San Marino. Mazzini: “scopo criminoso favorito dalla disponibilità di istituti bancari”, A. Fabbri

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Mazzini: “scopo criminoso favorito dalla disponibilità di istituti bancari”

Nelle pagine della sentenza considerazioni e constatatazioni che danno conto delle distorsioni del sistema

Antonio Fabbri

Quello che salta agli occhi nelle motivazioni del “conto Mazzini” è la ricostruzione grafica che è stata fatta di tutto il vorticoso movimento dei libretti e delle somme di denaro finite in mano a politici e non. Una ricostruzione visiva che si sviluppo su 7 pagine. Un “lenzuolo” di nomi e movimentazioni – difficile da riprodurre sulle pagine del giornale – che basterebbe da solo a motivare la decisione presa in primo grado dal giudice, quanto meno per quanto riguarda l’anomalia dei passaggi di denaro, le volontà e le modalità utilizzate per trasferire, sostituire ed occultare le somme al centro delle imputazioni del “conto Mazzini”.

Un quadro che fa compiere al giudice anche alcune considerazioni sulle quali il sistema bancario dovrebbe, ancora oggi, interrogarsi e fare una riflessione profonda, quanto meno per non ricadere in analoghi errori e rifuggire da pratiche improprie che potrebbero sempre tentare l’attività finanziaria e creditizia. “Non si è dinanzi ad eventi occasionali, risultato di disattenzione o trascuratezza – scrive il giudice Gilberto Felici – bensì a passaggi imposti proprio dallo scopo – criminoso – perseguito dagli agenti (…) Il tutto, ovviamente, favorito dalla disponibilità di istituti bancari che, in spregio a qualunque normativa, circolare o prassi bancaria generalmente riconosciuta, hanno volontariamente trascurato – siccome di comproprietà, o soggetti all’influenza, degli stessi imputati – anzi, talvolta, deliberatamente agevolato, la conclusione di operazioni deficitarie dei requisiti minimi necessari per il loro compimento (identificazione cliente, sottoscrizione contabili bancarie, mancata presenza di colui che effettua l’operazione allo sportello, utilizzo di causali fasulle – i.e., su tutte, quella del prelevamento/ versamento contanti in vece del giroconto o bonifico – interferenze sull’agire degli impiegati che effettuano l’operazione)”.

Il giudice Felici nella sentenza Nelle pagine della sentenza considerazioni e constatatazioni che danno conto delle distorsioni del sistema parla di “contaminazione tra controllato e controllante” che “ha di fatto agevolato la reiterata commissione di violazioni di norme e prassi vigenti in organismi, quali banche e finanziarie, nelle quali la tipologia di attività praticata avrebbe invece necessitato maggior rigore tanto da parte dei soggetti arruolati per lo svolgimento delle mansioni più routinarie quanto e, soprattutto, da parte dei professionisti reclutati per la sorveglianza ed il controllo delle attività praticate. Nei vertici organizzativi e gestionali di questi enti sedevano individui animati da interessi personali, condivisi con una congerie di soggetti ben piazzati nello scenario politico ed economico del Paese, che hanno sovvertito schemi organizzativi e buone prassi per soddisfare le proprie ed altrui esigenze, consci della impunità garantita dal silenzio dei dipendenti e dal posizionamento dei sodali. Gli autori dei reati erano, al contempo, gli incaricati del ruolo di monitoraggio sulla regolarità dell’operato della struttura, ed i registi dello scriteriato svolgimento dell’attività sociale”, afferma il giudice Felici.

E’ sicuramente singolare che alcuni dei protagonisti, diretti e indiretti, del sistema descritto dalle motivazioni della sentenza “Mazzini”, di quando in quando ancora oggi pretendano di indicare quali debbano essere le buone pratiche di gestione del sistema bancario e finanziario sammarinese.

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