San Marino. Segretari di Stato sotto processo, Antonio Fabbri

Segretari di Stato sotto processo, fissata anche l’udienza per il “blitz” in Carisp

Il Segretario agli Interni Elena Tonnini a processo il 6 maggio per la diffamazione nei confronti di Andrea Rosa membro del Cda di Carisp. Sempre il 17 aprile il processo per Roberto Ciavatta ed Emanuele Santi per i fatti del maggio 2018 in Cassa di Risparmio

Due Segretari di Stato e un Consigliere finiranno sotto processo, salvo rinvii, tra aprile e maggio.

Il processo a carico del Segretario alla Sanità Il 17 aprile prossimo, oltre alla prima udienza per le ingiurie via facebook di Roberto Ciavatta nei confronti dell’allora consigliere di Ssd Stefano Spadoni, di cui si è dato conto ieri su queste pagine, è fissato anche il processo per il cosiddetto “blitz” in Cassa di Risparmio. Assieme al Segretario alla Sanità Ciavatta, per quella vicenda, sarà processato anche il Consigliere Emanuele Santi, all’epoca esponente di Mdsi e poi confluito nel Movimento Rete di cui oggi è consigliere.

La vicenda è quella che fece molto scalpore nel maggio del 2018. Sono cinque i capi di imputazione per i quali, a vario titolo, devono rispondere i due imputati. Ciavatta e Santi devono rispondere, assieme, delle accuse di diffamazione semplice e di violenza privata. Al solo Ciavatta sono invece contestate anche le accuse di minaccia, diffamazione a mezzo facebook e istigazione a delinquere. I fatti di cui dovranno rispondere in udienza i due esponenti politici, contestazione che gli interessati rigettano sono tutti legati a quanto accaduto il 30 maggio 2018.

Quanto alla diffamazione semplice per le offese nei confronti del Presidente, dei membri del Consiglio Amministrazione e del Direttore Generale della Cassa di Risparmio Ciavatta e Santi, secondo le ricostruzioni dell’accusa, avevano preso a maleparole sia il Presidente, sia il Cda pronunciando frasi del tenore eloquente: “Siete dei coglioni e avete rotto il cazzo”, riferendosi ai membri del Cda; e al Presidente: “hai rotto il cazzo, tu sei il cancro di questa banca, tornatene a Bologna, perché tu sei qua solo perché nominato dalla politica, ma non sai fare un cazzo”. Oltre ad altre diverse frasi offensive. Al Segretario Ciavatta viene contestato anche di aver minacciato l’allora Presidente di Carisp Fabio Zanotti, alla presenza del Direttore Generale Dario Mancini e di Emanuele Santi, con la frase: “io non vado più per le vie legali, ma ti aspetto qua sotto”. Ancora, sempre a Roberto Ciavatta, è contesta anche la diffamazione attraverso facebook. Questo perché, la sera dell’increscioso episodio, scriveva sul social network: “in cassa i fascisti danno il mandato al loro uomo di merda di denunciare ancora una volta la Tonnini? Il dialogo non lo si vuole, forse gli idioti non capiscono che dopo la mancanza di dialogo con noi c’è solo il confronto con il manganello. Andate a fanculo tutti, il buonismo è la premessa del lassismo che conduce al fascismo!”. L’accusa è quella di avere offeso con questo post i membri del Cda di Carisp.

C’è infine per entrambi – Ciavatta e Santi – l’accusa di violenza privata, perché con la loro aggressione verbale, secondo il rinvio a giudizio, “con insulti e accuse inerenti la gestione della banca e la determinazione del Consiglio di Amministrazione di accordare “tutela legale” (ossia di sostenere le spese per l’assistenza difensiva di un membro del Consiglio di Amministrazione che aveva querelato il Consigliere Elena Tonnini perché “diffamato” da quest’ultima) ad Andrea Rosa, provocavano in quest’ultimo timore e preoccupazione, inducendolo a non avvalersi della “tutela legale”, già deliberata dal Consiglio di Amministrazione”. Per l’accusa i due “inducevano Andrea Rosa, al fine di porre termine all’aggressione in atto, ad offrire loro l’impegno a rinunciare alla “tutela legale”. La “decisione” assunta da Andrea Rosa era immediatamente verbalizzata dal Consiglio di Amministrazione e diffusa tramite un comunicato stampa, così come “concordato” tra lo stesso Rosa, Ciavatta e Santi”.

C’è poi l’istigazione a delinquere contestata a Ciavatta perché nel post su fecebook aveva indicato “che la violenza (letteralmente: il «confronto col manganello»), era l’unico strumento idoneo a costringere al “dialogo” gli «idioti che non capiscono», ossia coloro che avevano assunto iniziative volte a «denunciare ancora una volta la Tonnini”, in questo incontrando, secondo l’accusa, l’avallo alle azioni violente da parte di altri utenti. Di questo, quindi dovranno rispondere davanti al giudice Roberto Battaglino.

Processo a carico del Segretario agli Interni E’ stato fissato anche il processo a carico del Segretario agli Interni, Elena Tonnini. La data della prima udienza nella quale dovrà comparire davanti al giudice Roberto Battaglino, è fissata per il 6 maggio. La vicenda è l’antefatto del cosiddetto “blitz” in Carisp. Il Segretario Tonnini, all’epoca, il 15 maggio 2018 consigliere di opposizione del movimento Rete, in una serata pubblica aveva additato, citando in maniera errata la famigerata ordinanza, il membro del Cda di Cassa Andrea Rosa di essere stato “messo a collaborare insieme alla cricca proveniente da Monte dei Paschi di Siena, cricca che, oggi lo sappiamo con certezza, ha eseguito un blitz per affossare il bilancio di Cassa di Risparmio e poi dimettersi su indicazione di Confuorti”, veniva additato come presente “in una chat di persone in contatto con Confuorti, ma non è detto che ci parlasse direttamente” sostenendo poi come fosse comunque grave il ruolo di Andrea Rosa “nell’approvazione di un bilancio in perdita, bilancio voluto da Confuorti che l’ha confezionato grazie ai membri del Cda di Cassa (quelli di Monte Paschi)”.

In sostanza a Rosa venne attribuito falsamente il ruolo di “pedina” nelle mani di Confuorti. Contestata anche la diffamazione per il video della serata pubblicato sul sito di rete e su Youtube. Per la vicenda venne emesso a maggio 2018 decreto penale di condanna. Provvedimento che è stato impugnato ed ha fatto così scattare il rinvio a giudizio e la fissazione del processo.

 

 

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