San Marino. Re nero: condanna definitiva per l’ex presidente di Asset, Ercolani. Antonio Fabbri

Ha retto davanti alla Cassazione l’accusa di riciclaggio transnazionale. Annullata parzialmente la condanna nei confronti dell’ex direttore Tabarrini

Diddi: “Consiglierò al mio assistito di costituirsi ma porterò il caso alla CEDU”

ANTONIO FABBRI – Ha evidentemente retto anche al vaglio della Cassazione l’impianto della sentenza di primo grado sul caso Re Nero, quanto meno per il principale imputato. E’ stata infatti confermata venerdì scorso, davanti alla suprema corte, la condanna a carico dell’Ex presidente di Asset Banca, Stefano Ercolani. Una condanna a 6 anni, 5 mesi e 10 giorni di reclusione e ad una multa di 5.066 euro, così era stata ridimensionata in appello dopo la sentenza di primo grado, condanna che dunque diventa definitiva per il reato di riciclaggio transnazionale e per le violazioni legate all’esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio.

La Seconda Sezione penale di Piazza Cavour ha invece annullato parzialmente con rinvio alla Corte di appello di Bologna, la condanna a carico di Barbara Tabarrini, ex Direttore di Asset Banca alla quale erano contestate le stesse accuse del presidente. Un annullamento nei suoi confronti che riguarda il “Capo n”, ovvero quello relativo al riciclaggio. In quella sede si riapre ora, dunque, la discussione per quel capo relativamente all’ex direttore che in appello aveva visto la condanna a suo carico ridimensionata a 5 anni e 3.600 euro di multa. Gli ex vertici di Asset erano difesi davanti alla Cassazione dagli avvocati Alessandro Diddi e Luca Sirotti.

La lettura del dispositivo nella tarda serata di venerdì da parte della Corte di Cassazione, a parte la conferma per Ercolani, ha visto altri annullamenti con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Bologna. Tra questi quello di Corrado Albini, ex consigliere di Asset che in primo grado era stato condannato a 6 anni e 4 mesi di reclusione. In appello la difesa era stata assunta dall’avvocato Moreno Maresi e la condanna ridotta a 2 anni e 4 mesi, mentre in Cassazione è stata annullata con rinvio.

Annullamento con rinvio anche per Valerio Abbondanza, socio fondatore di Banca di credito e risparmio di Romagna e socio anche di Asset.

La vicenda torna in appello anche per i dipendenti di Asset Alessandro Cervesato e Daniele Santarossa (che avevano visto in secondo grado rispettivamente condanne a un anno e quattro mesi e 5600 euro di multa e un anno e sei mesi e 5800 euro di multa) le cui posizioni dovranno quindi essere ridiscusse e riviste in Appello.

Viene confermata invece, visto il rigetto da parte della Corte, la condanna di appello a 2 anni di reclusione e a 6.400 euro di multa per Cristian Cicchetti. Questi era il dipendente che aveva prelevato denaro in Italia per poi depositarlo in Asset ed era stato pedinato e fermato, il 30 ottobre del 2007, dalla squadra mobile che stava indagando sul caso Re Nero.

Vista la conferma di condanna per Ercolani, pare dunque avere retto l’aggravante della transnazionalità del riciclaggio, il nodo attorno al quale ruotava anche la possibile prescrizione del reato laddove l’aggravane fosse decaduta. Occorrerà tuttavia attendere le motivazioni per avere il quadro completo delle decisioni della Corte, sia relativamente all’imputazione di riciclaggio, il cui impianto ha retto ai tre vagli di giudizio, sia relativamente agli altri profili di esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio.

A pesare sulla conferma dell’impianto accusatorio e della condanna, sono stati gli episodi di raccolta abusiva del credito e soprattutto il riciclaggio transnazionale accertato nella vicenda cosiddetta delle “pere”. Così venivano chiamati i soldi nelle conversazioni intercettate. Si tratta di un caso di riciclaggio di 200.000 euro del legale rappresentante della Tubozeta Srl, Gianfranco Cappelli, ritenuti frutto di reati fiscali e appropriazione indebita. Quei soldi vennero raccolti e portati in Asset Banca da Tristano Zannelli, già socio di Bcrr e membro del Cda di quell’istituto di credito. Zannelli ha a suo tempo patteggiato una pena a due anni di reclusione. Ed è proprio lui a definire “pere” i soldi versati sul Monte, nell’episodio di Cappelli. Si legge nella trascrizione di una intercetta[1]zione: “Tristano Zanelli: Ascolta, invece al Monte … di, di, di, di… pere quante ne hai portate su fino adesso? (…) Gianfranco Cappelli: Mmh… duecento!” La condanna per Ercolani, a questo punto, è definitiva. Per lui, quindi, vista l’entità della pena, si prospetta la reclusione in Italia. Alessandro Diddi, il suo avvocato, ha dichiarato a San Marino Rtv: “Consiglierò al mio assistito di costituirsi ma porterò il caso alla CEDU”. Per gli altri, invece, la partita è ancor aperta con il rinvio in appello.

Non c’è dubbio, tuttavia, che la vicenda di Re Nero, così come quando iniziò, avrà delle ripercussioni sul piano politico anche ora che l’impianto dell’accusa ha trovato conferma definitiva, anche se nel corso dei tre gradi di giudizio la con[1]testazione è stata ridimensionata rispetto alle prospettazioni accusatorie iniziali.

Resta da capire anche, e lo si vedrà nelle motivazioni, quale sia stata la decisione circa la responsabilità dei soggetti giuridici, le banche insomma, coinvolte nella vicenda perché ritenute dalle ricostruzioni dell’accusa il mezzo attraverso il quale potevano essere posti in essere i reati contestati di riciclaggio, appunto, e di raccolta abusiva del risparmio.

 

Articolo tratto da L’informazione di San Marino, pubblicato integralmente dopo le 20

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