San Marino. Proposta contro la libertà di stampa in un comunicato di Dim

A San Marino c’è una Consulta per l’informazione e c’è pure un Codice deontologico e c’è pure una autorità Garante  per l’informazione

La frase è stata fatta notare, ieri, dai giornalisti presenti alla conferenza stampa di Rete

Antonio Fabbri

 “L’informazione pubblica dovrà essere valutata nella propria obiettività da un comitato di cittadini”. La frase, che si commenta da sé, è contenuta in un comunicato a firma di “Domani in Movimento – Domani Motus Liberi – Rete Movimento Civico”.

Il tenore delle parole è tale che impone una riflessione anche perché fanno il paio, di fatto ufficializzandole, con le prese di posizione di qualche candidato retino che sostiene: “Sarà molto bello scrivere una seria legge sull’informazione, che premi la qualità e l’oggettività di quanto divulgato a mezzo stampa”. 

E seguono le affermazioni ancor più inquietanti di qualche sostenitore che apostrofa così il giornale che non gli piace: “Giornaletto ridicolo diretto da un burattino senza palle e soprattutto senza vergogna. Ma a livello legale non c’è modo di tappare la bocca a certi imbecilli?”

Ora, che in un comunicato ufficiale a firma congiunta e di coalizione, si proponga di istituire una sorta di tribunale del popolo che valuti se la stampa è conforme o meno al proprio criterio di obiettività, è quanto di più grave e inaccettabile si possa pensare, in evidente contrasto, tra l’altro, con la tutela dei diritti fondamentali. 

La frase è stata fatta notare, ieri, dai giornalisti presenti alla conferenza stampa di Rete, alla quale come da lista di proscrizione del movimento – altro segnale questo di grande sensibilità per la libertà di stampa – questo giornale non è stato invitato.

Chi teneva la conferenza stampa si è giustificato dicendo di non essere d’accordo con quella frase e di non averla neppure letta. Così anche altri, il che denota una certa superficialità su temi così importanti. Eppure, se contenuta in quel comunicato, qualcuno l’avrà pur pensata, elaborata e scritta. Ma tant’è…

Con una certa approssimazione si è poi detto che in Italia comunque “c’è un ordine e c’è un codice deontologico”.

Strano che a Rete non sappiano che anche a San Marino c’è una Consulta per l’informazione e c’è pure un Codice deontologico e c’è pure una autorità Garante per l’informazione, la cui composizione di nomina politica è già stata peraltro cassata dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa. Strano, perché fu proprio Rete, con una ingerenza politica evidente, a proporre modifiche del Codice deontologico che i giornalisti avevano elaborato e approvato e che il Consiglio Grande e Generale si era impegnato semplicemente ad adottare con decreto delegato, senza apportarvi emendamenti.

Stride, allora, che proprio chi invoca leggi e codici deontologici, si renda complice di chi, la legge che c’è, non la rispetta, e posizioni il proprio banner di pubblicità elettorale su un sito che opera al di fuori della legge vigente in materia di informazione ed editoria.

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