San Marino. Libera: “Sistema bancario, necessario un nuovo quadro delle regole interne ed internazionali”

“Il necessario percorso di trasparenza attuato sul sistema deve ora trovare una risposta in termini di efficacia nella gestione degli Istituti bancari e ciò sarà possibile solo se la politica sarà in grado di definire il nuovo quadro delle regole interne ed internazionali, quadro che ci pare non essere una priorità di questo governo”.

È quanto sostiene Libera in una nota a proposito del sistema bancario sammarinese che, per il partito d’opposizione, “ha vissuto 10 dei peggiori anni della sua esistenza.

La decisione folle, adottata fra la fine degli anni ’90 e gli inizi del 2000 da governi diretti dalla Democrazia Cristiana in alleanza con il Partito Socialista, denunciata dalla Commissione di Inchiesta, ha dato vita – attacca Libera – ad una piazza finanziaria che, senza alcuna regola ha concesso sette nuove licenze bancarie dando ai dirigenti del settore la possibilità di approfittare di un fiume di denaro grigio, quando non nero, e di concedere prestiti agli amici degli amici generando il più grande disastro finanziario che San Marino ricordi: la generazione di una massa di crediti non performanti pari a più della metà degli interi crediti concessi.

Il fiume di denaro (grigio e nero) è stato fermato dalle pesanti azioni messe in atto dall’Ocse, i crediti non performanti sono rimasti invece all’interno del sistema generando fallimenti che solo lo Stato con il proprio patrimonio prima e poi con il debito pubblico, ha potuto sanare impedendo che fossero i risparmiatori a subire il grave danno prodotto dai manager”.

Per Libera “nessuno voleva che questo disastro venisse alla luce, forse per poter continuare a gestire le cose alla vecchia maniera, mettendo la polvere sotto il tappeto. Ma oggi disponiamo finalmente del quadro reale, grazie anche all’operazione trasparenza e a quella del 2019 su Banca Cis che hanno rilevato i gravi danni generati da gestioni che mai nessuno in precedenza aveva avuto il coraggio di contrastare.

Questa è la situazione che si ritrovano ad affrontare le banche rimaste in piedi, ma con posizioni diverse, se non diametralmente opposte per posizione patrimoniale e di mercato, ma convergenti su alcuni specifici punti che l’ex Presidente dell’Ente Cassa di Faetano ha denunciato apertamente. Prima di tutto il memorandum con Banca d’Italia, considerato il passaporto affinché il sistema finanziario sammarinese possa uscire dal proprio isolamento e dialogare con l’Europa.

L’obiettivo pare che sia stato ‘dimenticato’ dal Governissimo dei 44 che si bea del risultato ottenuto attraverso un artificio contabile per Cassa di Risparmio, senza considerare però che la politica del credito alle famiglie e alle imprese sul territorio si è assottigliata, generando gravi danni all’economia reale, e soprattutto non considera che i mercati esteri per le banche sammarinesi sono del tutto preclusi. L’unico modo che viene adottato per rimettere in sesto i bilanci è quindi quello della drastica riduzione dei costi, generando problemi seri al personale, ai fornitori e allo Stato.

C’è poi il tema dei fortissimi costi di gestione di Banca Centrale, che chiude i propri bilanci in attivo a discapito del conto economico delle banche private che devono pagare somme ingenti per sostenere costi non più giustificati dal ridotto numero dei capitali gestiti.

Allo Stato e a Banca Centrale si contesta la burocratizzazione del sistema e l’accentuazione di politiche di controllo talmente farraginose da indurre il personale delle banche ad essere altrettanto rigido nei rapporti con la clientela fino ad allontanarla. Forte è la preoccupazione per le decisioni che verranno adottate per la gestione degli NPL, una preoccupazione crescente dato che il veicolo che dovrebbe gestirli è stato già istituito da molto tempo, ma il governo non ha trovato la quadra per emanare i decreti attuativi che prevedono la cessione e la gestione di questi crediti. Se la gestione di questi sarà poi la medesima che sta avvenendo per quelli di Banca Cis, è meglio prepararsi al peggio.

Quindi la critica più forte, mascherata dal Governo grazie alla politica delle “strette di mano”, il mancato risultato nelle relazioni con le Istituzioni italiane, Europee ed Internazionali. Tutte critiche reali e concrete che impediscono la ripresa” conclude Libera.

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