San Marino. Rete sull’introduzione del terzo grado di giudizio: “Assicurato un migliore procedimento penale a tutti i cittadini”

“L’opposizione ha già emesso la sentenza: gli indagati del ‘Conto Mazzini’ saranno salvati”. 

A prendersela con le forze politiche di minoranza è Rete, che in un comunicato dice che queste “oggi si scagliano contro le modifiche al Codice di Procedura Penale, in particolare sull’introduzione del terzo grado di giudizio“.

Modifiche che “sono state sostenute dai tecnici e dagli attori del sistema giudiziario sammarinese, che hanno lavorato il nuovo testo di legge per assicurare finalmente un migliore procedimento penale a tutti cittadini“. Procedura che “manifesta lacune da molti anni, rilevate anche dagli organismi internazionali, a cui serviva mettere mano per evitare il rischio, da parte del nostro paese, di incorrere in pesanti sanzioni, conseguenti a violazioni alle normative internazionali sul giusto processo”.

La posizione espressa dall’opposizione, con i soliti toni irosi e minacciosi, non tratta quindi di giustizia, quanto semmai di giustizialismo – manda a dire il movimento di governo -. Non è accettabile affermare che si vogliano vincolare le riforme ai tempi e alle risultanze di un singolo processo, piuttosto che alle necessità di garanzia per un giusto processo.

E ancora: “Ci si domanda perché il terzo grado di giudizio dovrebbe automaticamente significare l’assoluzione degli imputati? Il terzo grado di giudizio, non sarà un terzo grado tout court, ovvero possibile in ogni circostanza, ma solo in un alveo ridotto di casi straordinari, per accadimenti significativi nella vita processuale. Ciò significa, indipendentemente dal risultato finale, rendere tutti i processi più corretti dal punto di vista tecnico e colmare il vulnus per una sana gestione della giustizia. Secondo l’opposizione, il legislatore dovrebbe invece verificare quali procedimenti siano in atto e valutare quali conseguenze potrebbero avere le riforme sui procedimenti in essere, non calcolando come sia impossibile definire ex ante i tempi procedurali dei processi, e come questo sia del tutto impraticabile e, soprattutto, assolutamente illegittimo”.

Anche Rete dichiara di aver “sempre sostenuto una conclusione celere del processo ‘Conto Mazzini’, con la consapevolezza che quanto scoperchiato dalla Commissione di Inchiesta Fincapital fosse solo la punta dell’iceberg di un sistema estremamente malato”.

Sempre Rete ricorda all’opposizione che “è proprio durante il governo di Adesso.sm, semmai, che il cosiddetto ‘Conto Mazzini’ subì rallentamenti: dopo anni di indagini e un lungo primo grado, le motivazioni della sentenza di primo grado arrivarono a giugno 2018 a un anno esatto dalla emissione della sentenza stessa; il giudice Caprioli ebbe in carico il fascicolo a febbraio 2019 e, a conclusione del dibattimento nell’ultima udienza, manifestò la possibilità di richiedere una proroga, prevista già dalla procedura, alla luce della complessità del maxi-processo e dell’enorme mole documentale da vagliare e, ad oggi, siamo ancora in attesa di sentenza”.

La giustizia deve fare il suo corso, non spetta di certo alla politica incidere sul Tribunale, inteso come funzione giurisdizionale, soprattutto ora che, dopo anni di inefficienze, attraverso la riforma del nuovo ordinamento giudiziario, si sono fissati dei criteri per una giustizia più equa e trasparente per tutti i cittadini e non ad uso e consumo della politica di turno – chiosa Rete -. Che l’opposizione si faccia avvocato, giudice e giustiziere non è novità viste le azioni portate avanti sul Tribunale durante la passata legislatura, ma non si può pensare di fare pressioni sul Tribunale per concludere un procedimento o strumentalizzare la realtà per un mero scopo politico, o forse per la paura di non poter avere più quell’ascendente sul controllo del Tribunale tanto caro ad Adesso.sm”.

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