San Marino. Ostruzionismo sulla nomina dei giudici. Minoranza fa ciò che dice Gabriele Gatti

L’Informazione di San Marino: ostruzionismo sulla nomina dei giudici

Il Consiglio attua l’ostruzionismo sulla nomina dei giudici. Come previsto. Intanto il Tribunale precisa: “In merito ad affermazioni di stampa apparse in data odierna relative alla presa d’atto della graduatoria del concorso per la nomina di due giudici di Appello si rendono necessari alcuni chiarimenti. La procedura di presa d’atto all’ordine del giorno del Consiglio Grande e Generale costituisce l’atto conclusivo di un procedimento per la nomina di due giudici di appello che lo stesso Consiglio Grande e Generale ha deliberato di avviare in data 15.03.2019. A seguito di tale deliberazione si è svolta la procedura selettiva, rigorosamente disciplinata dalla legge, procedura che si è conclusa con la formazione di una graduatoria di vincitori deliberata dalla Commissione giudicatrice in data I luglio 2019. Come ricordato dal Collegio Garante della Costituzionalità delle norme con la sentenza 24 marzo 2004 n. 3, la presa d’atto del Consiglio Grande e Generale della graduatoria approvata dalla commissione non costituisce ‘esercizio di potere discrezionale’, ‘non incide sulla validità del provvedimento’ e ‘non è sottoposta a formale votazione del Consiglio Grande e Generale’.

Alla luce di tali premesse non potrebbero avere alcun fondamento le notizie di stampa secondo le quali la presa d’atto potrebbe mancare in considerazione di una supposta volontà di “mantenere libero un posto” di giudice d’appello. Non trattandosi infatti di atto discrezionale, ma di atto vincolato, una tale scelta “selettiva” non sarebbe nemmeno astrattamente ipotizzabile da parte del Consiglio Grande e Generale.

Inoltre corre l’obbligo di tutelare l’immagine di questo Tribunale e dei suoi giudici di fronte alle supposte indiscrezioni relative all’ambizione di questo o quel magistrato di ricoprire il ruolo di giudice d’appello (condizione per la realizzazione della quale si richiederebbe pertanto una mancata presa d’atto). Un tale ipotetico obiettivo, oltre, come detto, a non essere praticabile giuridicamente, cozza anche con la logica più elementare. Se tali fossero state le ambizioni di questo o quel giudice, nulla avrebbe impedito ad esso di presentare la propria candidatura nella procedura di nomina che si è testé conclusa.

Infine quanto a ipotetiche e meramente congetturali valutazioni sulla “discutibile” legittimità del predetto concorso, senza entrare nel merito del tenore più o meno diffamatorio di tali illazioni, da valutare eventualmente in altra sede, resta il fatto che qualsiasi asserito vizio del procedimento non potrebbe essere accertato o sindacato in sede di presa d’atto (che rimane atto vincolato), ma andrebbe contestato nelle sedi giudiziarie preposte avverso le deliberazioni della Commissione (sent. 3/2004 del Collegio Garante).

Peraltro, la mancata presa d’atto, precludendo la formale conclusione del procedimento, avrebbe semmai l’effetto di impedire che l’accertamento di tali ipotetici vizi venga effettuato. Tutto ciò precisato, si rinnova l’appello alle istituzioni competenti affinché consentano la conclusione dell’iter di nomina dei giudici d’appello, il cui reclutamento è stato dalle stesse istituzioni avviato molti mesi fa. Inutile dire che la mancata presa d’atto danneggerebbe esclusivamente gli utenti del servizio giustizia e cioè i cittadini sammarinesi”. Fin qui il Magistrato Dirigente del Tribunale, Giovanni Guzzetta, del quale si accolgono di buon grado le precisazioni anche perché dal punto di vista del diritto non fanno una piega. Sul piano politico, però, è un altro paio di maniche.

Non si può non rilevare, infatti, come in Consiglio Grande e Generale, i corretti percorsi giudiziari sono un corollario fastidioso per chi ha precise mire politiche.

E’ risultato evidente proprio ieri mattina, laddove molti, dai banchi di opposizione, hanno dato attuazione esattamente a quanto Gabriele Gatti, già due mesi fa, pianificava con propri interlocutori, come rilevato ieri su queste pagine. Prevedendo, quindi, di fare “terra da ceci in Tribunale”.

Così se è vero che il comunicato del Tribunale è una precisazione più per i Consiglieri che per i media, è altrettanto vero che da subito si è notata ieri la messa in atto di quell’ostruzionismo che è stato evidenziato su queste pagine circa la presa d’atto della nomina dei giudici di appello. Non solo. E’ stato messo pure in discussione, guarda un po’, il bando di concorso. Lo ha fatto, tra gli altri, Ciavatta di Rete e, in maniera più esplicita di tutti -anche qui guarda un po’- il nipote di Gabriele Gatti, Marco Gatti che ha detto, contestando la fissazione all’ordine del giorno della a presa d’atto della nomina dei giudici:

“Tra le altre cose io ho anche molte perplessità di come è stato fatto tutto il bando di selezione – ha detto Marco Gatti – di chi è stato in commissione, ho letto e sarà da verificare anche questo se veramente chi è stato in commissione poi aveva dei rapporti anche abbastanza diretti con chi magari poi è stato selezionato. Cioè, ci sono delle cose che mi sembrano veramente gravi. Cioè se il tribunale è il primo che non si astiene di fronte a un palese conflitto di interessi, secondo me abbiamo un problema molto grave. E questa fretta, che mi dicono anche provenga da chi è ai vertici del tribunale, di arrivare alla definizione di questo punto, mi sembra quasi il voler cercare di chiudere la partita il prima possibile perché altrimenti possono sorgere dei problemi e questo sicuramente non aiuta il sistema della giustizia, non aiuta alla fine di questa legislatura, non aiuterà la prossima legislatura”.

Come dire: delle procedure amministrative corrette, delle migliaia di fascicoli arretrati, delle persone comuni che non ottengono giustizia e quando la ottengono è tardiva, dei procedimenti che attendono decisione definitiva da 13 anni, delle prescrizioni di casi anche gravi… di tutto questo ci interessa poco, tanto nella prossima legislatura comanderemo noi e nel tribunale, come dice Gatti senior, “si farà terra da ceci”.

Nel Consiglio di ieri è emerso molto chiaramente come le intenzioni siano quelle di mandarla a finire così, “senza armistizi”, minaccia Ciavatta.

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