San Marino. Legge sullo Sviluppo

Comunicato stampa

La Segreteria di Stato intende precisare alcuni elementi importanti della cosiddetta “Legge sullo Sviluppo” per ripristinare la corretta realtà delle cose.
Crediamo sia molto importante confrontarsi con tutte le parti sociali e datoriali e con l’opposizione nel merito del testo, per cercare di arricchirlo e migliorarlo. Questo confronto tuttavia non può che partire da una corretta e non distorta lettura di quanto al momento presente nella normativa proposta dal Governo, altrimenti tutto diventa complicato.
Quando si dice, ad esempio, che “si penalizzano le piccole imprese, gli incentivi e le agevolazioni fiscali tengono conto solo di chi ha più di 5 dipendenti”, si dice ad esempio una cosa falsa perché l’articolo 3 della norma proposta prevede, dal comma 6 in poi, l’esatto contrario: il credito d’imposta previsto per le aziende che effettuano incrementi occupazionali in un determinato esercizio, infatti, è molto più elevato per le imprese che hanno meno di 5 dipendenti. Siamo infatti consapevoli che per le piccole imprese è più complicato incrementare l’occupazione e quindi è necessario un sostegno maggiore per chi pone in essere tali comportamenti virtuosi. Al medesimo articolo 3, poi, è previsto anche un credito d’imposta basato sulla fotografia, anno per anno, del numero di lavoratori residenti assunti dall’impresa, meccanismo che invece, per varie ragioni, può essere maggiormente capace di sostenere le necessità ed esigenze delle grandi imprese. Si tratta quindi di un articolo che può certo essere migliorato, ma che è capace di sostenere sia la piccola che la grande impresa.
Quando si dice “concedendo licenze individuali a stranieri, purché assumano 1 o 2 sammarinesi, con tanto di agevolazioni, si corre il rischio di danneggiare le attività già esistenti a San Marino e di impoverire un settore penalizzato da un mercato saturo e limitato” si dice un’altra cosa non vera: da un lato perché viene reso possibile ottenere la residenza con questi parametri di investimento solo per alcuni specifici settori che saranno individuati in maniera precisa e dettagliata in linea con quanto previsto nel programma di Governo (imprese attive nelle aree della mobilità sostenibile, delle telecomunicazioni e hi-tech, delle energie rinnovabili, del riciclo dei rifiuti, dell’enogastronomia, dell’economia della conoscenza e le start up ad alta tecnologia) e dall’altro perché tali residenze saranno contingentate (per adesso, 50 all’anno). Fuori da questi settori, i parametri di accesso si alzano in maniera significativa ed è anche prevista l’individuazione di aree economiche in cui la residenza non potrà essere concessa, per ragioni, fra le altre, di “eccessiva saturazione di mercato”: in sostanza, esattamente quello che chiede chi, stranamente, critica la misura. In sostanza: nessuna apertura indiscriminata ma la volontà di far crescere alcuni settori importanti nel territorio della Repubblica, oggi poco presenti, utilizzando anche la residenza come strumento di politica economica.
In ultimo, il tema del costo del lavoro. L’aumento dell’aliquota contributiva, posta in essere per riequilibrare il Fondo Ammortizzatori Sociali (che per legge dovrebbe essere autofinanziato e che oggi è pesantemente in deficit) viene compensato da una significativa riduzione del costo del lavoro, rispetto ad oggi, per l’assunzione di lavoratori sammarinesi o residenti: vogliamo dare alle imprese la possibilità di assumere le risorse di cui necessitano senza discrezionalità e lungaggini, ma ovviamente abbiamo necessità di dare priorità all’assunzione delle nostre risorse interne, cosa che facciamo non più con divieti e burocrazia ma con un meccanismo di mercato. Che riteniamo molto più efficace.
Tanto si doveva, con la speranza che il confronto possa essere efficace e capace di migliorare quello che già è presente nel testo.

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