezza dei confini dell’Azerbaigian e reprimere le provocazioni dell’Armenia“.

L’ambasciatore azero riferisce anche che “dalle ore 9 del 13 settembre 2022, tenendo conto delle richieste dei partner esteri, è stato raggiunto un accordo sul cessate il fuoco. La parte azerbaigiana si aspetta che l’Armenia adempia agli obblighi raggiunti e non aggravi la situazione, commettendo nuove provocazioni. L’Azerbaigian non è interessato all’escalation militare nella regione. Abbiamo sofferto molto per l’aggressione militare e per le guerre dell’Armenia negli ultimi trent’anni. Durante la Prima guerra sono stati uccisi più di ventimila azerbaigiani, più di un milione di azerbaigiani sono divenuti sfollati interni e rifugiati. Nella seconda guerra sono stati martirizzati circa tremila azerbaigiani e, come già menzionato, solo nelle ultime ore, hanno perso la vita 50 militari azerbaigiani. Inoltre, le città e i villaggi dell’Azerbaigian sono stati distrutti e rasi al suolo. Il mio Paese attualmente attua progetti di investimento su larga scala in aree vicine all’ultima zona di escalation militare, conduce ad ampio raggio lavori di ricostruzione e riabilitazione postbellici. Gli scontri militari sono un pericolo immediato per questi progetti“.

Mammad Ahmadzada elenca poi una serie di interventi e di azioni che smentiscono la volontà azera di iniziare un nuovo conflitto con l’Armenia, puntando piuttosto ad una normalizzazione, sia dei territori coinvolti nelle precedenti guerre, sia dei rapporti con il vicino armeno: “Vorrei rendere noto che il primo gruppo di sfollati interni azerbaigiani della prima guerra del Karabakh è stato rimandato nel villaggio di Aghali, nel distretto di Zangilan, vicino all’ultima zona di tensione militare, che rappresenta il primo smart village interamente ricostruito dopo la liberazione. Sta per essere ultimata la costruzione dell’aeroporto internazionale di Zangilan nell’area prossima al confine di Stato con l’Armenia. Si prevede l’inaugurazione dello stesso nei prossimi giorni. Inoltre, pochi giorni fa, la parte azerbaigiana ha compiuto un altro gesto di buona volontà e ha rilasciato altri cinque cittadini armeni detenuti in Azerbaigian. Abbiamo dichiarato varie volte che uno dei nostri obiettivi è l’integrazione dei residenti locali di origine armena dei territori azerbaigiani colpiti dal conflitto e vengono adottate misure coerenti dalle autorità azerbaigiane competenti a tal fine, e recentemente è stata raggiunta una seria dinamica positiva in questa direzione. Un esempio di ciò è la costruzione di una nuova strada che aggira la città di Lachin. Ma in tutti questi processi l’Armenia agisce in modo distruttivo e tenta di ostacolare lo sviluppo dei contatti e del dialogo tra l’Azerbaigian e i residenti locali di origine armena. Parallelamente a ciò, si osservano chiaramente le intenzioni di una forte militarizzazione dell’Armenia. Il comportamento dell’Armenia mostra che questo Paese non vuole la pace e ricorrendo a provocazioni militari su larga scala sul confine di Stato mira a coinvolgere terzi, ampliare la geografia della tensione, ottenere un pretesto per sfuggire ai colloqui di pace, così come rallentare l’attuazione di progetti di infrastrutture civili di ampio respiro realizzate dall’Azerbaigian nelle aree di confine liberate dall’occupazione

 

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