San Marino. Matteo Salvatore arrestato per omicidio

Un omicidio eccellente spicca negli annali della cronaca nera sammarinese. Un caso che di clamore ne sollevò parecchio all’epoca – siamo negli anni 70 – per la popolarità del personaggio che finì agli arresti. Lui spedito ai Cappuccini e la sua compagna al Creatore. Era l’estate del 1973 quando Matteo Salvatore, cantautore folk, venne arrestato con l’accusa di omicidio. Il suo nome oggi si ricorda a malapena, ma all’epoca Matteo Salvatore era qualcuno. Si era ritagliato una buona fetta di popolarità dopo un’infanzia di miseria e una gioventù altrettanto magra. Era nato ad Apricena, provincia di Foggia, il 16 giugno 1925, genitori poverissimi, figli da crescere nella disperazione e nell’analfabetismo in cui navigava l’Italia negli anni seguenti alla grande guerra, il Meridione in particolare. Non a caso infanzia e povertà saranno i temi ricorrenti nei suoi primi testi, le sue prime ballate in cui allegria e ironia si intrecciano con un tocco di irriverenza. E’ importante ripercorrere le tappe della dura gavetta per entrare nel mondo di un artista decisamente ‘diverso’, tanto da attirare l’attenzione di intellettuali del rango di Italo Calvino che disse di lui. «Le parole di Matteo Salvatore le dobbiamo ancora inventare». Eugenio Bennato lo ricorda come “grande poeta di povera gente, figlio diverso del sud d’Italia”. Per Renzo Arbore, suo amico ed estimatore “l fascino della voce di Matteo non è raccontabile, si può solo parlare della sua straordinaria autenticità”.

Tanto basta per inquadrare un artista innovatore di un nuovo stile che aveva anticipato la generazione dei grandi cantautori italiani in un periodo dove il folk revival aveva conquistato estimatori e discografici. Effettivamente lasciavano il segno i suoi testi ai quali pare collaborasse anche la moglie Ida. Lei sapeva scrivere, era una valida spalla nel mettere ordine a musica e parole.
Ma c’era anche una compagna nella vita di Matteo Salvatore, una amore neanche tanto segreto a quanto pare, Adriana Doriani, corista, che lo seguiva nei suoi spettacoli.
Lo seguì anche a San Marino nel settembre del 1973 per uno spettacolo che doveva tenersi a Serravalle, una festa di piazza (piazza Bertoldi) all’insegna del folk. Alloggiavano all’hotel Titano quella sera l’artista pugliese e la sua compagna. Ma i suoi fans lo avrebbero atteso invano sulla piazza. Niente concerto, il loro beniamino era stato arrestato per omicidio.
Cosa accadde quella maledetta sera per scatenare l’istinto omicida in un uomo semplice dal sorriso infantile?
“Un raptus di gelosia finito in tragedia, un gesto andato oltre le intenzioni – spiega Alvaro Selva, l’avvocato che all’epoca si occupò della sua difesa in tribunale – Tutto a causa del rapporto di conoscenza tra la donna e un direttore del coro della Rai, una di quelle conoscenze nell’ambiente artistico dalla quale il suo compagno cantautore avrebbe potuto trarne dei benefici per la sua attività”.
Ma il cantante evidentemente quel rapporto deve averlo interpretato nel modo più morboso, forse il tarlo della gelosia scavava da tempo, sta di fatto che in quella stanza d’albergo perse il controllo e le mani scattarono al collo della donna.
“La morte sopraggiunse per asfissia – ricorda l’avvocato Selva – Matteo Salvatore fu accusato di omicidio e condannato a 7 anni e mezzo, finì in carcere ma non fu abbandonato dalla famiglia. La moglie benchè ormai separata veniva a trovarlo assieme alla figlia. Anche Renzo Arbore gli restò sempre vicino in quei giorni difficili”.
Arbore, anche lui foggiano, addirittura organizzò con altri artisti una sostanziosa colletta per ingaggiare un penalista del Foro di Roma da affiancare al collega sammarinese per riaprire il caso in appello.
“La nostra tesi difensiva faceva leva sulla non volontarietà del gesto ma era un’impresa difficile. Le perizie legali erano importanti, si battagliava tra referti e controreferti – spiega Selva – alla fine però riuscii ad ottenere una superperizia effettuata da un professore di Bologna che clamorosamente diede ragione a noi mettendo praticamente in dubbio la prima autopsia. Giocò a nostro favore la tesi della inibizione cardiaca. Significa che una pressione sul collo può anche bloccare il cuore in soggetti evidentemente predisposti”.
In definitiva non era più omicidio volontario come l’accusa voleva ma omicidio preterintenzionale come la difesa chiedeva.
Alla fine Matteo Salvatore lasciò il carcere dopo quattro anni, dopo avere scontato almeno la metà della pena come prevede la legge sammarinese.
Poi cosa accadde?
“Sono andato a prenderlo in carcere e l’ho portato a mangiare a casa mia – ricorda Alvaro Selva -. Poi per tenerlo su l’ho portato al ritrovo dei lavoratori dove si è lasciato andare nel modo che sapeva fare lui, cantando”.
Le ha manifestato riconoscenza?
“Mi dedicò addirittura una canzone. Diceva: viva viva il Perry Mason di San Marino. In effetti come suo avvocato ero diventato famoso perché ero io a parlare con i giornalisti di tutta Italia che seguivano la sua vicenda giudiziaria”.
Il resto esce dalle cronache, Matteo Salvatore tira avanti lontano dai grandi riflettori fino al 2005 per tornare nella sua Apricena il 27 agosto, dentro una bara.
“Non so se Matteo sapesse di essere un ‘grande’ – scriverà Teresa De Sio, altra sua estimatrice – forse aveva accolto questo destino eccentrico di cantastorie maledetto, come un pescatore che si rassegna alla mareggiata”.
Poche parole del giornalista e narratore pugliese Beppe Lopez – scritte prima della scomparsa dell’artista – suonano come epitaffio più appropriato: “E’ rimasto quello di sempre, solo, disperato, intrattabile”.

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