San Marino. Public Netco, intervista ad Andrea Zafferani

“Se verrà dato seguito all’odg, danni legali economici e non ci sarà la rete dello Stato”

L’ordine del giorno presentato dalla maggioranza e approvato in Consiglio la scorsa settimana, che cercava di bloccare il progetto di Public Netco per lo sviluppo della rete di telecomunicazioni pubblica in partnership con Zte, ha fin da subito fatto discutere la politica e ha messo in imbarazzo il governo che, adesso, dovrà evitare rischi enormi a livello legale e reputazionale e scongiurare, inoltre, incidenti diplomatici con la Cina.

Consigliere Zafferani, cosa è successo nella scorsa seduta sugli ordini del giorno della maggioranza sul tema di Public Netco? “Un pasticcio. La maggioranza attualmente è purtroppo nella fase distruttiva, in cui deve cercare di dire che il vecchio governo ha sbagliato tutto e che tutto quello che ha fatto va gettato nel cestino; per raggiungere questo obiettivo, non si rende conto che rischia di buttare a mare progetti infrastrutturali fondamentali per i quali lo Stato, tramite aziende pubbliche, ha preso impegni finanziari con operatori di livello mondiale, con rischi enormi a livello legale e reputazionale nel caso non venissero onorati. E inoltre, rischia di creare incidenti diplomatici significativi con paesi enormi come la Cina”.

Più nei dettagli? “Nella prima seduta consigliare dell’anno, la maggioranza ha presentato un odg che, per cercare di bloccare il progetto di Public Netco per lo sviluppo della rete di telecomunicazioni pubblica in partnership con Zte, sostanzialmente accusa le aziende cinesi di intercettare e trasmettere a governi stranieri i dati sensibili ed afferma che avere rapporti con aziende cinesi può alterare lo status neutrale della Repubblica di San Marino. Accortisi evidentemente della gravità di queste parole, e forse su pressione di qualche consigliere vicino agli ambienti cinesi, nell’ultima seduta consiliare hanno presentato la seconda versione del testo: hanno eliminato riferimenti diretti alle aziende cinesi ed al rischio di neutralità ed accusato la sola Zte di creare “un fondato rischio di sicurezza nazionale circa le possibilità di captazione dei dati su apparati di telecomunicazione”, un rimedio maldestro dato che Zte è notoriamente una azienda vicina al governo cinese. Comunque, siccome per modificare gli odg presentati ci vuole l’unanimità, l’opposizione si è opposta alla modifica perché la maggioranza doveva prendersi la responsabilità piena di quello che aveva scritto oppure (come logica avrebbe voluto) ritirare l’odg e ripresentarlo con un testo decente: la voglia di distruggere però era troppo forte e quindi hanno posto in votazione (e purtroppo approvato) la prima versione del testo (col voto contrario del consigliere Gianfranco Terenzi).”

La maggioranza ha parlato di rischi per la sicurezza dei dati legati al 5G “Si, citando la relazione del Copasir, organismo di un altro Paese, a cui tra l’altro non sono seguite azioni da parte del Governo italiano. Si tratta, tra l’altro, di un accostamento inutile. La rete che Public Netco vuole sviluppare con Zte è, infatti, una rete 4G di ultima generazione, pronta per l’evoluzione verso il 5G ma non ancora 5G, perché la priorità è avere una buona copertura di rete sulla tecnologia oggi utilizzata dalla quasi totalità dei dispositivi mobili in commercio: tutto questo per risolvere il problema delle continue cadute di linea. Quindi continuare a parlare di 5G per la rete dello Stato, allo stato attuale, significa voler gettare fumo negli occhi ai cittadini. Tra l’altro i rischi sulla diffusione dei dati ci sarebbero con qualunque fornitore di tecnologia di rete, allo stesso modo, non solo con quelli cinesi, quindi il livello di attenzione in tal senso deve essere alto a prescindere dalla “nazionalità” degli apparati. Sa la maggioranza, ad esempio, che tutte le comunicazioni di San Marino, persino quelle del Governo, transitano sui server dell’unico operatore oggi presente, che sono, in massima parte, posizionati in Italia? Non è forse questo un rischio importante per la sicurezza dei nostri dati? Perché in questo caso la maggioranza non mostra alcuna preoccupazione? Infine, sul 5G a San Marino sta, fino ad ora, investendo Tim, a spese proprie. E di questo li ringrazio, perché si tratta di una azienda importante che ha creduto e continua a credere a San Marino. L’odg, per fortuna, non tocca i loro investimenti.”

Quindi ora che succede? “Se il Governo darà seguito tassativamente all’ordine del giorno approvato, che nel dispositivo prevede di “richiedere ad AASS, in qualità di azionista unico, di sospendere in via cautelativa qualsiasi trasferimento economico verso Public NetCo s.p.a. in attesa di approfondimenti”, succedono 3 cose:

1. si impedisce Public NetCo e quindi ad Aass (che di NetCo è socia al 100%) di onorare le fatture nei confronti di Zte per il pagamento degli apparati di rete che sono stati già consegnati e sono già nei magazzini dell’Aass stessa, con evidentissimi danni di immagine e legali;

2. si fanno buttare via soldi alla NetCo, e quindi all’Aass, che ha appunto già acquistato ed in parte pagato parte degli apparati e che si ritroverebbe a non poterli utilizzare;

3. e, cosa in assoluto più importante, si blocca la creazione della rete dello Stato, che ci consentirebbe di avere una rete capace di non fare più cadere la linea quando ci spostiamo e di avere a San Marino nuovi operatori come WindTre e Vodafone, ed i loro rispettivi operatori virtuali, che oggi non prendono in territorio. Quindi si buttano via soldi già spesi, si rischiano cause legali e danni di immagine e si impedisce di avere finalmente i telefonini che prendono, nuovi operatori e nuovi servizi. Il Segretario Beccari, nel suo intervento, ha avuto un atteggiamento più prudente della sua maggioranza, spero quindi abbia la forza e il coraggio di riportare un po’ di senno nei suoi colleghi.

Che caratteristiche ha il progetto che era stato pensato? “Il progetto prevede che venga realizzata una rete dello Stato con una quantità di siti sufficiente a servire bene tutto il territorio (dando anche la possibilità a Tim di implementare la sua rete su alcuni di quegli stessi siti, per migliorare anche la propria copertura) e che tale rete venga messa a disposizione degli operatori oggi non presenti in territorio, come appunto WindTre, Vodafone ed altri, ovviamente dietro pagamento di un canone di affitto significativo, che consenta il rientro degli investimenti in tempi brevi garantendo poi un guadagno a Netco e quindi ad Aass. Potremo quindi non avere più cadute di linea telefonica ed avere finalmente la possibilità di scelta fra più operatori. Il tutto, tra l’altro, avendo la “core network” (che potremmo definire il “cervellone” del sistema) posizionato finalmente a San Marino e non in Italia, migliorando quindi controllo e sicurezza. Public Netco ora ha bisogno di trasferimenti di denaro dall’Aass per realizzare la rete mobile e fissa (per un totale di circa 7 milioni, il resto della spesa è per i “managed services” forniti da Zte) ma appena l’avrà a disposizione godrà di flussi di entrate dagli operatori che la utilizzeranno, a regime nell’ordine di circa 1,5-2 milioni all’anno, che riverserà in gran parte all’Aass: è una società che sarà finanziariamente autonoma e garantirà entrate, non spese, non appena avrà la rete utilizzabile. I conteggi sono ben definiti in un business plan che è stato dettagliatamente illustrato alla Commissione Finanze nella seduta dell’8 aprile 2019. Ecco perché bloccare la realizzazione dell’infrastruttura è quanto di più assurdo si possa fare, anche dal punto di vista economico.”

È vero che si rischia di buttare via soldi senza ritorno? “È assolutamente vero il contrario, proprio alla luce dei dati che dicevo sopra. Un primario operatore italiano ha già concluso un accordo con Public Netco per utilizzare la rete e aspetta solo la concessione dal Congresso di Stato; un altro sta trattando un accordo su analoghe basi. L’interesse degli operatori italiani a usare la nostra rete è fortissimo, quindi il ritorno è assolutamente certo. Curioso, peraltro, che non si facciano gli stessi ragionamenti sulla rete in fibra ottica, che ha finora richiesto investimenti molto superiori a quelli preventivabili per la rete mobile (più del doppio della spesa) e che non ha al momento alcun primario operatore interessato ad utilizzarla, a differenza della rete mobile. Come mai questa spasmodica attenzione al rapporto costi/benefici avviene solo in un caso e non in entrambi?”

La maggioranza denuncia che son state prese decisioni senza la presenza di loro rappresentanti nel Cda di Public Netco “La maggioranza dimentica che il Decreto 146/2018, che ha istituito Public Netco, prevedeva tempi precisi per le designazioni dei membri del Cda da parte delle forze politiche. Aass ha richiesto ai gruppi consigliari le indicazioni nei tempi previsti dal Decreto: la ex maggioranza di Adesso.sm ha rispettato quei termini, l’ex opposizione (ora maggioranza) ha indicato i propri membri molti giorni dopo il termine: se i loro rappresentanti non erano quindi presenti nel primo Cda di Public Netco, possono prendersela solo con le loro lentezze.”

Perché non si è fatto un bando per la scelta del fornitore? “Proprio perché non si voleva un semplice rapporto di fornitura, ma una partnership con uno dei “big 4” mondiali a livello di apparati di rete, dove anche l’azienda investisse denari propri. Con Zte si è trovata questa disponibilità. La partnership con Zte per realizzare la rete, se portata avanti, ci consentirebbe infatti di avere realizzato e pagato a spese della stessa Zte un Training Center per la formazione di tecnici nel settore telecomunicazioni (oggi sostanzialmente assenti in territorio), in modo da essere autonomi nella gestione in pochi anni, ed un Innovation Center per la realizzazione di progetti innovativi da concordare assieme. Oltre ad un aiuto finanziario allo Stato per Expo 2020. Il tutto avendo a disposizione gli apparati ed il supporto tecnico di uno dei “big player” a livello mondiale sulla tecnologia per le telecomunicazioni. 

 

 

 

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