San Marino ricordato da Roberto Galullo per quella loggia ‘scoperta’ da Luigi De Magistris, Why Not

Roberto Galullo di IlSole24Ore: De Magistris, Genchi, Scarpinato, Di Matteo, Lari, Cafiero De Raho, Renzi, de Bortoli e “le” massonerie.

(…) Un collega calabrese mi mise in contatto con De Magistris, che la prima volta mi diede appuntamento in un giardino pubblico di Catanzaro. Di vederci nel suo ufficio non ne voleva proprio sapere.

Quando ci incontrammo, convenevoli e presentazioni a parte, come prima cosa gli chiesi perché stavamo seduti, come due anziani, sulla panchina di un parco lontano dalla Procura. La sua risposta fu fulminea e fulminante: «In Procura i massoni ce l’ho sopra, sotto, a destra e a sinistra. Anche le mura degli uffici sono iscritte a una loggia».
Capii subito, dunque, che la sua indagine non sarebbe andata avanti di un millimetro. Leggendo gli atti, altrettanto chiaramente, capii che aveva fotografato un mondo marcio. Peccato che la sua non potesse essere una fotografia giudiziariamente provabile fino alle estreme conseguenze. Ogni singola pagina di quell’indagine provocava un voltastomaco etico e morale a chiunque facesse del rigore, dell’onesta e della legalità (come chi vi scrive) la propria ragione di vita. Una fotografia perfetta dell’Italia (a partire dal suo ombelico putrefatto, vale a dire la Calabria) corrotta e corruttrice
(…)

Ora, al netto del fatto che la cabina di regia individuata da De Magistris aveva una filiale (o sede principale?) a San Marino e che il suo impianto investigativo non resse alla prova dei fatti (la violazione della cosiddetta legge Anselmi crollò rapidamente, forse troppo rapidamente), è proprio nelle successive dichiarazioni rese dall’attuale sindaco di Napoli ai suoi ex colleghi di Salerno (nel 2008 la Procura campana ordinò il sequestro dei vari fascicoli in mano a De Magistris ipotizzando complotti di varia natura) che ritornano e vanno quindi riscoperti e ritrovati i motivi della resistenza alla sentenza che in primo grado lo ha condannato a un anno e tre mesi per abuso d’ufficio insieme al suo sodale Gioacchino Genchi, mister “banca dati”. (…)

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