San Marino. Per le famiglie dei defunti il dramma nel dramma. La testimonianza

 

Ad oggi nella Repubblica di San Marino il Coronavirus, spesso con la partecipazione di altre patologie, ha mietuto 34 vittime.

Anche qui, come nel caso degli ammalati raccontanto nei giorni scorsi, dietro ai freddi numeri ci sono storie di dolore e di dramma. Un dramma che viene acuito dai limiti imposti per evitare ulteriori contagi. Perché alla perdita di una persona cara si aggiunge l’impossibilità di poterla salutare sul letto di morte, di poterla vedere un’ultima volta nella camera ardente e di poterla piangere in una cerimonia funebre. E anche l’impossibilità di informare altri parenti e amici della scomparsa attraverso l’affissione delle epigrafi, visto che il servizio affissioni è stato sospeso in quanto ritenuto servizio non essenziale all’interno della Pubblica amministrazione.

Il profondo dolore e l’angoscia di questa terribile esperienza emergono con estrema forza nella testimonianza che una sammarinese ha lasciato su Facebook e che riportiamo con il suo consenso.

“Mia madre poche settimane fa è morta di Coronavirus, sola come un cane. A noi figli non ci hanno permesso nè di vederla per un’ultima volta, nè di poterla vestire alla camera ardente (ci hanno detto che neanche li potevamo andare), nè di partecipare al funerale.

Il necrologio funebre non si poteva affiggere per rispettare il Decreto sul Coronavirus. Ora, io capisco la quarantena e le restrizioni ma per una figlia è devastante non vedere più la mamma e non poterle dire addio.

Io, che quando l’hanno portata via dicevo «Coraggio mamma, dai che sei forte. Ti riporteremo a casa»… invece è stato l’ultimo giorno che l’ho vista. Quando l’hanno ricoverata non mi hanno permesso neanche di andare con lei in ospedale a causa di quello che stava accadendo.

Ora, già è uno strazio psicologico… Io non ero pronta a perdere la mia mamma in un modo così orribile. Avrei voluto almeno poter ricordare lei che non c’è più e mettere qualche necrologio. Mia madre la conoscevano tante persone e le volevano bene. Chi ha internet ha visto l’annuncio online ma chi non c’è l’ha o non lo sa usare non lo sapeva e c’è rimasto ancora più male.

Io credo che non si voglia dare neanche il minimo conforto a chi muore di Coronavirus. Molti per me sono talmente andati fuori di testa da pensare che chi muore di quello è come se morisse di peste, non è neanche da considerare e non va neanche ricordato. Questo, ho pensato io ed è come mi sento. Distrutta. A me manca terribilmente e non ho potuto nemmeno piangerla.

Nessuno capisce cosa si prova e lo sconforto che da tutta questa situazione finchè non gli tocca. C’è chi dice di affiggere i guariti. E a che scopo?Perchè i vivi sono più importanti dei morti? A chi ha scritto questo dico che avrei voluto vedere se fosse stata una moglie, una figlia o una sorella a morire se poi avesse avuto il coraggio di scrivere una cretinata del genere. Io certe cose non le posso sentire”. 

 

Dopo le polemiche sulla chiusura del servizio affissioni, ieri la Segreteria di Stato per gli Affari Interni, tramite il Segretario particolare Marianna Bucci, ha annunciato su Facebook che a breve le epigrafi torneranno ad essere affisse dato che “il servizio affissioni è stato riattivato già da qualche giorno in forma limitata”. 

Purtroppo non sarà così facile eliminare il resto delle limitazioni, con il virus che ancora è estremamente diffuso in tutto il territorio di San Marino e nel circondario.

 

 

Per questo come Libertas ci mettiamo a disposizione per chi volesse ricordare pubblicamente il proprio congiunto con un’immagine, un racconto, un saluto, un pensiero. Qualcosa per rendere giusta memoria a chi se ne è andato ed esternare allo stesso tempo il proprio dolore condividendolo con gli altri.

Scriveteci a info@libertas.sm.

 

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